Con l’arrivo della seconda ondata della pandemia di coronavirus in Europa e nell’America settentrionale, sono sempre di più i Paesi che hanno rispolverato la strategia del lockdown utilizzata nella scorsa primavera per fronteggiare la diffusione del patogeno. Oltre all’Italia, alla Spagna ed alla Francia, infatti, adesso anche la Repubblica d’Irlanda e il Galles, come riportato dalla testata francese Le Monde, hanno aumentato le restrizioni imposte alla popolazione, nella speranza di frenare la salita del numero dei contagi. Tuttavia, nonostante le imponenti misure messe in campo dai governi e il potenziamento – più o meno diffuso – dei sistemi sanitari ancora non sembra essere sufficiente.

Nelle ultime settimane, infatti, col graduale aumento dei contagi anche le terapie intensive hanno ripreso a riempirsi, evidenziando una lacuna che era già stata messa tristemente in evidenza la scorsa primavera. In Francia, per esempio, già la scora settimana la situazione si era rivelata drammatica, con Parigi che aveva già visto riempirsi oltre il 90% dei letti di terapia intensiva nonostante il lockdown notturno attuato nella capitale. E come lei, anche le regioni settentrionali del Paese e città come Montpellier, Lione e Marsiglia rischiano a breve di incorrere nella stessa problematica.

Se si prendono in mano i dati attuali dell’Europa emerge infatti un dato particolarmente allarmante: gli 8mila decessi registrati negli ultimi sette giorni superano quelli messi agli atti alla metà dello scorso maggio, quando eravamo ancora in piena emergenza sanitaria e iniziavamo giusto a vedere una fievole luce in fondo al tunnel. E nonostante in questa tornata l’Italia paia almeno per il momento aver limitato i danni, lo stesso non si può però dire degli altri Paesi che si sono trovati nella stessa – se non peggiore – situazione di inizio 2020.

Tornando all’Irlanda e come riportato da Open, il lockdown che è stato deciso dal governo guidato da Michael Martin ricorda in modo molto marcato quello attuato nella scorsa primavera. Bar e ristoranti chiusi – con la possibilità di effettuare solo servizio da asporto – e spostamenti limitati alle attività essenziali e lavorative. “Chiediamo a tutti nel paese di stare a casa“: queste sono state le testuali parole di Martin, a vago ricordo delle formule utilizzate anche nel nostro Paese dal presidente del consiglio dei ministri Giuseppe Conte.

Anche la Slovenia, dai prossimi giorni, ha deciso di introdurre il coprifuoco notturno valevole dalle 21:00 alle 6:00 del giorno successivo, per un periodo inizialmente stimato di due settimane. Una misura simile a quella pensata nel nostro Paese dalla Lombardia e che presto potrebbe vedersi riprodotta anche in altre regioni italiane. A pesare per Lubiana, questa volta, è stato uno scoppio dei contagi che, differentemente a quanto accaduto nella scorsa primavera, non è stato adeguatamente circoscritto.

Uscendo invece dall’Europa, un altro Paese che nelle ultime settimane ha registrato un rapido aumento dei casi è stato il Canada, che sino ad adesso era riuscito a comportarsi meglio rispetto ai vicini Stati Uniti. Anche in questo caso, il superamento di quota 200mila contagiati ha spinto il governo di Ottawa a introdurre una nuova serie di restrizioni volte a scoraggiare lo spostamento delle persone e contenere in questo modo il propagarsi della pandemia di coronavirus. In uno scenario che, purtroppo, non sembra però volgersi per il meglio nemmeno per il Paese nordamericano.

In buona sostanza, dunque, nonostante le premesse e nonostante fossero conosciuti i rischi di una seconda ondata quasi tutti i paesi del mondo occidentale non sono stati in grado di prepararsi al meglio alle criticità che avrebbe riservato anche il finire del 2020. Dimostrando infatti di aver ben poco imparato dalle passate pandemia della storia, il mancato potenziamento – o comunque avvenuto in misura insufficiente – del sistema sanitario e l’aver allentato in modo troppo netto le restrizioni nel periodo estivo si sono rivelate essere delle scelte scellerate. A causa di ciò, ancora una volta la “soluzione” al problema è stata trovata nella strategia del lockdown che, di per sé, risulta essere una dichiarazione di fallimento e di mancanza di strumenti necessari per affrontare l’avversario. E soprattutto, espone la popolazione mondiale a una serie di conseguenze economiche che potrebbero rivelarsi ancora più dolorose negli anni a venire e con le quali dovremo abituarci purtroppo a convivere.

 

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