Franco Battiato è stato interprete di un’arte in grado di fondere la ricerca costante dell’innovazione in campo musicale, l’estetica dei testi delle canzoni a una profonda riflessione filosofico-spirituale.

Ascoltare Battiato significa incamminarsi nella lettura immersiva di mondi complessi, nella profonda ricerca di se stessi. Nel libro-intervista di Franco Pulcini, Franco Battiato. Tecnica Mista su Tappeto, uscito nel 1992, il cantautore siciliano recentemente scomparso sottolineò che “si è delineata perfettamente, per la mia attività, una figura particolare di ascoltatore: si tratta di persone che ricercano qualcosa, che hanno esigenze spirituali. Una lettera su cento mi richiede semplicemente un autografo. Tutte le altre contengono argomentazioni e interrogativi, spesso molto interessanti, riguardanti il misticismo, la ricerca spirituale, la religiosità”. Battiato guida alla scoperta di mondi eterogenei, di nuovi frattali, di profondità culturali, di sinergie profonde tra popoli.

Non si può capire un viaggio se non si parte dal principio, che per Battiato e la sua poetica è la sua terra natale, la Sicilia. Terra per sua stessa natura votata a ergersi a piattaforma d’incontro tra popoli, storie, culture. La Sicilia, al tempo stesso, araba, normanna e popolare, italiana e mediterranea, limes tra Europa, Africa, Oriente. Battiato parte dalla Sicilia per condurci in terre lontane e in luoghi iconici. Il Café de la Paix e la Prospettiva Nevskij, Venezia Istanbul nella nostra Europa, il confine tra Afghanistan e Iran attraversato dai profughi afghani che con “ira funesta” lasciavano il loro Paese conteso nella guerra scatenata dall’invasione sovietica, nella città tunisina di Tozeur, nelle sabbie dei deserti arabi e in altri mille luoghi remoti, base di partenza per il vero viaggio, di matrice sapienziale, culturale e introspettiva.

Non si può capire Battiato se non si comprende la profondità degli influssi che su di lui hanno avuto la cultura del sufismo islamico, pensatori gnostici o esoterici come Gurdjeff e Guenon, un profondo sincretismo culturale che lo ha portato a un forte afflato di simpatia e a acquisire grandi influenze dalla cultura e dalla civiltà araba, dal cristianesimo delle origini, dal buddhismo. Battiato canta al tempo stesso Atlantide Agarthi, il mitico luogo al centro della terra dove vivrebbe Il Re del Mondo degli scritti di Guenon che dà il nome a una sua omonima canzone; L’Imboscata, uno degli album scritti in collaborazione con il filosofo Manlio Sgalambro, riporta in copertina un dipinto di Antoine-Jean Gros, raffigurante Napoleone Bonaparte mentre arringa l’esercito prima della battaglia delle piramidi.

Il brano Prospettiva Nevski si chiude con la frase “E il mio maestro mi insegnò com’è difficile trovare l’alba dentro l’imbrunire”, a richiamare sia il sempre meno vago accenno, nel corso della carriera del Maestro, al sostegno di Battiato alle tesi sulla possibilità di una reincarnazione dopo la morte sia l’idea di un percorso, culturale, umano e di vita, non focalizzato sul costante inseguimento della ciclicità, ma sulla contaminazione e la costante ricerca di diverse prospettive. L’alba di una vita può essere anche il suo imbrunire? “La vita non finisce. È come il sogno. La nascita è come il risveglio Finché non saremo liberi. Torneremo ancora. Ancora e ancora”, risponde a se stesso Battiato, enigmatico, profondo e colto nel suo ultimo inedito, Torneremo ancora, che dà il nome all’omonimo album studio realizzato con la Royal Philharmonic Orchestra di Londra e uscito nel 2019.

Il lungo viaggio partito dalla Sicilia, che ha condotto un giovane artista nato sperimentatore a coniugare modernità e tradizione, ethos popolare e cultura dotta, canzone e filosofia, non finirà con la morte di Battiato, che priva l’Italia di un uomo di profonda sensibilità. Un uomo che ha invitato col suo lavoro di ricerca e con i ritmi dei suoi testi a cercare su più dimensioni del tempo e dello spazio il Centro di gravità permanente di ognuno di noi. Posto all’intersezione tra varie epoche storiche, lontano nel tempo, nello spazio e nell’identificazione materiale. Comprensibile attraverso la lettura analogica e il sincretismo: in Arabian Song, Battiato canta nella lingua dei sufi per parlare, indirettamente, della Sicilia. In Segunda Feira il Maestro parla in portoghese delle Maldive, di Macao e di Singapore, proiettando fuori dai suoi confini il Mediterraneo. In sostanza, Battiato è l’artista della scoperta, dell’incontro, del confronto. Dal suo lavoro traspare la versione contemporanea di una spiritualità “di tipo goethiano”. Un misto di Oriente e Occidente fondato sul’apertura a una vita a più dimensioni (materiale e soprattutto immateriale), in cui la cripticità dei testi di Battiato altro non è che un volano per un’ulteriore spinta all’approfondimento e alla ricerca culturale. “Non credo che basti il messaggio se non è supportato dal fascino di questo mistero”, disse compiaciuto il Maestro in un’intervista alla Rai di quasi trent’anni fa.

Il mistero è garanzia di autenticità e profondità, e Battiato ispira e continuerà a ispirare i viaggi umani e spirituali alla scoperta di mondi reali e onirici. A unire popoli e culture, tradizioni e civiltà. Come fatto a tre anni di distanza, tra il 1989 e il 1992, con due concerti cruciali per la sua esperienza: dapprima quello in Vaticano, in cui fu voluto direttamente da Giovanni Paolo II, e in seguito quello andato in scena a Baghdad, condotto assieme all’orchestra nazionale irachena nel 1992. Per un paio d’ore, nella capitale ancora governata da Saddam Hussein, a un anno dalla guerra del Golfo, l’Iraq dimenticò l’isolamento internazionale, le ristrettezze del presente, le imposizoni della geopolitica mediorientale. Dall’esordio del concerto battezzato dalle liturgiche note in italiano prima e arabo poi de “L’Ombra della Luce” alla conclusione – mescolata nell’incanto della poetica di “Fogh in Nakhal” – Battiato cantò per celebrare lo splendore di un’indimenticata Terra dei Fiumi, una Mesopotamia crocevia di storia e civiltà. Un punto di convergenza, di complessità, di coesistenza. Un crocevia della storia. Come la Sicilia, porta dell’Italia sul Mediterraneo, del Mediterraneo sull’Italia, dell’Europa sul mondo. Mondi lontanissimi.