Il momento d’oro dell’Italia che fa sport (solo il calcio escluso)

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Si dice che il calcio italiano è lo specchio del Paese, con i suoi drammi sportivi e la sua incapacità di rinnovarsi. Ma forse, per la verità, il calcio è lo specchio solo di una parte dell’Italia. Perché c’è un’altra parte che, al contrario, vince e riesce oramai da tempo a stare ai vertici dello sport mondiale. E non si tratta né di una parte minoritaria, né specifica. La penisola da alcuni anni può vantare primati e successi in una vasta moltitudini di discipline. Si può quasi dire che quello attuale è il momento d’oro dello sport italiano, la fase in cui i nostri talenti stanno ottenendo la più importante ribalta internazionale di sempre. Il tutto, per l’appunto, sta coincidendo con la fase più bassa della storia del calcio italiano. Circostanza, molto probabilmente, niente affatto casuale.

L’ennesima estate d’oro per lo sport azzurro

I due recenti europei di atletica e nuoto, organizzati nella stessa settimana quasi a dare l’idea di una sorta di mini olimpiade a distanza, hanno ancora una volta dimostrato l’alto livello di competitività dell’Italia. A Birmingham, dove sono andati in scena gli europei di atletica, la nostra spedizione ha vinto il medagliere e ha confermato buona parte delle medaglie vinte nell’edizione casalinga di due anni fa. A Parigi, nella cui vasca hanno gareggiato le stelle continentali del nuoto, il primo posto assoluto è sfumato per un soffio ma la kermesse è stata caratterizzata da un ennesimo diluvio di medaglie per i nostri colori. Vero che buona parte di questi trionfi difficilmente si vedrà anche in ambito mondiale e olimpico, specialmente in un mondo dell’atletica dominato da americani e africani in diverse discipline. Ma è anche vero che una rassegna continentale non è una vetrina di second’ordine e che, in un tale contesto, l’Italia ha tenuto dietro nazioni un tempo abituate a scorpacciate di successi.

Non solo, ma i trionfi nella pista di Birmingham e nella vasca di Parigi non appaiono figli di un mero exploit. Al contrario, sono testimoni diretti di una precisa conferma relativa allo stato di salute del nostro sport. Oramai è dalle Olimpiadi di Tokyo 2020 (disputate nel 2021 per via del Covid) che ad ogni manifestazione multidisciplinare il medagliere azzurro è arricchito da successi inattesi. L’Italia è andata bene anche a Parigi 2024, così come nell’Olimpiade invernale casalinga dello scorso febbraio. A questo, occorre aggiungere le vittorie nel tennis, con tre Davis consecutive portate a casa e con Jannick Sinner quale protagonista indiscutibile della propria generazione. Ci sono poi i trionfi nella pallavolo, sia maschile che femminile, l’avanzata in altri sport di squadra grazie a nazionali “oriunde” come sta accadendo nel baseball. Da non dimenticare gli sport motoristici: nel motomondiale è sfida tra marchi italiani, in Formula Uno a una Ferrari che ancora stenta a tornare stabilmente alla vittoria fa da contraltare un Kimi Antonelli saldamente in testa alla classifica.

Non si tratta di una coincidenza

A febbraio, proprio subito dopo le Olimpiadi di Milano/Cortina, si è detto su queste colonne di come l’Italia sia rimasta calciofila ma non sia più calciocentrica. In effetti, il calcio continua indiscutibilmente a essere lo sport più seguito, nonché quello capace di avere i maggiori risvolti sociali. Non solo, ma anche il numero dei tesserati continua a mantenersi a livelli piuttosto alti e importanti. In poche parole, nonostante i tre mondiali consecutivi visti da semplici spettatori, il mondo del pallone in Italia continua ad avere la sua attrattiva. Non c’è quindi all’orizzonte un cambiamento del Dna sportivo del nostro Paese, dove peraltro da sempre è possibile praticare buona parte delle discipline presenti nel calendario olimpico.

Il vero cambiamento riguarda come i vari sport vengono vissuti e praticati. Ci sono federazioni che hanno lavorato per raccogliere talenti e permettere loro, nonostante una cronica carenza di infrastrutture, di guardare a un orizzonte internazionale. Altre federazioni, come quella calcistica, hanno commesso l’errore di adagiarsi sugli allori. Circostanza che, a sua volta, ha dato molto entusiasmo in quegli ambienti che hanno iniziato a conoscere il sapore della vittoria mentre, al contrario, ha innestato una certa negatività dentro un sempre più compromesso mondo calcistico.

Se quindi è vero che lo sport è lo specchio del Paese, l’Italia non può essere rappresentata solo dal calcio. Al fianco di una parte rimasta ferma e legata a schemi non più adeguati, c’è una consistente realtà nella nostra penisola che parla di successi e di volontà di rimanere aggrappati alla volontà di competere a livello globale. E, di questo, non si può che essere contenti.