SEO PER IL GIORNALISMO ENTRA NELLA NEWSROOM ACADEMY

Grazie all’approvazione del vaccino AstraZneca – che si sarebbe aggiunto al Pfizer-BioNTech – dalla fine di dicembre 2020 all’aprile 2021, l’Italia sarebbe stata sommersa da milioni e milioni di vaccini. Almeno, così annunciava il ministro della Salute, Roberto Speranza, nel corso di un’intervista rilasciata al quotidiano La Stampa lo scorso 28 dicembre. Gli italiani avrebbero ricevuto in dono dall’Unione europea – va da sé, grazie al contributo dell’allora governo giallorosso – dosi a sufficienza per arrivare ad aprile più sereni.

“Noi già dal primo aprile potremmo avere 13 milioni di vaccinati e così avremmo già raggiunto la Fase Uno, cioè quella che ci consente di avere il primo impatto epidemiologico”, spiegava Speranza, sottolineando come le Regioni, questa volta, non avrebbero avuto alibi, dato che la gestione sarebbe stata centralizzata sul piano delle forniture “e per il resto gli abbiamo dato 15 mila assunzioni in più”. AstraZeneca avrebbe insomma contribuito in maniera decisiva a spostare gli equilibri della lotta al virus. Nel caso in cui il siero realizzato dall’azienda anglo-svedese avesse ricevuto semaforo verde, ragionava Speranza, “entro il primo trimestre si aggiungeranno altri 16 milioni di dosi”.

Una situazione paradossale

Abbiamo utilizzato il condizionale, visto che alla fine le cose sono andate diversamente. Non c’è stato neppure il tempo di gioire per l’avvio della campagna vaccinale, che le case farmaceutiche – tra cui AstraZeneca – hanno comunicato un rallentamento nelle consegne di dosi pattuite. Un taglio delle dosi, questo, inaspettato e ricollegato a non meglio specificati lavori per accrescere le capacità produttive degli stabilimenti. A distanza di qualche settimana dall’annuncio, e dopo mille polemiche, i media inglesi sono usciti con un’inchiesta che ha sottolineato un fatto piuttosto bizzarro.

Pare che i Paesi membri dell’Ue, non si sa bene per quale motivo, abbiano a disposizione un bel po’ di vaccini inutilizzati, per lo più sieri realizzati da AstraZeneca. Parliamo di qualcosa come quattro dosi su cinque stoccate, in attesa di essere inoculate ai cittadini. E qui arriviamo all’Italia. Una notizia riportata dal The Telegraph parla chiaro: a quanto pare, nessuno Stato dell’Unione europea avrebbe una scorta di vaccini AstraZeneca più grande di quella posseduta da Roma, o avrebbe usato una percentuale minore delle sue scorte.

La situazione dell’Italia

In definitiva, l’Italia ha rallentato la propria campagna di vaccinazione lamentando una pericolosa carenza di sieri, e questo al netto delle promesse, evidentemente non certe, fatte dagli esponenti dell’ex governo giallorosso. Non solo: l’Italia, con il permesso della Commissione europea, ha poi bloccato una spedizione di 250mila dosi AstraZeneca diretta all’Australia.

Sarebbe però anche emerso che Roma avrebbe rallentato il piano vaccinale – e impedito l’export di vaccini – nonostante potesse contare sul più grande stock di AstraZeneca dell’intera Unione europea, nonché il terzo più grande stock totale di sieri, includendo sia Pfizer-BioNTech che Moderna, alle spalle di Francia e Germania. Il Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie ha affermato che l’Italia ha più di 1.5 milioni di vaccini AstraZeneca e, fino a venerdì, ne aveva usati appena il 21,3%.

Per fare un esempio, la Germania ha 1.4 milioni di dosi AstraZeneca ma ne ha usate il 32%; la Francia 1.1 milioni (il 24% somministrate). In definitiva, ha concluso il Telegraph, Roma ha somministrato il 67,6% dei vaccini a disposizione, 4,3 milioni delle sue scorte, ed è in ritardo rispetto alla maggior parte dell’Ue. Due domande sorgono spontanee: dove sono finite le dosi promesse a dicembre da Speranza? E perché, se le cifre fossero confermate, l’Italia non sta usando tutte le dosi a sua disposizione?

Dacci ancora un minuto del tuo tempo!

Se l’articolo che hai appena letto ti è piaciuto, domandati: se non l’avessi letto qui, avrei potuto leggerlo altrove? Se non ci fosse InsideOver, quante guerre dimenticate dai media rimarrebbero tali? Quante riflessioni sul mondo che ti circonda non potresti fare? Lavoriamo tutti i giorni per fornirti reportage e approfondimenti di qualità in maniera totalmente gratuita. Ma il tipo di giornalismo che facciamo è tutt’altro che “a buon mercato”. Se pensi che valga la pena di incoraggiarci e sostenerci, fallo ora.