Un altro Paese europeo sta per riassaporare il sapore della vita pre Covid. A partire dal primo di ottobre, il Portogallo allenterà pesantemente i provvedimenti anti coronavirus, e non potrebbe essere altrimenti per quello che è diventato il Paese più vaccinato al mondo. I clienti di ristoranti e hotel non dovranno più presentare obbligatoriamente il risultato negativo di un tampone o il certificato di vaccinazione, mentre questa misura resterà in vigore per discoteche e bar. Fumata bianca anche per i locali notturni, che potranno rialzare le saracinesche.

Il miracolo portoghese, come è stato già ribattezzato dalla stampa internazionale, non è frutto del caso. Al contrario, è figlio di una attentissima pianificazione, soprattutto a livello comunicativo. Certo, anche il Portogallo ha dovuto fare i conti un certo numero di persone riluttanti a vaccinarsi per le più svariate e molteplici ragioni. Però la maggior parte della popolazione ha risposto presente alla chiamata del governo, ed è per questo che Lisbona, adesso, può vantare tassi di vaccinazione da favola che le valgono il primo posto mondiale in assoluto nella classifica aggiornata da Our World in Data.

I numeri parlano da soli: almeno l’84% della popolazione ha completato il ciclo vaccinale, mentre l’86% ha ricevuto almeno una dose. Risultato: le autorità hanno annunciato la rimozione di pesanti restrizioni anti Covid e stilato una sorta di breve road map per tornare a una sostanziale vita pre Covid. Intanto, da ottobre i portoghesi potranno entrare liberamente in alberghi e ristoranti proprio come ai tempi dell’epoca pre Covid.

Le ragioni del successo

La domanda da farsi è: come ha fatto il Portogallo a raggiungere un simile traguardo? In parte lo abbiamo anticipato, ma è quanto mai doveroso e interessante approfondire i punti salienti della strategia di Lisbona. Intanto la popolazione ha giocato un ruolo chiave, nel senso che, se in questo Paese la campagna vaccinale è andata a gonfie vele, gran parte del merito è andato ai cittadini, disposti fin da subito a collaborare con le istituzioni.

Dopo di che, vale la pena sottolineare l’approccio impiegato dal governo per rendere innocua la minoranza no vax. Anziché offendere coloro che non intendevano vaccinarsi, o peggio accusarli di essere i responsabili di future diffusioni del virus, le autorità hanno mantenuto la calma, cercando di serrare i ranghi senza creare nemici. Anzi: l’unico nemico – ripetono gli esponenti del governo portoghese – è il virus. E dunque tutti uniti nel contrastare il coronavirus, lasciando quei pochi esponenti no vax manifestare senza far loro superare pericolose linee rosse.

C’è poi una terza componente che ha spinto la popolazione portoghese a vaccinarsi in massa, ed è la paura. A cavallo tra giugno e luglio, infatti, la variante Delta ha provocato un’impennata di contagi e costretto il governo a imporre limitazioni su base più o meno locale. Risultato: il Portogallo ha vaccinato più persone di tutti. Restando in Europa, l’Italia ha vaccinato con due dosi il 67% dei suoi abitanti, il Belgio il 71%, Irlanda e Spagna rispettivamente 73% e 77%. Non c’è (quasi) confronto, anche se molti Paesi potrebbero presto replicare il miracolo portoghese.

Il confronto con l’Italia

L’Italia farebbe bene a guardare con attenzione al caso portoghese, ben conscia che, una volta raggiunti i livelli necessari ad arginare la diffusione del virus, gran parte delle misure anti Covid saranno solo un lontano ricordo. A quanto pare c’è chi è riuscito a mettere una museruola al virus con i vaccini (dal Regno Unito alla Danimarca, si moltiplicano i Paesi pronti a ripartire), e dunque anche Roma ha le carte in regola per coprire lo sprint finale.

Sempre tornando al Portogallo, l’eroe dell’exploit lusitano ha un nome e cognome: Henrique Gouveia e Melo, ufficiale della marina, nonché capo della task force anti-Covid. Melo, in divisa d’ordine, proprio come il commissario straordinario all’emergenza Covid, il Generale Francesco Paolo Figliuolo, è acclamato come una star. E pensare che in un primo momento la campagna vaccinale portoghese era iniziata a rilento, tra mille incertezze e altrettanti dubbi.

La svolta è arrivata grazie a un’efficacissima campagna di salute pubblica promossa dallo stesso Gouveia e Melo che, come ha evidenziato il Financial Times, ha potuto contare sull’apporto di un team formato da una trentina di profili, tra militari, medici e matematici. Tutti pronti e ben disposti a cooperare e lavorare con il ministero della Salute per coordinare i centri di vaccinazione nazionali. Per replicare il successo portoghese, o quanto meno carpire il segreto fondamentale, è fondamentale creare una sinergia tra funzionari locali, comparto medico e militari. Da questo punto di vista, l’Italia potrebbe prendere appunti dal Portogallo per completare al meglio l’ultima fase della battaglia contro il Covid.