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Moriva, esattamente 40 anni fa, a Miami, il più grande musicista giamaicano di tutti i tempi: Robert Nesta Marley, meglio conosciuto come Bob Marley. Nato il 6 febbraio 1945 nel piccolo villaggio di Nine Mile, a poche miglia a sud di Brown’s Town, Giamaica (colonia britannica fino al 1962), nel 1957 lui e la sua famiglia si trasferiscono a Kingston, capitale e principale porto marittimo dell’isola caraibica. Figlio di una nera e di un bianco, all’età di 17 anni Bob Marley scopre la musica di Jimmy Cliff, leggenda della musica reggae giamaicana, noto per aver pubblicato hit come Reggae Night, Hot Shot e Sitting in Limbo, Wild World. Viene incoraggiato da Desmond Dekker, cantante già affermato, a cimentarsi alla voce. E così, nel 1963, Marley forma i Wailers con Peter Tosh (Winston McIntosh) e Neville “Bunny Wailer” Livingston, dapprima come un quintetto, poi come un trio. È proprio con Bob Marley che la musica reggae diventa un fenomeno internazionale, a cominciare dall’inizio degli anni Settanta. Anche – e soprattutto – per il messaggio politico contenuto nella musica, universale: Marley, infatti, è tutt’oggi considerato una sorta di profeta-sciamano, famoso in tutto il mondo per il suo messaggio di pace e non violenza, contro le ingiustizie sociali.

Il percorso musicale e i successi

Dopo una lunga gavetta negli anni Sessanta passata fra Kingston e Stati Uniti e abbracciata la religione rastafarian, Bob Marley incontra nel 1969 il produttore Lee “Scratch” Perry e pubblica, l’anno successivo, – a nome The Wailers – l’album Soul Rebels (Trojan, 1970), il primo 33 giri concepito come tale nella storia della musica giamaicana. Il reggae caraibico incontra il rock e ne nascono perle musicali del calibro di 400 Years, Soul Rebel, Soul Almighty e It’s Alright. Il successo internazionale arriva però con il capolavoro Catch A Fire (Island, 1973), pubblicato per la casa discografica londinese di Chris Blackwell, la Island. Il gruppo cambia nome in Bob Marley & The Wailers e, nello stesso anno, la band affianca nel tour americano un giovane Bruce Springsteen. Bob Marley non fa certo mistero di appartenere alla cultura rasta, e viene ritratto in copertina con uno spinello fra le labbra. Nel 1973, mixato agli studi Island di Londra, viene pubblicato un altro, grande, Lp di enorme successo: Burnin’, contenente canzoni che contribuiscono a forgiare il mito di Bob Marley e dei Wailers nel mondo come Rasta Man Chant e, soprattutto, quella I Shot The Sheriff poi ripresa anche da Eric Clapton. Nel 1974 lasciano i Wailers Peter Tosh e Bunny Wailer, e Bob Marley si affida alle qualità vocali delle I-Threes, mentre alla chitarra viene ingaggiato Al Anderson. Mossa vincente, dato che Natty Dread (1974, Island), si rileva un altro successo internazionale grazie alle hit No Woman No Cry, Lively Up Yourself e Them Belly Full.

Dopo Live! (Island, 1975) e il doppio album dal vivo Rastaman Vibration (Island, 1976), Bob Marley e la sua band incidono Exodus (Island, 1977), interamente presso gli Island Studios di Londra. L’esodo del titolo ha un doppio significato, come spiega 24.000 dischi. Guida a tutti i dischi degli artisti e gruppi più importanti (Zelig Editore) di Riccardo Bertoncelli e Chris Thellung: la lontananza dagli eredi degli schiavi della Madre Africa, ma anche l’esilio di Marley, rifugiatosi a Londra dopo un attentato subito nel corso della campagna elettorale giamaicana. Kaya (Island, 1978) e Babylon By Bus (Island, 1978, doppio LP), aprono la strada a Survival (Island, 1979), album “spirituale” pubblicato dopo il viaggio in Africa dello stesso anno e, soprattutto, all’ultimo capolavoro Uprising (Island, 1080), ultimo album pubblicato da Marley prima di morire l’11 maggio 1981 stroncato da un tumore diagnosticato soltanto sette mesi prima. Il mito diventa leggenda grazie a Could you Be Loved e, soprattutto, all’immortale Redemption Song. Da qui in poi Bob Marley non sarà solo patrimonio della musica caraibica ma un profeta di pace, in tutto il mondo.

L’importanza del messaggio politico di Bob Marley

A 40 anni dalla sua scomparsa, l’importanza del messaggio politico di Bob Marley rimane inalterata. È proprio lui il protagonista assoluto, come spiega a InsideOver il noto critico e giornalista musicale Ezio Guaitamacchi, direttore di JamTv, del leggendario One Love Peace Concert, kermesse musicale tenutasi nello stadio nazionale di Kingston, Giamaica, il 22 aprile 1978. Un festival musicale che ha un significato particolare poiché si svolge nel pieno della guerra civile e politica giamaicana e che vede, da una parte, il Jamaican Labour Party (il partito filo-socialista giamaicano) e il più conservatore People’s National Party. Perché, dunque, quell’evento è così importante? Perché durante la performance di Jammin’ di Bob Marley and the Wailers il cantante convince i due principali esponenti dei rispettivi partiti, Michael Manley (Pnp) ed Edward Seaga (Jlp), a stringersi la mano. Evento simbolico, sì, ma dall’importante significato politico.

Ho visitato la Giamaica tra il 1990 e il 1991, e Bob era visto e vissuto molto più di un semplice ambasciatore musicale, quasi come un ‘semi-dio’, una figura sciamanica

“Questo la dice lunga sull’influenza che lui aveva in Giamaica, fu un evento storico e vale più di tante parole. Era la prima volta peraltro che Bob Marley tornava a suonare sull’isola dopo l’attentato” ricorda Guaitamacchi.

La musica reggae resa famosa da Bob Marley

Bob Marley è considerato il Re del reggae, colui che ha reso quella particolare forma di musica caraibica famosa nel mondo. Di che si tratta? È un genere musicale sviluppatosi a metà degli anni 1960, in Giamaica, come fusione di generi musicali diversi come il rhythm ’n’ blues, il jazz e la musica folk caraibica, derivante dallo ska e dal rocksteady. Il reggae, infatti, mantiene il 4/4 in levare dello ska, pur dando maggiore importanza alla funzione ritmica della chitarra. “Un musicista di cui bisogna parlare, che vale come innovatore almeno quanto il suo messaggio politico”, spiega il chitarrista e docente Gianluca Russo. “Il reggae è molto interessante perché ha questa accentuazione sul secondo e quarto tempo però con suoni gravi dal punto di vista ‘percussivo’. Bob Marley ha unito elementi tipici della musica occidentale, come le chitarre elettriche, con l’impulso primordiale della danza della musica caraibica e il messaggio politico. La sua eredità è enorme dal punto di vista musicale – sottolinea – basti pensare a una band come i Police, che devono una buona parte del loro sound proprio a Marley”.

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