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Il Libano è una nazione in crisi. Un crocevia della storia mediorientale, della civiltà e dei rapporti tra Oriente e Occidente ancora oggi interessato da un notevole valore geopolitico e strategico. Dati nonostante i quali Beirut non riesce a uscire da una fragilità strutturale legata alla sua complessità interna, alle mire di ingombranti vicini, ai problemi della classe dirigente.

Negli ultimi quattro decenni guerre, invasioni, crisi interne hanno condotto il Libano più volte sull’orlo dell’abisso. E nell’ultimo biennio il Covid, la guerra in Ucraina e le dinamiche regionali mediorientali hanno messo più volte il Paese in ginocchio. Simbolo di questo processo è stato il terribile evento del 4 agosto 2020, giorno in cui una deflagrazione colossale ha devastato il porto di Beirut, causando centinaia di vittime.

La Ground Zero di Beirut è stata il simbolo del martirio del Libano. E proprio The Martyrdom of a Nation  è il titolo della quindicesima issue del magazine inglese di InsideOver, dedicata ai problemi atavici e al futuro complesso del Paese dei Cedri.

Si parte proprio dal ricordo di Beirut, dal devastante episodio del 4 agosto 2020 rivivendo il momento più problematico per la capitale libanese con il reportage di Ivo Saglietti, che si era recato nella città devastata poche settimane dopo la deflagrazione.

La reporter Isabel Demetz investiga invece il futuro dopo l’esplosione nel porto parlando del recupero di un quadro di Artemisia Gentileschi, artista italiana del XVI secolo, che è stato danneggiato il 4 agosto 2020.

C’è spazio anche per le grandi complessità del Paese, che spaziano dalla religione alla politica nei due reportage firmati da Antonio Borrelli e Marco Ferraro che parlano del Libano contemporaneo e delle sue fragilità. Spaziando dalle voci dei cittadini preoccupati dalla crisi energetica a quelle dei militari impegnati nella missione Onu di stabilizzazione del Paese che garantisce i confini sulla Blue Line al confine Sud con Israele.

Infine, due pezzi di autori di spessore completano il quadro. L’analista statunitense Michael Young scrive un pezzo sulle grandi crisi strutturali vissute dal Libano e ci parla della grande tensione interna vissuta dal Paese e dalle istituzioni.

Lo storico britannico David Abulafia, invece, torna sulle nostre colonne e ci racconta del ruolo antico del Libano come crocevia della Storia e punto di contatto tra i popoli. Come porta del mare del Medio Oriente e bastione mediterraneo nella regione. Un ruolo di polmone ai rapporti tra uomini e nazioni che rappresenta anche oggi la chiave di volta per permettere al Paese di rinascere.

Contrastata, dolorosa e a tratti tragica: la storia recente del Libano è importante, forse troppo turbolenta per questo piccolo lembo di terra al confine orientale del Grande Mare. Ma è il destino di questa terra, forse, produrre più storia di quanta ne riesce a digerire e interiorizzare. E così sempre sarà negli anni a venire. Con la speranza che il martirio del Paese dei Cedri possa avere fine.

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