In Africa la vaccinazione contro il coronavirus non è mai partita. I Paesi in cui le dosi hanno iniziato ad essere somministrate possono essere contati sul palmo di una mano. Si tratta infatti di Marocco, Egitto, Algeria e Sudafrica. In tutto il resto del continente il “V-day” sta tardando ad arrivare. E questo è un problema che si estende ben oltre la stessa Africa: così come sottolineato in un editoriale pubblicato su Nature il 13 gennaio scorso, fino a quando la pandemia non sarà sotto controllo in tutte le parti del globo nessun Paese può dirsi al sicuro. In questo contesto spicca però l’eccezione del Marocco. Il Regno può essere considerato una sorpresa a livello internazionale sul fronte della campagna vaccinale. La percentuale di cittadini che hanno ricevuto già almeno una dose è superiore addirittura all’Italia e alla Francia.

Il piano vaccinale del Marocco

Il primo vaccino nel Paese nordafricano è stato iniettato il 26 gennaio scorso. Un mese dopo cioè il V-day fissato in Europa. Da allora però, la campagna vaccinale, promossa dallo stesso Re Mohammed VI il quale ha già ricevuto la sua dose, ha compiuto progressi notevoli. Numeri alla mano, in poco più di 30 giorni in Marocco sono state vaccinate complessivamente 3.957.903 persone, pari al 9% dell’intera popolazione. Si tratta di cittadini che hanno ricevuto almeno la prima dose. La seconda, secondo i piani predisposte dalle autorità sanitarie locali, viene somministrata a distanza di 21 giorni. In Italia, per intenderci, ad aver ricevuto almeno una dose sono stati 3.009.454 di cittadini, pari a poco più del 5% degli abitanti. Con la differenza però che nel nostro territorio la campagna di vaccinazione è iniziata il 27 dicembre. Nel giro di un mese, il Marocco ha quindi somministrato più dosi di quante ne ha iniettate l’Italia in poco più di due mesi.

Un raffronto che dimostra da un lato il sorprendente, soprattutto con riferimento agli attuali standard africani, attivismo di Rabat e dall’altro la totale impreparazione dell’Europa. Anche perché il Regno ha un saldo positivo anche nel confronto con la Francia, dove appena il 4% dei cittadini ha ricevuto almeno una dose.

Nessun segreto

Ma da dove deriva il successo attuale della campagna vaccinale marocchina? Non c’è in realtà alcun mistero. Il governo si è mosso in anticipo rispetto ai Paesi vicini, acquistando almeno 66 milioni di dosi dalla cinese Sinopharm e dall’inglese AstraZeneca. Una quantità in grado di dare all’80% della popolazione le due dosi indispensabili per aumentare l’efficacia del vaccino. Un intoppo è stato registrato a gennaio, con i ritardi di alcune forniture da parte di AstraZeneca, ma il governo ha potuto ugualmente iniziare le somministrazioni. Con il ritmo avuto nel mese di febbraio, il Marocco potrebbe raggiungere il 30% di popolazione vaccinata già a fine aprile, mentre entro l’estate potrebbe essere riscontrata una prima immunità di gregge.

Come Rabat si è distinta rispetto agli altri Paesi africani

Ma c’è un altro motivo per il quale oggi il Marocco può vantare una campagna di vaccinazione superiore anche a quella dell’Europa e di gran lunga più avanti rispetto a quella africana. Rabat nel 2020 è stata inserita nella lista dei 92 Paesi beneficiari della piattaforma Covax. Si tratta di un consorzio formato da 190 governi promosso dall’Oms, in cui le nazioni più ricche finanziano l’acquisto di vaccini per quelle più povere o in via di sviluppo. Covax ha acquistato almeno 342 milioni di dosi, il 90% delle quali di AstraZeneca. Al momento però la distribuzione non è partita. Rabat ha deciso di intraprendere la sua campagna vaccinale senza aspettare i tempi molto lunghi della piattaforma dell’Oms.

Da Rabat è partito l’ordine di iniziare a somministrare le dosi acquistate autonomamente dal governo. I vaccini tramite Covax potrebbero arrivare soltanto in caso di necessità in una seconda fase. Mentre il resto del continente africano aspetta i tempi dei Paesi donatori dell’Oms, il Marocco sta procedendo con i propri piani. E la differenza è ben visibile. Per il Regno si profila una ghiotta opportunità: la possibilità cioè di essere il primo Paese africano in grado di tornare definitivamente alla normalità. Un obiettivo che però deve essere raggiunto anche con altre misure, a partire dal controllo delle frontiere. Non è un caso che il ministero dei Trasporti ha vietato, tra le altre cose, i voli da e per l’Italia. Intanto la curva dei contagi, dopo il picco raggiunto a novembre, continua a scendere: il primo marzo sono stati conteggiati appena 112 casi di positività.