Sono giorni drammatici quelli che stanno attraversando gli Stati Uniti, alla pari se non ancora più impegnativi rispetto a quelli vissuti in Europa, con la crisi sanitaria dovuta all’esplosione dei contagi sul suolo americano. Nonostante la spavalderia iniziale mostra da Donald Trump nei confronti del Coronavirus, anche gli Stati Uniti si stanno incamminando verso la serrata, sebbene tali limitazioni siano al vaglio dei singoli Stati. E con la capitale finanziaria New York che si è rivelata il focolaio più ingente di tutto il Paese, adesso è iniziata anche la conta dei danni – attuali e futuri – da parte sia degli organi politici che degli istituti di ricerca.

Gli Americani rischiano oltre 100mila morti

Secondo l’opinione degli esperti e stando a quanto riportato dalla testata giornalistica americana The New York Times, la conta dei morti per il Paese – anche nello scenario migliore – sarà decisamente più alta dei calcoli a priori effettuati dal governo americano. Allo stato attuale diffusione e con la crescita attesa nei prossimi giorni che pare in linea con il resto del Mondo, gli Stati Uniti rischiano di perdere tra le 100mila e le 220mila persone, in una forbice che ha fatto rabbrividire ogni singolo statunitense. Più di una persona su 200 e soltanto – è stato più volte ribadito – nel migliore degli scenari possibili: non essendo al momento ancora esclusa l’esplosione di ulteriori focolai che potrebbero con ogni probabilità aggravare la conta dei morti. E il primo a tremare in questa situazione – e non soltanto per le sue preoccupazioni legate alla tenuta del sistema sanitario statunitense – è proprio il presidente Trump, che dovrà spiegare che cosa è andato storto, nonostante le misure di prevenzione che erano state annunciate già nelle settimane precedenti.

Azzardo e sguardo all’economia: errore o orrore americano?

È stato il suo cavallo di battaglia sin dall’inizio della crisi e che gli ha garantito da un lato l’ammirazione e dall’altro l’orrore dell’opinione pubblica internazionale: “Non possiamo permetterci che la cura sia peggiore della malattia”. È stato in base a ciò dunque che devono essere lette, interpretate ed analizzate le scelte del governo federale americano di non imporre il lockdown già allo scoppio dei primi casi: particolare che adesso avrebbe reso molto più contenuta la crisi che sta attraversando il Paese. Ed è proprio a causa di ciò che, verosimilmente, la cura sarà ancora più invasiva rispetto a quanto fosse atteso, con gravissime ripercussioni sull’economia americana.

L’estremo desiderio americano di combattere una guerra in autonomia contro il Mondo intero, sebbene romantico, si è rivelato essere il tallone di Achille della gestione della pandemia, portando la diffusione del Covid-19 ad un livello tale da essere sfuggito al controllo degli addetti ai lavori. E in un Paese dalla sanità pubblica limitata ciò è destinato ad essere un gravissimo problema, la “tragedia americana” di questo terzo decennio del XXI secolo.

In concomitanza con le elezioni del prossimo novembre, inoltre, potrebbe essere anche la discriminante per una rielezione del presidente uscente. Sebbene su questa partita tutto sia ancora aperto e dipenderà in buona parte dalle risposte del governo di questi ultimi e cruciali mesi, il pensiero di Trump è sicuramente rivolto a questo autunno. Ma le immagini del parcheggio di Las Vegas adibito a grane ricovero per senzatetto con annesse righe per il distanziamento sociale, rappresentano una scena potente di quello che sta accadendo in America.

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