Il primo ministro irlandese Micheál Martin ha annunciato, nel corso di un’intervista esclusiva al quotidiano Irish Mirror, che le severe misure restrittive attualmente in vigore verrano prorogate sino alla fine di aprile. L’esecutivo di grande coalizione tra Fianna Fail, Finne Gael e Verdi ha proclamato il lockdown il 24 dicembre, nel tentativo di arginare una poderosa ondata di contagi trainata dalla variante inglese del Covid-19. La contiguità territoriale tra Dublino e Londra ha facilitato la diffusione della variante che, nel giro di poco tempo, è diventata dominante ed ha tratto beneficio dall’allentamento delle restrizioni nel mese di dicembre. La curva dei contagi ha iniziato a crescere a partire dal 20 dicembre e la situazione è apparsa grave sin da subito. I casi giornalieri sono passati da poche centinaia a migliaia e l’8 gennaio è stato raggiunto il picco con oltre 8mila infezioni registrate nell’arco di ventiquattro ore. Si tratta di numeri significativi per l’Irlanda, una piccola nazione di appena 5 milioni di abitanti che aveva sperimentato una prima ed una seconda ondata relativamente modeste.

Emergenza prolungata

Le ricadute dell’aumento dei contagi si sono fatte sentire nel giro di poco tempo. L’11 gennaio il tasso di incidenza irlandese, con più di 130 casi per 100mila abitanti, era il più alto al mondo ed il numero di ricoveri nei reparti ordinari ed in terapia intensiva è cresciuto ed ha messo sotto pressione la tenuta del sistema sanitario. La curva ha iniziato a decrescere grazie alle misure restrittive e la situazione è migliorata. La media mobile dei nuovi casi a 7 giorni è passata dai 6532 del 10 gennaio ai 797 del 20 febbraio ma, evidentemente, il premier Martin non è ancora soddisfatto dei risultati raggiunti. Il ritorno ad una vita normale appare un miraggio e prima della fine di aprile dovrebbe riaprire unicamente parte del sistema scolastico, a partire dai più piccoli e del settore edile. Sino all’inizio di maggio gli irlandesi non potranno uscire di casa se non per motivi di necessità o per fare esercizio fisico all’aria aperta nel raggio di 5 chilometri dalla propria abitazione, non potranno socializzare con non conviventi (con limitate eccezioni) all’aperto o al chiuso e non potranno recarsi presso i negozi non essenziali, che rimarranno chiusi. Per andare nei ristoranti e nei pub bisognerà aspettare l’inizio di giugno o di luglio ed anche parrucchieri ed estetisti dovrebbero rimanere chiusi per molto tempo. Non è chiaro, invece, quando potranno riaprire cinema, teatri e musei. Le restrizioni, come confermato dal sito Gov.ie, sono quelle previste dal Livello 5, il massimo livello d’allerta previsto dal sistema irlandese.

Un anno complesso

La pandemia ha gettato l’Irlanda in una specie di incubo distopico, destinato ad avere gravi ricadute sulla salute psichica dei cittadini e sulla tenuta del sistema economico e sociale. Dublino ha sperimentato, nel corso della primavera del 2020, il più lungo lockdown dei luoghi pubblici del continente europeo. Cinema, parchi, pub, ristoranti e teatri, come confermato dal sistema di monitoraggio dell’Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico riportato dall’Irish Times, sono rimasti chiusi per 120 giorni a partire dal 12 marzo 2020. La tregua estiva, facilitata dal relativo aumento delle temperature e dalla possibilità di passare del tempo all’aria aperta, ha consentito alle attività produttive di tornare a respirare. La situazione è peggiorata in autunno quando l’Irlanda, come altre nazioni europee, è stata investita dalla seconda ondata della pandemia. Il governo, nel tentativo di evitare il peggio, ha proclamato un lockdown di sei settimane a partire dal 20 ottobre. La speranza era quella di normalizzare la situazione, chiedendo sacrifici a novembre, in vista delle festività natalizie. All’inizio di dicembre le restrizioni sono state allentate, i luoghi di svago hanno riaperto e le persone hanno cominciato ad incontrarsi. Le tempistiche si sono però rivelate disastrose. In prima battuta perché i cittadini si sono assembrati al chiuso, a causa delle rigide temperature esterne ed hanno approfittato del periodo prenatalizio per socializzare. In seconda battuta perché la variante inglese, più contagiosa, era già all’opera ed ha avuto gioco facile. La stagione invernale è la più complessa per le malattie respiratorie e l’Irlanda si è ritrovata nella peggior posizione possibile nel periodo dell’anno più refrattario ai miglioramenti.

Il ritorno alla normalità, in Irlanda come altrove, è legato alla velocità della campagna di vaccinazione contro il Covid-19. Al 18 febbraio erano state somministrate 326mila dosi e 205mila persone avevano ricevuto la prima dose e 120mila anche la seconda. I possibili ritardi delle forniture dei vaccini potrebbero rallentare il percorso dell’Irlanda ma a contare, senza dubbio, sarà anche l’atteggiamento dell’esecutivo. C’è il rischio che una prudenza eccessiva possa rivelarsi controproducente, soffocante e portare al collasso del tessuto sociale.