L’Argentina sembra aver sbagliato tutto nella gestione della pandemia ed una parte della popolazione del Paese, ormai esasperata, ha deciso di esprimere tutta la propria rabbia nei confronti dell’amministrazione presidenziale di Alberto Fernandez. Duecento giorni di quarantena e misure restrittive non sono riuscite a fermare l’avanzata del virus SARS-CoV-2 ed hanno provocato seri danni all’apparato produttivo del Paese, che versava da tempo in pessime condizioni. Migliaia di argentini, nella giornata di lunedì, hanno occupato le strade delle principali città e nella capitale Buenos Aires hanno esposto striscioni contro la quarantena, l’insicurezza, la perdita di posti di lavoro ed il fallimento di attività economiche, la soppressione delle libertà costituzionali ed individuali e la corruzione. Le dimostrazioni non sono state organizzate da un partito politico ma sono state appoggiate dai movimenti di centrodestra e dall’ex Presidente Mauricio Macri. L’esecutivo ritiene che dietro le manifestazioni ci sia, in realtà, l’opposizione politica ed ha puntato il dito su alcuni dei suoi leader, responsabili di aver favorito il contagio ignorando il distanziamento sociale e l’uso delle mascherine.

Dramma senza fine

Il governo argentino ha deciso di adottare severe misure restrittive in tutto il Paese a partire dal 20 marzo, poco più di due settimane dopo la scoperta del primo caso di Covid-19 nel Paese. Buenos Aires e la sua area metropolitana sono state a lungo tra le aree più colpite della nazione ed hanno subito quello che forse è il lockdown più lungo del mondo. Per molti mesi gli abitanti della città sono potuti uscire solamente per fare la spesa e comprare le medicine mentre a partire dal 17 luglio sono state introdotte alcune, limitate, eccezioni a questa regola (come la riapertura dei parrucchieri ed il permesso di esercitarsi all’esterno). Dalla fine di agosto sono stati autorizzati gli incontri, all’aperto, tra dieci persone e ad inizio ottobre sono riprese le lezioni in presenza. Il nucleo delle misure è stato comunque prorogato ed è tuttora in vigore. Gli effetti del lockdown sui cittadini di Buenos Aires sono evidenti: forte aumento dei disturbi mentali, in primis la depressione, crescita del consumo di alcol e marcato aumento di peso. Le altre province argentine, inizialmente meno toccate dalla pandemia anche grazie alla minore densità abitativa, hanno subito un trattamento meno duro ma di recente il virus ha iniziato ad espandersi anche in queste regioni con conseguenze imprevedibili. L’atteggiamento prudente adottato dalla Casa Rosada non è dunque riuscito a porre un limite ed a rendere più sopportabile l’emergenza sanitaria. Il futuro appare sempre più fosco ma un aiuto, parziale, potrebbe giungere dall’aumento delle temperature e dall’approssimarsi dell’estate che avrà inizio a dicembre.

Un blocco pericoloso

Il marcato aumento del tasso di povertà, che secondo le stime aveva raggiunto il 46-47 per cento alla fine di giugno, può dare il colpo di grazia alla tenuta del sistema Paese. La situazione drammatica vissuta dall’Argentina potrebbe degenerare in atti di violenza commessi dai civili, nella formazione di bande armate dedite al saccheggio dei beni di prima necessità ed in una situazione di anarchia localizzata. La comunità internazionale è poco interessata alle sorti di Buenos Aires ma invece dovrebbe prestarvi maggiore attenzione. La trasformazione dell’Argentina in uno Stato fallito avrebbe ripercussioni enormi su tutta l’America Latina e contribuirebbe a rendere più difficoltosa la gestione della pandemia. Il presidente Alberto Fernandez si definisce un politico progressista moderato, un estimatore dei mercati che cerca il dialogo ed il consenso ma deve al più presto adottare una visione strategica che gli consenta di rafforzarsi anche internamente. Sullo sfondo c’è la figura ingombrante della Vice-Presidente Cristina Fernandez de Kirchner, che ha aiutato il Capo di Stato ad essere eletto e che ne ha rafforzato la tenuta all’interno dell’ala progressista del movimento peronista. Lo scoppio di una lotta di potere ai piani alti della politica argentina deve essere evitata a tutti i costi ma potrebbe rivelarsi inevitabile qualora la situazione peggiori ulteriormente. Il Capo di Stato può comunque godere dell’approvazione di una parte consistente della popolazione per come ha gestito la crisi. Il consenso, a meno che le cose non cambino in fretta, è però destinato ad evaporare e potrebbe trasformarsi in una slavina pericolosa.

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