Il Covid-19 circolava a Wuhan già dallo scorso ottobre e i Giochi Mondiali militari che si sono svolti in città, proprio in quel periodo, hanno contribuito a diffondere il virus in tutto il mondo. È questa l’ipotesi, non confermata (da noi anticipata lo scorso febbraio), che torna a prender quota dopo le ultime rivelazioni provenienti da Francia e Svezia in merito alle strane condizioni di salute accusate da alcuni atleti che avevano partecipato alla rassegna iridata.

Riavvolgiamo il nastro per cercare di capire di cosa stiamo parlando. Dal 18 al 27 ottobre 2019 a Wuhan si è tenuta la settima edizione dei Giochi Mondiali militari (Cism Military World Summer Games 2019). In quell’occasione oltre 10mila atleti provenienti da 140 Paesi hanno partecipato all’appuntamento sfidandosi in 27 differenti sport distribuiti in più di 300 eventi. All’epoca ancora nessuno immaginava che l’attivissima Wuhan si sarebbe trasformata, di lì a poco, nell’epicentro globale della Sars-CoV2.

Eppure, scavando nelle esperienze di alcuni atleti, scopriamo come alcuni di loro, una volta rientrati a casa, abbiano accusato strani sintomi riconducibili al Covid-19. Tra questi citiamo anche l’italiano Matteo Tagliarol, che ha partecipato ai Giochi insieme alla delegazione italiana, formata da quasi 200 persone.

Sintomi sospetti

L’atleta, olimpionico di spada a Pechino 2008, ha raccontato la sua esperienza a La Gazzetta dello Sport: ”Quando siamo arrivati a Wuhan, quasi tutti ci siamo ammalati. Io ho avuto molta tosse. Valerio Aspromonte (altro atleta del team italiano ndr) è stato a letto quasi tutto il tempo. In tanti hanno avuto febbre, anche se non altissima”. Tra gli altri particolari, Tagliarol ricorda che ”in infermeria non c’erano più nemmeno le aspirine, tutto finito, tanta era stata la richiesta di medicinali per tutti quelli che si erano ammalati”.

Una volta tornato in Italia, le condizioni dell’atleta sono peggiorate. ”Per una settimana sono stato benino – ha spiegato Tagliarol – poi ho avuto la febbre altissima. Sono asmatico, ma il problema è lieve, e in quei giorni invece sentivo che non respiravo”. Gli antibiotici si sono rivelati inutili. ”Nemmeno quelli hanno cambiato niente – ha aggiunto – sono stato ammalato tre settimane, sempre con tosse, molto debilitato. Alla fine sono guarito e si è ammalato Leo (il figlio ndr). Anche lui per tre settimane con una tosse impressionante”. L’azzurro non si è ancora sottoposto al tampone né ha effettuato il test sierologico per scoprire se i sintomi da lui raccontati fossero effettivamente riconducibili al Covid-19. Quella di Tagliarol non è tuttavia l’unica testimonianza.

Le testimonianze francesi e i dubbi svedesi

Anche altri atleti hanno condiviso con i media storie simili a quella di Tagliarol. Nella delegazione francese formata da 406 persone, la pentatleta Elodie Clouvel ha dichiarato all’emittente televisiva Loir7 di non aver paura di essere contagiata dal Covid-19: ”Penso che con Valentin (Belaud, altro pentatleta ndr) abbiamo già avuto il coronavirus perché eravamo a Wuhan per i Giochi Militari. Ci siamo ammalati, lui ha saltato tre giorni di allenamenti, io ho avuto problemi mai avuti prima. E quando abbiamo parlato con un medico militare, ci ha detto: penso che l’abbiate già avuto perché gran parte della delegazione si è ammalata”. Parigi ha subito smentito le parole di Clouvel, sottolineando come la delegazione transalpina abbia potuto beneficiare di un monitoraggio medico ”prima e durante i Giochi a Wuhan”’, che ha scongiurato casi di positività alla malattia.

Dalla Svezia, intanto, l’epidemiologo dell’Agenzia svedese per la salute pubblica, Andres Tegnell, è stato emblematico: ”Credo che potremmo trovare casi individuali di coronavirus fra le persone che hanno viaggiato a Wuhan a novembre e dicembre dell’anno scorso: non mi sembrerebbe per niente strano, anzi del tutto prevedibile”. In attesa di ulteriori ricerche epidemiologiche, al momento nessuno delle oltre 100 persone appartenenti alla delegazione svedese inviata a Wuhan è risultato positivo al Covid-19.

Atleti stranieri malati

In mezzo a tutto questo bisogna fare i conti con la guerra di propaganda tra Stati Uniti e Cina. Mentre Donald Trump e Mike Pompeo rilanciano l’ipotesi della fuga del virus dal laboratorio, i cinesi rilanciano con la possibilità che il Covid-19 possa essere arrivato a Wuhan in occasione dei Giochi Militari. In particolare, nella narrazione cinese, sarebbero stati gli atleti americani a portare l’agente patogeno oltre la Muraglia. Entrambe le posizioni, tanto quella americana quanto quella cinese, non si basano su coperture scientifiche. Eppure hanno infiammato i social, fomentando i complottisti e schierando due fronti contrapposti.

A questo proposito vale la pena citare un articolo apparso sul Southern Weekly. Durante la competizione militare, pare che cinque atleti stranieri – dei quali non è stata rivelata la nazionalità – siano stati trasportati al City Jinyintan Hospital a causa di ”malattie infettive importate e trasmissibili”. Quando questa notizia è stata rilanciata sulla rete cinese, i social locali sono stati invasi da teorie e ipotesi di ogni tipo. È qui che molti hanno collegato la rassegna iridata internazionale con la possibile diffusione del Covid-19.

Il direttore del nosocomio, Zhang Dingyu, spiegò che i pazienti ricoverati ”soffrivano tutti di malaria”. In ogni caso, non appena ricevuta la segnalazione, l’ospedale ha lanciato subito un piano di emergenza per le malattie infettive, avviando, tra l’altro, ”un trattamento di isolamento per i cinque infetti”. Il signor Zhang ribadì una seconda volta che la ”malattia infettiva importata” dagli stranieri era malaria. Insomma, del coronavirus neanche l’ombra.

Ma c’è chi fa notare un particolare interessante: in quei giorni nessuno conosceva il Covid-19, quindi, teoricamente, i medici potrebbero aver confuso sintomi del nuovo coronavirus con quelli di altre malattie. Il mistero, al momento, resta irrisolto.