La geopolitica della corsa allo spazio
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Dalla morte nella città americana di Minneapolis del cittadino afroamericano George Floyd ad oggi il fronte delle proteste del Black Lives Matter  è sceso in piazza in tutto il mondo, generando marce e proteste che hanno caratterizzato questo primo periodo post-lockdown. In ogni Paese, però, il blocco di protesta ha assunto connotazioni e caratteri particolari, passando dalle rivolte violente degli Stati Uniti d’America a quelle dai toni più contenuti della Germania.

Diffusosi dunque anche in Europa, il BLM ha assunto la sua sfaccettatura più particolare però in Francia, dove il passato coloniale del Paese ha contribuito già negli scorsi decenni alla costruzione di una popolazione più variegata. Tuttavia, anche per quanto riguarda Parigi le problematiche sono state in questi anni pressoché le stesse del resto del mondo, come una bomba ad orologeria pronta ad esplodere da un momento all’altro: e il caso di Floyd è stata la goccia che ha fatto traboccare il vaso. Ma come mai, con tutti i problemi sociali che quotidianamente si manifestano in Francia, a dare il via alle proteste è stato un fatto accaduto oltre i confini nazionali? In questo caso, la motivazioni è da ricercarsi in una analogia con un fatto accaduto in Francia nello scorso 2019 e passato in sordina al di fuori del Paese, che portò alla morte del cittadino di colore Ibrahima Bah a seguito di un’operazione di polizia.

I francesi non dimenticano

Sin dalla rivoluzione portò in Francia alla breve esperienza repubblicana iniziata nel 1989 con la presa della Bastiglia, il popolo francese si è contraddistinto per il tempismo azzeccato con cui ha sferrato i suoi attacchi al ceto dirigente del Paese. Nel 2019, probabilmente, i tempi non sarebbero stati maturi per una insurrezione di massa sul tema, anche a causa della estrema forza di cui godeva in quel momento il presidente Emmanuel Macron e per le contestuali proteste dei gilet gialli che avrebbero oscurato l’evento. Tuttavia, dal 2019 a questa parte il dissenso nei confronti dell’esecutivo e della presidenza francese sono aumentati, passando dalle proteste per la riforma previdenziale a quelle per gli eccessivi controlli della polizia nel periodo di lockdown. E in questo scenario, l’accadimento degli Stati Uniti è servito ad attualizzare la morte di Bah che, facendo leva anche sulla sollevazione popolare mondiale, ha spinto i francesi a scendere nelle piazze; creando al tempo stesso l’ennesimo problema di gestione dell’ordine pubblico per Macron.

Il caso Chouviat

Con l’evolversi delle proteste in Francia, sono stati resi noti – anche tramite la pubblicazione di video online – episodi di violenza da parte della Gendarmerie. Uno di questi, avvenuto lo scorso 3 gennaio, ha destato il maggior scalpore, essendo avvenuto in modo analogo a quanto successo in Minnesota. Dopo essere stato atterrato dall’agente di polizia ed aver provato a comunicare che stesse soffocando (J’etouffe), Cedric Chouviat ha perso conoscenza, morendo in ospedale due giorni dopo a seguito delle ferite riportate. E questo episodio, assieme a quello di Ibrahima Bah, ha generato una nuova ondata di sdegno nei confronti della gendarmeria francese, che adesso si trova ad affrontare una crisi interna senza precedenti.

Integrazione e lotta al razzismo: il fronte di protesta

Come sottolineato precedentemente, la popolazione francese risulta eterogenea come forse soltanto in Europa quella del Regno Unito, in una situazione in cui però gli immigrati ed i loro figli vivono in condizioni medie peggiori rispetto a Londra. Questo contesto, di conseguenza, ha generato nel corso degli anni scontri etnici – dei quali i fatti di Digione di questi giorni non sono che la semplice punta dell’iceberg – che hanno contribuito a polarizzare le posizioni dei francesi e creare minoranze chiuse, discriminate e spesso violente. Tuttavia, anche sotto questo aspetto negli ultimi anni la sensazione è che i governi della Francia non si siano mossi adeguatamente, “aiutando” al degenerare della situazione tramite sbagliate o omesse misure di inclusione sociale.

Per gestire la situazione la polizia della Francia è stata spesso obbligata a gestire con la forza le crisi, che sebbene giustificate dalle paure causate anche da attacchi terroristici passati ha generato tensioni tra le stesse forze dell’ordine e le minoranze del Paese. In questa situazione, era chiaro che prima o poi qualcuno avrebbe compiuto quell’errore che avrebbe portato alla sollevazione popolare: purtroppo era semplicemente questione di tempo.

Macron è ancora più indebolito?

In questo modo, in Francia ha preso vita un fronte di protesta riconducibile al BLM che in questi giorni sta mettendo in difficoltà le alte cariche della Francia, sempre più in crisi per quanto riguarda il consenso popolare. Sebbene nella giornata di sabato il corteo partito dalla Place del a Republique contasse (dati Reuters) qualche centinaio di persone,-il messaggio lanciato al governo di Edouard Philippe è stato tanto forte quanto chiaro. Soprattutto, poiché partito proprio da quella fascia di popolazione che nell’immaginario dovrebbe essere il target della dialettica di En Marche! e che invece si sta rivelando essere un pericoloso nemico che non si sa se combattere o assecondare. E in questo scenario, alla vigilia delle elezioni amministrative Macron rischia di uscirne ancora una volta particolarmente indebolito e, di nuovo, con ben poche vie di fuga all’orizzonte.

 

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