La Bat Woman cinese cacciatrice di virus, la Sars, il laboratorio di Wuhan e il Covid-19. C’è una sottile linea rossa che unisce queste perle in un’unica collana, la stessa che potrebbe rappresentare la chiave di lettura capace di dare un senso a quanto accaduto in Cina alla fine del 2019.

La storia che stiamo per raccontare inizia nel 2003 e ricorda molto da vicino quanto accaduto a Wuhan pochi mesi fa con il nuovo coronavirus. Siamo nella provincia del Guandong, nel clima umidiccio della Cina meridionale. È qui che il 10 febbraio l’ufficio dell’Organizzazione mondiale della Sanità (Oms) di Pechino riceve un messaggio di posta elettronica in cui viene avvisato della comparsa di una ”strana malattia contagiosa” che ha già fatto ”oltre 100 morti” nell’intera provincia nell’arco di appena una settimana.

I cittadini sono nel panico e stanno svuotando le farmacie di qualsiasi medicinale pensino possa proteggerle da un nemico invisibile. Il numero di pazienti positivi crescono giorno dopo giorno mentre le analisi di laboratorio per i virus dell’influenza sono negative. Il 14 febbraio il ministero della Salute cinese informa l’Oms sullo stato dell’epidemia misteriosa: è tutto sotto controllo. Il 17 febbraio un uomo di 33 anni di Hong Kong, che a gennaio aveva viaggiato assieme alla sua famiglia nella provincia cinese del Fujian, muore per cause sconosciute nell’ex colonia britannica. La stessa sorte era toccata in precedenza alla figlia di otto anni mentre il figlio, di nove, finisce in ospedale.

Due giorni più tardi nel bambino ricoverato viene rilevato un ceppo del virus dell’influenza H5N1. È influenza aviaria. Il vaso di Pandora è scoperchiato e chissà quante persone, in tutta la Cina e nel mondo, sono già state infettate. Un velo di silenzio avvolge l’ex Impero di Mezzo.

Il professor Liu Janlun

Liu Janlun è un professore di nefrologia di 64 anni dell’Università Zhongshan di Guangzhou, provincia del Guandong, nonché medico dell’ospedale universitario Sun Yat-Sen. Il 21 febbraio 2003 arriva a Hong Kong assieme alla moglie per partecipare al matrimonio del nipote. Alloggia al nono piano del Metropole Hotel, stanza 911.

Il signor Liu non sta bene già da diversi giorni, più o meno dal 15 dello stesso mese. Tosse e febbre: i classici sintomi influenzali. Con qualche antinfiammatorio il professore continua a lavorare, finché non arriva il giorno delle nozze. La coppia entra in hotel e Liu sembra stare un po’ meglio, tanto che incontra il cognato per fare un giro a Natham Road. La notte del 22 febbraio la situazione precipita e Liu viene ricoverato nel reparto di terapia intensiva con insufficienza respiratoria presso l’ospedale Kwong Wah.

Nei giorni precedenti aveva trattato pazienti affetti dalla famigerata polmonite atipica del Guandong, quindi fa in tempo ad avvisare i medici: probabilmente ha contratto una ”malattia molto virulenta”. Sarà proprio così. Assieme al professore si ammalano diverse persone nell’hotel in cui Liu e consorte hanno alloggiato, in città e negli ospedali. Da Hong Kong, quella che sarebbe diventata nota come Sars, si espande nel mondo intero.

La Bat Woman cinese e il serbatoio della Sars

Riavvolgiamo il nastro. Molto prima di febbraio, ancora prima di aver visitato i pazienti affetti da polmonite atipica, Liu è impegnato in un lavoro assai complesso. Nei laboratori dell’Università di Medicina di Guangzhou il professore sta cercando una cura a un virus che ogni tanto – circa due o tre volte all’anno – si scatena sulla provincia, colpendo soprattutto i piccoli villaggi. A farne le spese non sono gli esseri umani ma polli, anatre e tacchini. Ogni volta interi allevamenti finiscono in fumo. Si tratta dell’H5N1, l’influenza aviaria.

Il governo cinese è a caccia di un vaccino o un rimedio, quindi chiede alle migliori menti del Paese di fare qualcosa. Liu lavora duro manipolando il virus, ma è così, tra un esperimento e l’altro, che il professore in qualche modo finisce per contagiare se stesso. L’agente patogeno che sta analizzando si trasforma ed entra nel suo organismo: la più classica delle zoonosi. Liu Janlun diventa quindi, senza saperlo, un super diffusore della Sars. Tuttavia, come abbiamo visto all’inizio, in Cina si susseguivano strane polmoniti atipiche ben prima del focolaio di Hong Kong scatenato dal medico. Il virus aveva probabilmente già fatto il salto di specie, passando dagli animali all’uomo.

Dopo qualche mese di inferno, nel luglio 2003 l’Oms cessa l’allarme rosso. A quel punto Pechino vuole capire da quale animale è arrivato il virus. È qui che entra in campo Shi Zhengli, la Bat Woman cinese nota per essere una delle migliori cacciatrici di virus del Paese. Nel 2004 la donna partecipa alle prime spedizioni per rintracciare il serbatoio della Sars. Un team di Hong Kong aveva riferito che alcuni commercianti del Guandong avevano contratto il coronavirus dagli zibetti. Mistero risolto? Neanche per idea.

Shi vuole arrivare fino in fondo e prosegue tenacemente nella sua caccia. Setaccia ogni grotta possibile. Alla fine viene premiata. Nel 2013, dopo quasi 10 anni di ricerca, il team scopre un ceppo di coronavirus proveniente da un pipistrello la cui sequenza genomica coincide al 97% con quella rilevata negli zibetti del Guandong.

Gli esperimenti in laboratorio e l’Istituto di virologia di Wuhan

Una volta scoperto il serbatoio della Sars, Shi inserisce quel virus all’interno del suo personale archivio di coronavirus. Piccolo particolare: la signora dei pipistrelli lavora nell’Istituto di virologia di Wuhan. Qui la ricercatrice dirige il Center for Emerging Infectious Diseases.

Nel febbraio 2008 la cacciatrice di virus pubblica un articolo dal titolo emblematico sulla rivista Journal of Virology: ”Difference in Receptor Usage between Severe Acute Respiratory Syndrome (SARS) Coronavirus and SARS-Like Coronavirus of Bat Origin”. L’abstract della ricerca parla chiaro: ”La sindrome respiratoria acuta grave (SARS) è causata dal coronavirus associato alla SARS (SARS-CoV), che utilizza l’enzima 2 di conversione dell’angiotensina (ACE2) come recettore per l’ingresso delle cellule. Un gruppo di CoV simili a SARS (SL-CoVs) è stato identificato nei pipistrelli a ferro di cavallo. SL-CoV e SARS-CoV condividono identiche organizzazioni genomiche e identità ad alta sequenza, con la principale eccezione del terminale N della proteina spike (S), noto per essere responsabile del legame del recettore nei CoV”.

In altre parole, Shi si accorge che il virus che provoca la Sars è quasi identico a un altro agente patogeno, l’Sl-CoV, noto anche come CoV ZC45. Nel suo laboratorio Shi maneggia questi virus e cerca di studiarli a fondo, probabilmente per sfornare un vaccino o una cura.

Il CoV ZC45 e i dubbi sulle origini del Covid

Il problema è che nel dicembre 2019, proprio a Wuhan, appare un nuovo coronavirus: la Sars-Cov-2. Il virus misterioso si rivelerà essere molto più diabolico della già perfida Sars. Shi si mette subito all’opera e, dopo aver ottenuto il genoma dell’ultimo arrivato, fa un confronto con quello degli altri virus presenti nel suo mastodontico archivio di coronavirus.

Bingo: il team della signora dei pipistrelli scopre che il 96,2% del genoma di Sars-Cov2 si sovrappone al genoma del Cov ZC45. Cioè l’agente patogeno usato negli ultimi anni per dare una risposta alla Sars. È a quel punto che a Bat Woman si gela il sangue nelle vene. Se davvero le cause delle polmoniti anomale comparse a Wuhan erano i coronavirus, questi “potevano forse essere arrivati dal nostro laboratorio?”. A un’idea del genere, la signora dei pipistrelli ha dichiarato di non aver “chiuso occhio per giorni”.

La comunità scientifica smentisce con veemenza l’ipotesi del laboratorio: ”Il virus è di origine naturale”. In ogni caso i dubbi restano, anche perché non tutti gli scienziati sono d’accordo con la versione ufficiale. Come se non bastasse, nell’articolo scritto 12 anni fa da Shi, si legge che nel laboratorio di Wuhan si maneggiavano pressoché quotidianamente virus simili alla Sars. E che tra questi vi era anche il CoV ZC45, un agente patogeno quasi identico alla Sars-CoV-2.

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