Hanno sempre rappresentato i margini della civiltà indiana le immense distese di baraccopoli che circondano le città dell’India, dove la popolazione vive ammassata, in povertà e con un bassissimo livello di igiene personale. Era chiaro sin dal principio che proprio questo ambiente sarebbe potuto essere l’habitat ideale per il nuovo e pericolosissimo Covid-19, che grazie alla sua alta trasmissibilità avrebbe potuto piegare le periferie indiane. Nonostante tutto ciò fosse a conoscenza delle autorità politiche e sanitarie indiane, i primi due casi sono stati riscontrati nella baraccopoli di Mumbai negli giorni, con il terzo (Adnkronos) confermato nella giornata di venerdì e che ha interessato un medico dell’agglomerato.

La baraccopoli di Mumbai è una bomba ad orologeria

Non è passata una settimana da quando nella baraccopoli di Dharavi è stato diagnosticato il primo caso di Cooronavirus ad una signora di 56 anni, deceduta quella stessa notte che, a ruota, sono stati segnalati altri due casi di infezione da Covid-19. Soprattutto nell’ultima diagnosi – quella riguardante un medico di 35 anni – si è riscontrata la possibilità che l’alto numero di contatti che avvengono quotidianamente nella zona possano essere il canale principale di diffusione del patogeno. E in un quartiere in cui un alto numero di persone vive all’interno della stessa abitazione – a pochi centimetri di distanza da quelle vicino – tale propagazione rischia di essere ancora più rapida.

A causa delle scarse condizioni igieniche lo stesso contrasto al virus diventa arduo, non potendo affidarsi ai disinfettanti utilizzati per eliminare le rimanenze del patogeno dalle superfici. Ma non solo: come in buona parte dell’India, anche le baraccopoli patiscono uno scarso accesso all’acqua potabile: indispensabile per l’igiene e per l’utilizzo del sapone.

La situazione del quartiere di Dharavi, inoltre, è ancora più drammatica: si tratta dell’agglomerato urbana con la più alta densità di popolazione del Paese. In soltanto due chilometri quadrati vivono infatti circa un milione di persone. Per intenderci, è come se nello Stato del Vaticano vivessero circa 600mila persone: nella migliore delle ipotesi, non riusciremmo nemmeno ad immaginarlo.

Come combattere il Covid nelle baraccopoli?

Lo stesso governo indiano e lo stesso Narendra Modi hanno ammesso le difficoltà nel gestire la diffusione del virus all’interno del Paese. In uno Stato abitato da oltre un miliardo di persone con molte zone rurali scarsamente rifornite di acqua potabile e nelle quali regna la povertà, applicare le misure di lockdown europee è materialmente impossibile. E come nelle provincie rurali, anche nelle baraccopoli persistono i medesimi problemi, con l’unica differenza dettata dall’alta densità di popolazione delle aree che favorisce la diffusione del virus. In questa situazione il governo indiano ha deciso comunque di imporre le misure volte all’isolamento della popolazione, nonostante le difficoltà anche materiali nel far rispettiva le direttive speciali attivate nel Paese. Lo stesso potersi permettere il distanziamento sociale è percepito quasi come un lusso, riservato a coloro che abitano nei ricchi centri cittadini.

La più grossa sfida che affronterà l’India nelle prossime settimane sarà quindi appunto dettata dalle capacità di ostacolare l’avanzata dei contagi proprio nelle baraccopoli del Paese, che si prefigurano – anche in questo caso – come il punto debole dello Stato indiano. In assenza delle giuste misure, ogni baraccopoli è un papabile nuovo focolaio che, a causa dei numeri, rischia di trasformarsi in brevissimo tempo in una tragedia umana.