Il “derby per la Groenlandia” e non solo: Milano-Cortina, le prime Olimpiadi di una nuova era

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Ogni Olimpiade riflette i cambiamenti politici della propria era. Quando, ad esempio, a Barcellona nel 1992 è andata in scena la parata degli atleti, sono state notate nuove bandiere. Alcune erano senza stella socialista, altre non indicavano più un Paese ma una comunità di Stati provvisoriamente unita in un’unica delegazione. Due invece erano del tutto sparite: non c’era infatti più alcun vessillo rosso con falce e martello, così come non si notava più una delle due bandiere tedesche. All’epoca tutto questo è stato visto come il primo simbolo palese della nascita di un nuovo mondo. Quelle disputate in terra spagnola infatti, sono state le prime Olimpiadi post guerra fredda e post Urss.

A Milano, fra pochi giorni, forse si noteranno meno cambiamenti e le bandiere saranno grossomodo le stesse viste nelle ultime Olimpiadi. Ma non mancheranno segnali capaci di riflettere i tanti cambiamenti degli ultimi mesi. Cambiamenti riconducibili, soprattutto, alla fine di storiche e tradizionali alleanze interne al mondo occidentale.

Usa vs Alleati

Le Olimpiadi italiane saranno le prime dove, per la prima volta, Usa e Canada si guarderanno con un certo sospetto. Così come, allo stesso modo, saranno le prime dove tra statunitensi e danesi potrebbero sorgere non poche recriminazioni. Uno degli elementi più caratteristici del primo anno dell’amministrazione Trump 2.0, ha del resto riguardato l’allontanamento tra Usa e Ue e tra Usa e Canada. Oggi l’anti Trump a livello internazionale è rappresentato dal primo ministro canadese, Mark Carney. Il quale nel recente forum di Davos ha parlato espressamente della “fine del mondo per come lo conosciamo”. Il tutto, dopo aver governato nell’ultimo anno con la scure di nuovi dazi imposti tra Trump o delle provocazioni, avanzate dallo stesso presidente Usa, volte a considerare il Canada come 51esimo Stato.

Tutto questo sta già avendo implicazioni alle Olimpiadi. Se ne sono accorti gli appassionati di skeleton, la disciplina dove l’atleta corre in posizione prona sullo slittino. La federazione Usa ha accusato quella canadese di aver fatto ritirare le proprie atlete per non far qualificare, all’imminente torneo olimpico, Katie Uhlaender. Ossia una delle atlete statunitensi più in vista. I tornei pre-olimpici infatti, assegnano punti in base al numero di partecipanti alle gare. Il ritiro delle canadesi, ha quindi vanificato la vittoria di Uhlaender nell’ultima gara di Lake Placid. Sui social, è partito un inedito scontro tra tifosi statunitensi e canadesi. Con la diretta interessata che ha anche interpellato della questione il vice presidente J.D. Vance. L’episodio testimonia come, alle prossime Olimpiadi, ogni incontro tra Usa e Canada non sarà affatto amichevole.

Adesso Usa-Danimarca è diventato un derby

L’attenzione più importante tuttavia riguarderà la sfida di hockey su ghiaccio tra le nazionali maschili di Usa e Danimarca, in programma il 14 febbraio all’interno della nuova Arena Santa Giulia di Milano. Fino a pochi mesi fa, una sfida del genere non avrebbe attratto interesse al di fuori da quello sportivo. Ma il torneo olimpico irrompe all’indomani della crisi legata alla sovranità sulla Groenlandia, rivendicata più volte da Trump. Con tanto di profondo e inedito strappo tra Washington e Copenaghen e, più in generale, tra Usa e Ue.

La sfida sta già richiamando l’attenzione dei media internazionali, tanto da parlare già di “Derby per la Groenlandia“. E questo, di per sé, rappresenta una novità. Ai mondiali o alle Olimpiadi, sono stati tradizionalmente gli incroci tra conclamati Paesi avversari ad assumere forti significati politici. Come per la partita ai mondiali di calcio di Francia 98 tra Usa e Iran. Oppure come, rimanendo in tema di Olimpiadi invernali, per i tanti incroci tra Usa e Urss nell’hockey durante la guerra fredda. Per la prima volta, l’interesse geopolitico cadrà per una sfida tra alleati. Un riflesso, per l’appunto, se non di una nuova era quantomeno di una realtà attuale profondamente diversa dal recentissimo passato.