Il “demone” citato da Xi Jinping ha un nome ben preciso. Si chiama nuovo coronavirus, o anche 2019-n-Cov, ed è stato evocato in circostanze misteriose a Wuhan, capoluogo della provincia dello Hubei, Cina centrale.

Inutile parlare del numero di pazienti contagiati o deceduti: più passano le ore e più la malattia infesta i polmoni di decine e decine di persone. Prima gli infetti erano solo a Wuhan, poi l’epidemia si estesa nell’intera provincia; quindi ha toccato Pechino, Shanghai, e ben presto si è diffusa in tutto il Paese.

Nessuno sa come respingere il demone, che in poche settimane è diventato più grande ed è entrato, in silenzio ma con prepotenza, negli Stati limitrofi alla Cina e perfino in Europa. A conferma di una situazione grave e incontrollabile – non ci sono vaccini per contrastare il virus né si conosce ancora la sua origine esatta – il direttore generale dell’Organizzazione mondiale della Sanità (Oms), Tedros Adhanom Ghebreyesus, ha varcato i blindatissimi cancelli della Città Proibita per incontrare il signor Xi.

Il demone fa paura

In un faccia a faccia surreale, il presidentissimo cinese, uno che è abituato ad avere sempre in pugno il controllo degli eventi, si è quasi messo a nudo, mostrando un’aura umana. “Il virus è il diavolo – ha esordito Xi – Non gli permetteremo di nascondersi. L’Oms e la comunità internazionale forniranno un’attenta valutazione. La Cina è fiduciosa di poter vincere la battaglia contro il virus”.

Nessuno era mai riuscito a scalfire la corazza del leader asiatico: non gli ultimi dati di un’economia a rilento, la guerra dei dazi con gli Stati Uniti, le minacce di Donald Trump e neppure i riottosi dimostranti di Hong Kong. A tutti questi problemi il signor Xi aveva un antidoto, proprio quello che manca adesso. L’uomo più potente del mondo pagherebbe oro per averne uno da  iniettare nel corpo di ogni singolo connazionale infettato dal coronavirus.

La guerra di Xi

Gli scienziati brancolano ancora nel buio. Non sappiamo ancora niente sul nuovo coronavirus. Da dove è arrivato esattamente? Perché? E come ha fatto ad attaccare l’essere umano? Al momento ci sono solo ipotesi, e neanche troppo convincenti.

Alcuni esperti ritengono che il 2019-n-Cov possa essere stato trasmesso all’uomo da un animale; un pipistrello, o forse un serpente. Entrambi erano in vendita al mercato ittico di Huanan, nel pieno centro di Wuhan, dove tra l’altro pare fossero in commercio animali vivi di ogni tipo, in un contesto igienico-sanitario a dir poco imbarazzante.

Quel poco che conosciamo sul demone cinese fa paura. Il coronavirus è riuscito a bloccare il motore economico della Cina, adesso una nazione blindata e in quarantena. Le multinazionali che una volta facevano a gara per entrare nell’immenso mercato cinese hanno sospeso le attività fino a data da destinarsi. Le compagnie aree stanno lentamente bloccando ogni collegamento da e verso la Cina continentale, con enormi danni al settore turistico (e non solo quello cinese, anzi).

Nella provincia infetta dello Hubei i cittadini vivono barricati in casa. Chi è contagiato spera di guarire in fretta e di non trasformarsi in un freddo numero, buono soltanto a completare i bollettini informativi in onda quotidianamente sulla Cctv. Chi non ha ancora incontrato il demone prega di non incontrarlo mai. Anche nell’atea Cina si inizia a utilizzare un lessico religioso. Xi Jinping ha indossato l’armatura ed è pronto a combattere il demone. Ma nessuno sa quando (e come) finirà questa battaglia.

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