Dalla pillola all’iPhone. Nuovi anticoncezionali crescono? Sembrerebbe di sì a giudicare dallo studio appena pubblicato da due ricercatori americani, Caitlin K. Myers ed Ezekiel Hooper, per il National Bureau of Economic Research di Cambridge in Massachusetts. Lo studio prende in esame l’andamento del tasso di fertilità delle donne americane, sceso del 22% tra il 2007 e il 2024 dopo un periodo (1980-2007) nel quale era rimasto pressoché costante. E si concentra su quello che i due economisti hanno definito il punto di rottura avvenuto nel 2007.
La denatalità negli Stati Uniti, ecco il colpevole
Il 2007 negli Stati Uniti è l’anno della grande recessione, ma questo secondo gli studiosi non basta a spiegare il calo delle nascite, che è proseguito anche quando l’economia ha ripreso a marciare e i mercati finanziari a volare. Cosa era dunque successo nel 2007? In quell’anno, durante il Macworld Expo di San Francisco, un signore di nome Steve Jobs, salì sul palco per presentare al mercato tre prodotti rivoluzionari in un unico dispositivo: l’iPhone, appunto.
Secondo Myers e Hooper, questa è stata la “pistola fumante” della denatalità più della Grande recessione o del costo della vita. E per validare la loro tesi i due docenti ricordano come per essere credibile un fenomeno debba soddisfare tre criteri economici rigorosi, vale a dire impatto massiccio, tempismo esatto e distribuzione su larga scala. Ma come è stato possibile dimostrare che la causa era proprio l’iPhone? Grazie a un accordo contrattuale storico: per i primi 4 anni, il nuovo telefonino poteva funzionare esclusivamente sulla rete AT&T. Se non vivevi in un’area coperta dalla rete 3G della compagnia americana, possedere il telefono della Apple era inutile.
Lo studio Usa
Sfruttando i dati gli economisti hanno confrontato le aree raggiunte dalla rete 3G di AT&T con quelle prive durante i quattro anni di esclusiva. Grazie alla mappatura dei territori dove l’iPhone non era coperto dalla rete 3G è stato possibile stimare l’andamento della fertilità senza l’introduzione dell’apparecchio di Steve Jobs. Gli autori stimano che tra un terzo e poco più della metà del calo della fertilità osservato tra il 2007 e il 2011 possa essere attribuito alla diffusione dello smartphone. Ovviamente, gli studiosi non sostengono la tesi che il cellulare renda sterili, ma semmai che alteri il “funnel” delle relazioni. A tale proposito, il report individua tre alterazioni del comportamento. Spostamento delle relazioni e delle interazioni. Il crollo del tempo speso “face to face” e meno occasioni sociali significano meno possibilità di formare coppie.
Sostituzione dell’intimità. Diminuisce l’affettività fisica e aumentano le ricerche sul web di contenuti per adulti. Consultori digitali. Accesso immediato e privato a informazioni sui temi della sessualità e della contraccezione. Sono queste le principali conseguenze individuate dagli estensori del rapporto, vere e proprie “alterazioni” comportamentali, soprattutto da parte delle fasce più giovani (15-24 anni). In effetti, il declino delle nascite non ha colpito tutte le fasce d’età allo stesso modo. Le stime indicano che l’introduzione dell’iPhone ha avuto un impatto particolarmente marcato tra le donne più giovani, quelle che hanno adottato più rapidamente gli smartphone. L’accesso al dispositivo avrebbe determinato una riduzione delle nascite compresa tra il 4,5% e l’8% nella fascia 15-19 anni e tra il 3,2% e il 6,6% tra le donne di 20-24 anni. È proprio tra i più giovani, infatti, che il rapporto rileva le modifi