La pandemia ha svuotato le strade delle nostre città, paralizzato gli spostamenti, impedito il contatto umano, ma non è riuscita a fermare la solidarietà. Nonostante la crisi economica che ha gettato il vecchio continente nella stagnazione, nel 2020 la fondazione pontificia Aiuto alla Chiesa che Soffre (Acs) è riuscita a raccogliere 122,7 milioni di euro per sostenere i cristiani perseguitati, le vittime dei conflitti e i poveri di tutto il mondo. Anzi, nel 2020, l’anno nero del Covid, le donazioni sono addirittura aumentate, facendo registrare un incremento del 15,4 per cento rispetto all’anno precedente, pari a 16,4 milioni di euro.

Soldi che sono serviti a finanziare “oltre cento progetti a tutela delle comunità cristiane minacciate e oppresse”, spiega il direttore di Acs-Italia, Alessandro Monteduro. Si tratta di iniziative a sostegno delle comunità cristiane colpite dalla guerra e dal fondamentalismo nei Paesi del Sahel, in Siria o in Iraq, ma anche delle minoranze che a causa della pandemia si sono ritrovate a fare i conti con isolamento e povertà estrema.

“La pandemia ha peggiorato drammaticamente la condizione dei cristiani in molte regioni del mondo, i quali si sono trovati letteralmente, quasi dall’oggi al domani, senza lavoro, paga o cibo”, spiega Thomas Heine-Geldern, presidente esecutivo di Acs Internazionale. Tra questi ci sono anche sacerdoti e suore. Un terzo degli aiuti, spiega l’organizzazione in un comunicato, è stato destinato ai Paesi africani, dove nell’ultimo anno si è registrata un’impennata degli attacchi terroristici. “La pandemia ha reso ancora più difficile la situazione dei profughi sfollati, e in molti casi la Chiesa è l’unica istituzione ancora rimasta a sostenere la gente”, ha spiegato il presidente esecutivo di Acs.

Il 14,2 per cento delle donazioni sono state devolute alle popolazioni siriana e irachena. La pandemia, infatti, ha bloccato molti dei progetti di ricostruzione che erano stati avviati nei due Paesi sconvolti dalla guerra. Un programma di aiuti di emergenza, per un totale di quasi 4 milioni di euro, è stato lanciato anche per la capitale libanese, Beirut, dopo l’esplosione del 4 agosto scorso nel porto della città, sia con un intervento immediato a sostegno della popolazione, sia con la ricostruzione degli edifici del quartiere cristiano, comprese chiese e case religiose, tra i più colpiti dalla deflagrazione.

Il 18 per cento dei fondi è stato destinato al subcontinente indiano, messo in ginocchio dall’epidemia di Covid, dove le minoranze cristiane di India e Pakistan sono state discriminate nell’accesso agli aiuti messi in campo dai governi per fronteggiare l’emergenza sanitaria. In un anno sono stati costruiti o ristrutturati dopo essere stati danneggiati 744 edifici tra chiese, case parrocchiali, conventi e seminari, compresa la cattedrale maronita di Sant’Elia ad Aleppo, in Siria, parzialmente distrutta dai violenti combattimenti tra il 2012 e il 2016.

Un importo di 1,7 milioni di euro è stato destinato ai sacerdoti per la celebrazione delle messe, mentre sono stati sostenuti negli studi 14mila seminaristi in tutto il mondo. Ad essere acquistate con il contributo dei benefattori sono stati 783 biciclette, 280 auto, 166 moto, 11 barche, due bus e un camion, che serviranno ad aiutare parroci e religiosi a svolgere il proprio apostolato, ma anche mascherine e dispositivi di protezione individuale per cercare di arginare il più possibile la diffusione del Covid.

In totale sono state finanziate attività per 102,1 milioni di euro. I restanti 20,6 milioni, fa sapere la fondazione, a causa dei ritardi imposti dalla pandemia, saranno erogati entro la fine di giugno 2021. “La crisi economico-sociale generata dalla diffusione del Covid-19 ci ha fatto temere una flessione delle donazioni, il che avrebbe impedito la realizzazione di molti importanti progetti. – ha spiegato il presidente di Acs Italia, Alfredo Mantovano – Tali timori sono stati fugati dalla persistente carità dei nostri benefattori”.

“Pensiamo che i vari lockdown abbiano fatto riflettere tanti cattolici italiani a proposito delle limitazioni ordinariamente sperimentate da tante comunità cristiane minacciate nel mondo, non per il virus ma per la persecuzione in odio alla fede – commentano dalla fondazione pontificia -. Il Covid-19, in altre parole, può mutare e diventare più o meno aggressivo, ma non ha la capacità di intaccare la carità”.

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