Tra i palazzoni di Yulin, una città cinese non distante dal confine vietnamita, il vociare dei venditori si confonde al rumore dei clacson. I clienti arrivano sul posto in sella ai loro scooter, parcheggiano a ridosso dei banchetti e si avventurano tra uno stand e l’altro, alla ricerca dell’affare migliore. Fino a pochi anni fa, con 18 yuan si potevano portare a casa 500 grammi di carne di cane.

Un festsival controverso

Siamo nella regione autonoma del Guanxi, Cina meridionale, in uno dei numerosi mercati cittadini che offrono agli avventori la specialità della casa: carne di cane. A Yulin, proprio in questi giorni, sta andando in scena il Lychee and Dog Meat Festival, meglio conosciuto come Festival della carne di cane di Yulin. La manifestazione, che si svolge ogni anno dal 2009, inizia il 21 giugno, in concomitanza con il solstizio d’estate, e prosegue ininterrottamente per dieci giorni.

Alla base del festival, durante il quale vengono uccisi e mangiati migliaia e migliaia di cani, c’è un’antica credenza, secondo la quale mangiare carne di cane aiuterebbe ad affrontare meglio l’imminente calura estiva e porterebbe fortuna e buona salute. Un’antica tradizione che, a giudicare dalle passate edizioni, ha riscosso un discreto successo, vista l’ingente quantità di visitatori attratta.

Al via l’edizione 2020

A differenza dai quanto si potesse pensare, e nonostante la recente pandemia di Covid, con tutte le polemiche relative allo scarso igiene presente nei wet market, il Festival di Yulin si è svolto anche quest’anno. Certo, ci sono meno visitatori e l’epicentro della compravendita non avviene più nel cuore della città, nel mercato Dongkou, bensì in periferia, nella zona del mercato di Nanchao.

Ma i cambiamenti rispetto al passato sono davvero pochi. L’unica novità è rappresentata dalle mascherine celesti indossate da venditori e clienti. Per il resto, i banchi continuano, come ogni anno, ad abbondare di carne lavorata all’istante, senza il benché minimo rispetto di alcuna norma sanitaria. Altro che misurazione della temperatura e distanziamento sociale: sembra quasi che a Yulin le ferree normative cinesi anti Covid non valgano.

Gli animali venduti al Festival – non ci sono solo cani, ma anche gatti e altre specie – vengono infatti trasportati in loco al termine di lunghi viaggi, durante i quali sono costretti a stare in piccolissime gabbie, in condizioni pessime e assieme a tanti altri esemplari. Insomma, condizioni perfette per assistere ad altri possibili spillover.

La Cina e gli animali domestici

Al netto del Festival, che ricalca un’usanza che può essere fatta risalire ad almeno 400 anni fa, occorre fare alcune precisazioni. In Cina, almeno per il momento, mangiare carne di cane non è illegale. Gli atteggiamenti stanno tuttavia cambiando, e poche sono le persone attratte da piatti simili.

Se è vero che durante i terribili anni della Rivoluzione culturale era vietato possedere animali domestici, oggi avere un amico a quattro zampe è diventato popolare tra gli esponenti della nuova classe media cinese. In tutto il Paese il numero di animali domestici registrati si aggira intorno ai 62 milioni di esemplari.

Un sondaggio del 2017 rivelava come a Yulin quasi tre quarti delle persone non mangiassero regolarmente carne di cane. Un altro sondaggio, condotto nel 2016, a livello nazionale, evidenziava invece come il 64% dei cittadini cinesi volesse interrompere il Festival di Yulin e come il 69,5% di loro non avesse mai mangiato carne di cane.

Due sono gli schieramenti contrapposti, il primo dei quali molto più nutrito del secondo. Molti cinesi ritengono infatti che la manifestazione annuale del Guanxi non rifletta le abitudini alimentari della maggioranza della popolazione; altri fanno notare che esiste una netta distinzione tra i cani domestici e quelli allevati in apposite fattorie.

La posizione del governo

Il festival di Yulin nasce per dare impulso al commercio cittadino e, nei primi anni, l’evento riceveva perfino il benestare del governo. Nel 2014 Pechino ha fatto un passo indietro. Da quel momento in poi non esiste più alcun “festival ufficiale“, anche se i commercianti locali continuano, annualmente e in via ufficiosa, a portare avanti la manifestazione. Dal canto suo, il governo municipale di Yulin dice di avere le mani legate e di non essere in grado di interrompere un festival che non esiste come evento ufficiale.

Detto altrimenti, siamo di fronte a una sorta di “vuoto normativo”. Già, perché le autorità nazionali non saprebbero come giustificare il fatto di bollare come illegale il consumo di carne, solo per dieci giorni all’anno e solo in una città del Paese. Come detto, infatti, mangiare carne, in Cina, non è un reato.

Le ultime leggi

Eppure qualcosa si sta muovendo. Nei mesi scorsi il Ministero dell’Agricoltura e degli Affari Agricoli ha deciso di classificare i cani come “animali domestici” anziché come bestiame, anche se non è chiaro come la riclassificazione influenzerà il commercio di Yulin. Il coronavirus, che si ritiene abbia avuto origine da pipistrelli in vendita in un mercato della città centrale cinese di Wuhan, ha costretto la Cina a rivalutare il suo rapporto con gli animali e a promettere di vietare il commercio di animali selvatici.

Il governo sta adesso elaborando nuove leggi per vietare il commercio di animali selvatici e proteggere gli animali domestici. Ad aprile Shenzhen, seguita poco dopo da Zhuhai, è diventata la prima città cinese a vietare la vendita e il consumo di carne di cane e gatto oltre al divieto verso gli animali selvatici. Secondo il People’s Daily, Shenzhen, in quanto città di primo livello della Cina e centro internazionale di commercio e tecnologia, ha fatto un ulteriore passo estendendo il divieto a cani e gatti. I nuovi regolamenti, approvati martedì, sono entrati in vigore a maggio.

“Cani e gatti come animali domestici hanno stabilito un rapporto molto più stretto con le persone rispetto a tutti gli altri animali e vietarne il consumo è una pratica comune nei paesi sviluppati e in Cina, a Hong Kong e Taiwan”, ha affermato un alto funzionario dell’organo legislativo del Congresso popolare di Shenzhen. “Questo divieto risponde anche alla domanda e allo spirito della civiltà umana“, ha aggiunto.

La massima legislatura cinese, l’Assemblea nazionale del popolo, ha dichiarato alla fine di febbraio il divieto di commercio e consumo di animali selvatici. I governi provinciali e delle città di tutto il paese si sono mossi per far rispettare la sentenza, ma Shenzhen è stata la più esplicita sull’estensione di tale divieto a cani e gatti.

La pratica di mangiare carne di cane in Cina non è così comune; secondo il quotidiano la maggior parte dei cinesi non l’ha mai fatto e non vuole farlo. Solo poche persone in luoghi come la regione autonoma del Guangxi, la Cina nord-orientale e la provincia dello Zhejiang mantengono ancora tale abitudine e tradizione.

Gli analisti hanno affermato che la legge di Shenzhen potrebbe essere promossa in più regioni della Cina poichè si tratta di un passo positivo per migliorare l’igiene e la sicurezza alimentare. Ma – sottolineano fonti di agenzia – per le persone che avevano il diritto di mantenere le loro tradizioni, i governi locali potrebbero prendere in considerazione normative più specifiche per aiutare le persone a cambiare o consentire il consumo di carne di cane in base a rigide normative sanitarie in quelle regioni specifiche.

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