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L’autunno si avvicina e le domande sull’avvenire della pandemia si moltiplicano. Lo spauracchio, manco a dirlo, è quello di nuove chiusure imposte da numeri drammatici o comunque rilevanti. Ma alcune opinioni provenienti dagli Stati Uniti sembrano propendere per l’ottimismo. Qualcosa che potrebbe essere valido per quella zona di mondo e non solo. C’è una premessa. I virus possono divenire endemici: lo sentiamo ripetere dagli esperti sin da quando il Covid-19 ha fatto la sua comparsa nel mondo. Ma il SarsCov2, almeno al momento, non sembra avere intenzione di ridimensionarsi. Anzi, la variante Delta ci ha ricordato come la contagiosità possa subire variazioni e in peggio.

Il dialogo odierno – quello tra autorità sanitarie e governi – è per lo più sulla terza dose: il presidente degli States Joe Biden dovrebbe parlarne a breve, propendendo per il sì, mentre Israele ha già cominciato con le somministrazioni. La sensazione è che una strada sia stata intrapresa. L’Europa, com’è spesso accaduto, seguirà la via occidentale. Le tempistiche per decidere il da farsi stanno scorrendo. Due dosi, in buona sostanza, non bastano più a tutelare tutti in vista delle prossime fasi. Le varianti hanno iniziato a dimostrare quanto fastidio possano dare alla tutela del quadro epidemiologico. E la Delta può essere solo la capostipite di un elenco destinato ad allungarsi. Il fine della terza dose è quello di proteggere le persone che hanno più di sessant’anni di età. E a Tel Aviv sono qualche passo avanti rispetto a noi.

In relazione all’eventualità che qualcosa migliori in tempi brevi, bisogna segnalare quanto emerso sulla CNBC, così come ripercorso da Quartz. A parlare non è stato un esperto a caso, bensì Scott Gottlieb, che oggi è incaricato in Pfizer, ma che prima del suo attuale lavoro faceva parte dei vertici apicali della FDA. Ebbene, Gottlieb ha detto che si sta “passando da una pandemia a un virus endemico, almeno qui negli Stati Uniti e altri contesti occidentali”. Endemico vuol dire circolante con un certo tasso di normalità. La differenza tra uno stato pandemico ed uno stato endemico è racchiusa in una parola che facciamo quasi fatica a pronunciare: normalità. 

Gottlieb ha spiegato che il Covid-19 “Diventerà più una malattia endemica in cui vedremo una sorta di infezione persistente durante l’inverno, ma di certo non ai livelli che stiamo vivendo in questo momento”. Nel caso in cui l’esperto avesse ragione, l’evoluzione virale comporterebbe delle modifiche sui tassi statistici legati alla pandemia. Modifiche che – ci auguriamo tutti – potrebbero già emergere durante i prossimi mesi. Difficile, ad oggi, stabilire se e quando ci sarà un punto di svolta. Ma le parole di Gottlieb non possono che essere lette come un segno di speranza. 

Nel frattempo, una spia può arrivare da quello che succede in Israele, dove sono avanti sulla tabella di marcia. Come ripercorso da Corriere della Sera, c’è un doppio binario informativo da percorrere: se è vero che tra le persone che sono costrette a ricorrere alla ospedalizzazione è in aumento il numero di coloro che sono vaccinati, è vero pure che i dati certificano l’efficacia del vaccino Pfizer nei confronti della variante Delta. Le recenti pubblicazioni attestano come la terza dose sia efficace all’86% sulla popolazione con più di sessant’anni di età. E questo è un altro elemento che andrà preso in considerazione quando si dibatterà sul somministrare o no la terza dose.

Sino a quando non è comparso il vaccino, abbiamo affrontato la pandemia con le cosiddette misure di contenimento. Ora, in vista delle prossime due stagioni, l’Occidente potrebbe soprattutto mirare ad un’accelerata sulla terza dose. Sperando che questo basti ad evitare lockdown e simili.





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