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La pandemia di Covid-19 ha colpito l’Ucraina, dove sono stati registrati oltre tremila casi della malattia. Il morbo si è diffuso in tutto il territorio ed ha attecchito anche in quelle aree del Donbass sotto il controllo dei separatisti che, dal 2014, combattono contro l’esercito di Kiev. Qui la situazione complessa: i disinfettanti, come segnalato dal Kyiv Post, sono perlopiù assenti ed una buona parte dei residenti, già provati dal conflitto, sottostima la minaccia del coronavirus e non indossa guanti e mascherine. La popolazione di queste regioni ha un’alta prevalenza di anziani che, spesso, non rispettano i provvedimenti di isolamento in casa emanati nei loro confronti. Le scuole sono chiuse, nella repubblica separatista di Donetsk i bar e i ristoranti non sono operativi dopo le 6 di sera mentre in quella di Luhansk questa restrizione è assente. Le industrie operano normalmente: le repubbliche separatiste, segnate dalla guerra, crollerebbero qualora le attività produttive venissero interrotte.

Una catastrofe potenziale

I territori occupati dai separatisti sono isolati dal resto dell’Ucraina. Il 21 marzo le autorità locali hanno infatti chiuso i punti di controllo sulla linea di contatto che segna il confine con le zone governative. Il 22 marzo sono state le forze di Kiev a sigillare la linea di demarcazione. A rischio sono i più anziani, costretti a fare la spola tra i territori occupati, dove risiedono e le aree governative, dopo possono ritirare la (misera) pensione che gli spetta e con la quale possono sostentarsi. La chiusura dei punti di controllo li costringerà a non poter usufruire delle cure mediche del governo e a dover ricorrere a quelle, di qualità inferiore, fornite dalle repubbliche separatiste. Secondo quanto riferito dall’ufficio stampa del ministero della Difesa ucraino i separatisti avrebbero nascosto la diffusione del coronavirus. Nelle regioni di Donetsk e Luhansk, come segnalato da un’organizzazione che si occupa della tutela dei diritti umani, si sarebbero registrati centinaia di casi di infezioni respiratorie riconducibili al Covid-19: le autorità locali avrebbero però impedito la divulgazione di informazioni in materia.

Le prospettive

Sullo sfondo dell’emergenza sanitaria ci sono, poi, le complesse relazioni bilaterali tra Mosca e Kiev ed i tentativi di porre fine al conflitto. Il presidente Volodymyr Zelensky vuole la pace ma l’obiettivo sembra piuttosto difficile da raggiungere: diversi cittadini ucraini ritengono che il Donbass sia eccessivamente legato alla Federazione Russa e che una sua reintegrazione porterebbe ad una paralisi della politica interna ed alla fine del lento percorso di avvicinamento all’Unione Europea. Il miglioramento dei rapporti tra Russia ed Ucraina ha consentito un relativo abbassamento delle tensioni internazionali tra le parti ma non ha portato alla conclusione della guerra: Mosca e Kiev, infatti, dissentono sulle tempistiche di svolgimento delle elezioni regionali che dovrebbero segnare la fine del conflitto. Il Cremlino vuole che si svolgano prima che i territori occupati tornino sotto il controllo di Kiev mentre l’amministrazione di Zelensky non intende cedere su questo punto e pretende che le elezioni siano libere e si svolgano in condizioni di sicurezza. L’Unione Europea e gli Stati Uniti, che potrebbero fungere da contrappeso nel dialogo tra le parti, devono al momento affrontare le conseguenze del Covid-19 e sono probabilmente meno interessati ad intervenire sullo scenario ucraino.