Il nuovo coronavirus non guarda in faccia a nessuno e si diffonde, senza fare alcuna distinzione, in ogni angolo del mondo. Dal momento che l’epicentro del 2019-n-Cov è la Cina, il rischio più grande di dover fare i conti con una possibile crisi sanitaria è corso da quelle nazioni asiatiche confinanti o limitrofe al Dragone. Nell’elenco troviamo Giappone (dove i riflettori sono puntati sulla quarantena della nave da crociera Diamond Princess), Corea del Sud (aumentate le misure di sicurezza), Thailandia e Singapore (in cui, al momento, si sono registrati rispettivamente 32 e 43 casi di pazienti infettati) ma anche Corea del Nord.

Che cosa succede oltre il 38esimo parallelo al tempo del coronavirus? Difficile dirlo con certezza, anche se il quotidiano sudcoreano JoongAng Ilbo riferisce che una cittadina di Pyongyang, una volta tornata dalla Cina e rientrata in patria, avrebbe contratto l’infezione da coronavirus. Si tratterebbe del primo caso in Corea del Nord.

Media sudcoreani: primo caso al Nord

Da quando l’epidemia da coronavirus è diventata un’emergenza globale, anche Kim Jong Un ha stretto le maglie sanitarie per garantire maggiore sicurezza ai cittadini del Paese. La fonte del JoongAng Ilbo, che ha parlato a condizione di mantenere l’anonimato, ha spiegato che i funzionati nordcoreani hanno attuato misure sanitarie senza precedenti.

I soggetti che hanno visitato di recente una nazione straniera sono stati isolati e sottoposti al test per il coronavirus. Durante questo processo, una donna della capitale è risultata positiva. Non sappiamo quando sia stata diagnosticata l’infezione, anche se tutti quelli che avevano avuto stretti contatti con la paziente sono finiti in quarantena.

La scorsa settimana, Song In Bom, un funzionario sanitario del Paese, era apparso sulla televisione nazionale per rassicurare il popolo e dichiarare che non c’erano casi di coronavirus in Corea del Nord. Song aveva comunque fatto appello alla “consapevolezza civile” e all’”unità” per prevenire la diffusione della malattia. La situazione, dunque, sembrava sotto controllo ma adesso, nel caso in cui dovesse essere confermata la versione del primo paziente contagiato, lo scenario potrebbe assumere altri contorni.

Pyongyang si blinda

Nel frattempo la Corea del Nord ha limitato l’accesso ai turisti provenienti dalla Cina, mentre dalla fine di gennaio ha cancellato i voli tra Pyongyang e Pechino. Sospeso anche il rilascio dei visti per viaggiare verso il Paese e bloccato il traffico alla frontiera con la Cina.

A causa del primo caso di infezione sopra citato, alcuni analisti ritengono plausibile che il governo possa annullare o ridimensionare molti degli eventi previsti per i prossimi giorni, comprese sfilate di ogni tipo. Ricordiamo che sono prossime le celebrazioni per l’anniversario dell’istituzione dell’Armata Popolare, con la tradizionale massiccia parata militare a Pyongyang.

Stando a quanto riportato sempre dallo JoongAng Ilbo, i preparativi per l’evento citato sono stati interrotti la fine del mese scorso, proprio per la paura di un focolaio. Daily Nk sostiene invece che in Corea del Nord vi sarebbero già stati cinque vittime uccise dal virus 2019-n-Cov, tutte nella critica città nord-occidentale di Sinuiju.

Morti a Sinuiju?

Sinuiju è un hub strategico perché questo centro urbano è sul fiume Yalu, proprio a due passi dalla città cinese di Dandong, che per Pyongyang rappresenta un punto chiave nel commercio con Pechino nonostante le sanzioni.

Le preoccupazioni della Corea del Nord per la diffusione di un’epidemia sono ancora più grandi a causa della carenza di medicine e attrezzature base presenti nel Paese, una spada di Damocle, questa, dovuta in gran parte alle sanzioni statunitensi cui è sottoposta la nazione.

Dal momento che Kim Jong Un non ha un vaccino per il coronavirus né le stesse capacità mediche della Cina, l’obiettivo del governo è uno: impedire alla malattia di entrare in Corea del Nord, in parte contenendo rapidamente qualsiasi perdita e in parte prevenendo qualsiasi contatto interpersonale.

Il compito è pressoché impossibile, almeno fino a quando alcuni cittadini nordcoreani continueranno a muoversi illegalmente lungo il confine sino-coreano. Queste persone portano avanti nell’ombra un commercio di basso livello per migliorare la propria condizione di vita, ma in un periodo del genere stanno sottoponendo la Corea del Nord a una minaccia enorme.

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