La seconda ondata di coronavirus ha colpito l’Europa tra la fine di settembre e l’inizio di ottobre. È con lo scoccare dell’autunno che il Sars-CoV-2 ha ripreso la sua inarrestabile corsa, arrivando a contagiare decine di migliaia di persone e costringendo molti governi ad attuare nuove misure restrittive. La Francia è stata costretta a varare un secondo lockdown su scala nazionale. In Germania Angela Merkel ha optato per una serrata soft, con la chiusura di bar, ristoranti, palestre e altri luoghi di incontro. L’Italia, almeno fino a questo momento, si è limitata a imporre rigidi orari di chiusura al settore della ristorazione e il blocco a cinema, teatri, piscine e palestre.

Altri Paesi potrebbero inasprire gli attuali provvedimenti o, addirittura, seguire il percorso intrapreso da Parigi. Ma per quale motivo la curva epidemiologica è tornata a salire proprio in queste settimane? Gli esperti stanno cercando di capirlo. Due sono le opzioni più probabili sul tavolo. I contagi possono essere aumentati a causa di un mix esplosivo formato dal rilassamento della popolazione, meno attenta a mantenere il distanziamento sociale e indossare i dispositivi di protezione individuale, e dall’allentamento avanti tempo delle misure di sicurezza. Oppure esiste una relazione tra il cambio della temperatura e l’aumento dell’aggressività del virus.

Sbalzo di temperatura e contagi

Se diamo un’occhiata alle curve epidemiologiche presenti nei vari Paesi europei non possiamo non renderci conto di un fatto. L’impennata dei contagi è avvenuta in concomitanza con l’abbassamento delle temperature e l’ingresso nella stagione autunnale. Anzi: la curva è salita in modo contrario e simmetrico rispetto a quella relativa all’abbassamento delle temperature. Che possa esistere una comprovata relazione tra Sars-CoV-2 e temperatura ne è convinto Martin Blachier, epidemiologo fondatore di Public Health Expertise.

A ottobre il virus è esploso e, sempre a ottobre, un’ondata di maltempo si è abbattuta su gran parte del continente europeo, facendo scendere le temperature di una ventina di gradi centigradi. Nel corso di un’intervista a Repubblica, Blachier è stato chiaro: “La nostra ipotesi è che l’arrivo del freddo sia un fattore decisivo nell’impennata dei contagi”. Scendendo nel dettaglio, sostiene l’esperto, dal 4 ottobre in poi osserviamo un balzo del virus anche nelle aree in cui la curva stava scendendo grazie alle restrizioni. “Tra il 29 settembre e il primo ottobre c’è stato una forte perturbazione, con pioggia e freddo. E dopo pochi giorni abbiamo visto l’impennata dei contagi. C’è stato un dibattito scientifico sul fatto che fosse o meno un virus stagionale, ora non ci sono più dubbi”, ha aggiunto Blachier.

Il (possibile) ruolo del freddo

Blachier ha inoltre notato come le misure più aggressive e l’aumento delle restrizioni attuate dai governi per frenare la diffusione dei contagi si siano rivelate del tutto inutili con l’arrivo del freddo. “Avevamo già avuto segnali che il virus fosse più forte negli ambienti freddi. Ricordiamoci il caso dei mattatoi. In autunno la vita sociale si trasferisce in ambienti chiusi. Inoltre, il sistema immunitario si indebolisce. Abbiamo una miriade di ipotesi che puntano nella stessa direzione: ci aspetta un inverno durissimo”, è la previsione dell’epidemiologo, che ha concluso la sua analisi affermando che il lockdown è l’unico modo per controllare l’epidemia.

La teoria sposata da Blachier e da altri esperti non trova d’accordo l’intera comunità scientifica. Eppure c’è chi ritiene che valga la pena prendere in considerazione l’ipotesi del freddo. Uno studio in attesa di revisione pubblicato su bioRxiv sostiene che temperatura e umidità possano essere due fattori chiave nell’influenzare l’infezione di Sars-CoV-2 e altri virus. L’assunto di fondo è che, a basse temperature e al cospetto di un’umidità elevata, il virus possa rimanere infettivo più a lungo. Serviranno tuttavia altri studi per cercare di capire il comportamento di questo virus, ancora oggi misterioso.

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