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Società

Il controllo sociale non basta: continuano stragi e attacchi in Cina

La Cina è un paese sicuro, in cui il tasso di criminalità è basso ed è raro assistere a uccisioni di massa per mano di qualche squilibrato. Ieri è tuttavia filtrata una notizia che ha scosso l’opinione pubblica cinese e...

La Cina è un paese sicuro, in cui il tasso di criminalità è basso ed è raro assistere a uccisioni di massa per mano di qualche squilibrato. Ieri è tuttavia filtrata una notizia che ha scosso l’opinione pubblica cinese e non solo. A Enshi, città situata nella regione dell’Hubei, erano le otto di mattina. L’orario in cui il suono delle campanelle invita i giovani studenti a sedersi dietro i banchi delle aule, ma soprattutto era il primo giorno del nuovo anno scolastico dopo la pausa estiva. Prima che iniziassero le lezioni, un uomo ha ucciso otto bambini di età compresa tra i 6 e 13 anni in quello che può essere definito un massacro. Le autorità non hanno diffuso informazioni dettagliate sull’aggressione. Sappiamo soltanto che l’agguato ha coinvolto dieci bambini, che otto di loro sono morti e che l’autore del gesto è un 40enne, subito arrestato dalla polizia.

Dando un’occhiata agli archivi si nota in realtà che episodi del genere, in Cina, sono avvenuti più volte e non sono così rari come invece si potrebbe pensare. Ad esempio lo scorso ottobre una donna di 39 anni ha ferito 14 bambini con un coltello da cucina in una scuola materna di Chongqing, mentre l’aprile precedente nove studenti di una scuola media dello Shaanxi furono uccisi da un 28enne poi condannato a morte.

Le aggressioni ai bambini in Cina

La domanda sorge spontanea: come è possibile che in un paese come la Cina, dove il controllo delle autorità sulla popolazione ha raggiunto quasi livelli orwelliani, possano avvenire episodi come quello di Enshi? Difficile dare una risposta univoca, anche se possiamo azzardare ipotesi sociologiche. La causa di uno dei casi sopra citati, quello avvenuto nello Shaanxi, è stata espressamente citata dall’agenzia di stato cinese Xinhua, secondo la quale il movente del massacro sarebbe una vendetta personale dell’autore del gesto. Zhao Zewei, questo il nome dell’assassino, era un ex studente della scuola media in cui ha pianificato l’attacco. Durante il suo percorso scolastico pare che Zhao fu più volte bullizzato dai compagni, tanto da restare traumatizzato per il resto della vita. L’uomo, pensando di ritrovare nell’istituto gli stessi compagni a distanza di anni, pensò bene di vendicarsi dei torti subiti, ma la sua furia si è infranta contro bambini innocenti.

Un sistema scolastico pressante

La storia di Zhao è soggettiva e la sua chiave di lettura non può essere estesa a tutti gli altri casi, ma l’episodio aiuta a comprendere le falle del sistema scolastico presente Cina. Un sistema duro, basato sulla meritocrazia sin dalla tenera età, che non permette margine di errore. Chi mostra di avere doti, spirito di sacrificio e abnegazione può proseguire verso una scintillante carriera scolastica che può portare a una altrettanto scintillante carriera lavorativa; gli altri subiscono le pressioni familiari e sociali, che finiscono per schiacciare le loro piccole personalità. Molti covano odio e alcuni lo riversano in veri e propri massacri simili a quelli che siamo abituati a leggere nelle cronache dei giornali americani.

Gli episodi di mass shooting oltre la Muraglia

Oltre ai massacri che hanno coinvolto gli studenti, vale la pena spendere due parole anche sui cosiddetti mass shooting. Ovvero: un episodio violento attuato mediante l’utilizzo di armi da fuoco che provoca diverse vittime. Questi fatti, a differenza delle aggressioni con coltelli o altri oggetti contundenti, in Cina sono rarissimi. Il motivo è presto detto: qui la proprietà delle armi è soggetta a normative rigidissime, e in generale i cittadini non sono autorizzati a possedere armi da fuoco. Secondo un’indagine di The Small Arms Survey riferita al 2017, in una classifica che prende in considerazione la stima delle armi da fuoco civili per 100 persone, la Cina si colloca solo al 139° posto, dietro all’Azerbaijian. Il valore registrato è strabiliante: 3,6. Vuol dire che su 100 cittadini meno di quattro possiedono un arma da fuoco. Per fare un paragone, negli Stati Uniti questo valore è di 120,5.





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