Sono notizie che tolgono il fiato e che terrorizzano quelle che stanno arrivando dalla Repubblica democratica del Congo. Il Paese dell’Africa equatoriale dilaniato da decenni di guerre e guerriglie, vittima di un saccheggio indiscriminato del sottosuolo ora è anche l’epicentro di due epidemie che stanno falcidiando la popolazione. Nella terra dei Grandi Laghi, da agosto 2018 è in corso un’epidemia di ebola che ad oggi ha causato oltre 3mila contagi, ha provocato la morte di più di 2mila persone e il 30% delle vittime sono bambini. Nelle ultime ore l’Unicef ha divulgato un comunicato denunciando il propagarsi di un’infezione di morbillo e le vittime al momento sono più di 4mila.

La Repubblica democratica del Congo, 176esimo su 187 nazioni nell’Indice di Sviluppo Umano e con oltre cinque milioni di rifugiati interni è uno degli Stati più poveri al mondo, attraversato continuamente da conflitti e crisi umanitarie, sembra ora non riuscire a far fronte ai due focolai e a trovare una soluzione alla tragedia umanitaria in cui è sprofondata. L’ebola è diffusa nelle regioni del Nord Kivu e dell’Ituri, il tasso di mortalità, intorno al 67% , è tra i più alti mai registrati e sebbene siano stati introdotti nuovi trattamenti terapeutici e un vaccino sperimentale, l’infezione non si arresta e l’Organizzazione mondiale della sanità ha proclamato l’emergenza internazionale.

L’ebola, che vede la sua origine negli animali selvatici, si trasmette attraverso il contatto con qualsiasi fluido biologico di una persona infetta

L’incubazione va dai due ai 21 giorni e poi, una volta manifesta, causa inizialmente febbre, emicrania, nausea, vomito e diarrea, progredendo provoca emorragie interne, collasso di organi, apparati e, infine, la morte. Ma ora in Congo, conseguente all’ebola, si sono sviluppati anche complottismo e dietrologie. Sempre più persone, spinte da credenze popolari, strumentalizzazioni politiche ed esasperazione sociale, si sono convinte che il morbo non esista e che sia una strategia di potenze occulte per sterminare la popolazione congolese. Le comunità locali hanno iniziato a dimostrare ostilità nei confronti delle attività esercitate contro l’ebola: alcuni dispensari sono stati saccheggiati, diversi centri di salute sono stati dati alle fiamme, gli operatori sanitari vivono continuamente minacciati e si sono registrati anche degli omicidi nei confronti di alcuni medici. In questo clima di sospetto, psicosi e isteria collettiva a guadagnarci è solamente il morbo, che continua a proliferare e mietere vittime.

Diversa è la situazione legata all’infezione di morbillo. L’epidemia infatti travolge tutta la nazione e non è circoscritta solo ad alcune regioni. Leggendo il report dell’organizzazione Unicef, si scopre che da gennaio la malattia ha già causato 4.096 morti e i bambini con meno di cinque anni rappresentano il 74% dei contagi e il 90% dei decessi. Ma le persone infettate dalla malattia sono oltre 200mila e rispetto al 2018 il numero dei casi è triplicato. Edouard Beigbeder, rappresentante Unicef nella Repubblica democratica del Congo, si è così espresso in merito: ”Stiamo combattendo l’epidemia di morbillo su due fronti: prevenire le infezioni e prevenire le morti. Insieme al governo stiamo effettuando una corsa contro il tempo per cercare di vaccinare i bambini contro il morbillo e, allo stesso tempo, fornire alle cliniche i medicinali che trattano i sintomi e migliorano le possibilità di sopravvivenza per quelli già infetti”.

Una delle principali cause della diffusione dell’infezione è la mancanza di una copertura medica e di una campagna di vaccinazione estesa in tutto il Paese. Per questo motivo l’Unicef ha fatto sapere che distribuirà oltre 11mila kit medici ai centri sanitari. L’Oms (Organizzazione mondiale della sanità) intanto ha dichiarato che il vaccino contro il morbillo dovrebbe coprire almeno il 95% della popolazione, e l’altro attore impegnato in questa lotta contro l’epidemia, il governo di Kinshasa, ha annunciato che il 22 ottobre lancerà in tutte le 26 province del Paese una campagna per vaccinare i bambini dai sei mesi a cinque anni.

“Stiamo affrontando questa situazione perché milioni di bambini congolesi non hanno accesso alle cure sanitarie”, ha sempre detto Edouard Beigbeder, che ha poi aggiunto: “Un sistema sanitario debole, l’insicurezza, lo stato di guerra e la sfiducia della comunità nei confronti dei vaccini e dei vaccinatori, oltre alle sfide logistiche, sono tutti fattori che contribuiscono a far sì che un numero sempre maggiore di bambini non vaccinati rischi di contrarre la malattia. Se in futuro vogliamo evitare enormi focolai di morbillo come questo, ci devono essere investimenti significativi nel rafforzamento del programma nazionale di vaccinazione e occorre un impegno concreto da parte delle istituzioni nell’affrontare le gravi lacune del sistema medico sanitario”.