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“Vogliamo raccontare i drammi senza fine del Congo, una terra tormentata da gruppi armati anche di matrice islamista, depauperata dallo sfruttamento delle risorse minerarie, travolta da epidemie e da sfide che riguardano tutti noi. Vogliamo farlo attraverso lo sguardo di chi da anni si occupa di questo Paese: il fotografo Marco Gualazzini e il giornalista Daniele Bellocchio.
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Quando, il 10 marzo 2020, il Ministero della Salute della Repubblica Democratica del Congo segnalava il primo caso accertato di Sars-CoV-2 all’interno dei confini nazionali, l’Italia stava per avviarsi verso il suo primo lockdown. A differenza di Europa, Stati Uniti e Asia, l’Africa era fino a quel momento riuscita a scampare la minaccia. Gli esperti iniziarono subito a chiedersi per quale motivo un continente che non poteva certo rappresentare un modello sanitario fosse stato risparmiato dal Covid-19. Si fecero largo varie ipotesi: il virus faticava a circolare nelle aree più calde, gli abitanti dell’Africa erano in possesso di particolari geni assenti tra le altre popolazioni, l’agente patogeno in realtà circolava in tutto il continente, ma non erano stati registrati casi a causa della mancanza di strumenti diagnostici adeguati e via dicendo.

Se le prime due teorie risultavano piuttosto farraginose – tutt’oggi è difficile confermarle o smentirle – l’ultima ipotesi era a prova di confutazione. Tranne qualche eccezione alla regola, i Paesi africani non potevano contare su centinaia di migliaia di tamponi, laboratori dotati delle più recenti tecnologie e altro ancora. Eppure, al netto di inevitabili misure restrittive, contagi in salita e decessi, nella maggior parte dei casi non abbiamo assistito a catastrofi paragonabili a quelle avvenute altrove. Tornando a quel maledetto 10 marzo 2020, quel giorno il Congo iniziava la sua battaglia contro il coronavirus. Peccato che in quel preciso momento Kinshasa si trovasse a un passo dalla fine di un’altra guerra virale: quella contro la più grande epidemia di Ebola mai avvenuta nel Paese.

“È triste sentire che proprio mentre la Repubblica Democratica del Congo sembra essere vicina alla fine della sua peggiore epidemia di Ebola, un nuovo virus sta minacciando la salute dei suoi cittadini. Tuttavia, alcuni degli sforzi di preparazione messi in atto durante l’epidemia di Ebola potrebbero aiutare il Paese a rispondere al Covid-19”, dichiarò Matshidiso Moeti, direttore regionale dell’Organizzazione mondiale della sanità (OMS) per l’Africa. In effetti, almeno durante la prima ondata di Covid-19, sarebbe stato proprio questo il jolly utilizzato con discreto successo da moltissimi governi africani.

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CAUSALE: Reportage Congo
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Il Covid in Congo

L’Oms ha fornito materiale e supporto tecnico a tutti i Paesi africani. Nel caso del Congo, 80 milioni di persone, da quando l’epidemia di Covid-19 è stata dichiarata un’emergenza di sanità pubblica di interesse internazionale, l’agenzia con sede a Ginevra ha fornito appositi kit diagnostici all’Istituto nazionale per la ricerca biomedica (INRB) di Kinshasa e ad altri strumenti ai laboratori nazionali, oltre ad aver formato tecnici in loco.

Osservando l’andamento della curva epidemica rappresentata da Worldometers, notiamo come nella primavera del 2020 i casi quotidiani (accertati e inseriti nei bollettini) fossero limitati a poche decine. Da maggio, e per tutta l’estate, le infezioni sono aumentate fino a raggiungere il picco dei 346 casi rilevati ad agosto. L’autunno ha ridato tregua al Paese, con i numeri che sono tornati ad abbassarsi fatta eccezione la fiammata del 2 settembre con 646 casi (forse una somma di giornate precedenti). La pandemia è nuovamente aumentata d’intensità – almeno dal punto di vista dei contagi – fino ad arrivare all’autunno del 2021, con una media di circa 400 contagi al giorno.

Al di là dei nuovi casi, è interessante soffermarci sui decessi giornalieri, mai al di sopra dei 30. Due le possibili spiegazioni per cifre del genere: 1) i numeri sono molto più alti. Semplicemente, le autorità non hanno i mezzi e il personale sufficienti per raccogliere i dati in tutto il Paese (non solo nella capitale, ma anche nel Congo più profondo dove probabilmente nessuno sa qual è la situazione Covid); 2) le misure adottate in passato dal governo in passato contro altre minacce virali, unite alla consapevolezza dei congolesi di sapere che cosa significa lottare contro un virus pericoloso, potrebbero aver consentito al Paese di limitare i danni.

Misure e contromosse

Tra le contromisure prese dal Congo per arginare la diffusione dei contagi segnaliamo il coprifuoco dalle 21:00 alle 5:00 imposto dal governo ai cittadini nel dicembre 2020 e tenuto in vigore fino alla metà dell’aprile 2021, l’obbligo di indossare le mascherine all’aperto e la chiusura di scuole e università. “Il fatto che non vediamo i morti come li vediamo altrove, fa dubitare della realtà di questa malattia in Congo. Prima che venisse segnalato il primo caso, le persone vivevano nella paura semplicemente perché le immagini dei Paesi occidentali erano drammatiche”, ha spiegato a Vatican News il sacerdote gesuita Ghislain Tshikendwa, docente di Scienze sociale all’università della capitale Kinshasa.

“Va anche detto che la comunicazione sulla malattia non è stata molto professionale. Ciò ha fatto credere alla gente che la malattia non esistesse e che il governo stesse dichiarando casi di Covid solo per avere finanziamenti”, ha quindi aggiunto lo stesso Tshikendwa. I numeri del Congo non hanno fin qui raggiunto i livelli di quelli di altri Paesi africani, ma destano comunque preoccupazione. Anche perché la minaccia del Sars-CoV-2 segue altri problemi non da poco che attanagliano Kinshasa, dai conflitti localizzati nelle regioni dell’est alla presenza di altre malattie ben più mortali e pericolose del Covid. In ogni caso, secondo quanto riportato dall’agenzia Reuters, in Congo sono state segnalate complessivamente circa 60mila infezioni e 1.099 decessi dall’inizio della pandemia (ma quando leggerete questo articolo i numeri potrebbero essere già cambiati). Dallo scorso aprile il governo ha avviato la campagna di vaccinazione.

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