Ancora morte e violenza nelle “zone occupate” dai manifestanti Usa. Come riferisce Fox 5 e come conferma la polizia, una bimba di appena 8 anni è morta a seguito di una sparatoria consumatasi ad Atlanta, il 4 luglio, nella zona di Pryor Road 1238, nello stesso parcheggio del fast food “Wendy’s” nel quale venne ucciso Rayshard Brooks, dove uomini armati hanno aperto il fuoco contro l’auto sulla quale si trovavano la piccola e sua madre. La bimba si chiamava Secoriea Turner: insieme a lei, nel fine settimana, sono morte altre due persone, mentre in totale sono 24 le persone coinvolte in sparatorie. A seguito della morte di Brooks, come ricorda l’Adnkronos, la zona è stata occupata da manifestanti antirazzisti.

“Avete ucciso una bambina”, ha detto il sindaco della città, Keisha Lance Bottoms, riferendosi ai manifestanti. La Bottoms ha riferito che ad aprire il fuoco sono stati “almeno due aggressori” e ha chiesto che le persone armate sgomberino l’area. La polizia non ha ancora identificato alcun possibile sospettato, ma ha descritto i due uomini: uno vestito di nero “come un cacciatore di taglie” e il secondo con una maglietta bianca. L’unità omicidi di Atlanta sta indagando sul caso.

Ancora morte e violenza nelle zone occupate dai manifestanti

L’uccisione del ventisettenne Rayshard Brooks, lo scorso giugno, davanti al “Wendy’s”, per mano della polizia, aveva scatenato l’inferno nella capitale della Georgia aprendo un nuovo fronte del conflitto razziale che scuote l’America. Il ristorante Wendy’s davanti al quale l’afroamericano è stato ucciso da un agente dopo aver fatto resistenza al suo fermo era stato dato alle fiamme. Poi l’occupazione della zona da parte dei manifestanti, conclusasi con il sangue e la tragica morte di Secoriea Turner. Chissà se il suo nome sarà ricordato come quello di George Floyd oppure i politicamente corretti si volteranno d’altra parte: la vita di Secoriera Turner vale forse meno di quella di Floyd?

L’incubo di Seattle

Su InsideOver abbiamo raccontato il tragico fallimento della “zona occupata” di Seattle. Abitazioni danneggiate, sporcizia e immondizia ovunque, graffiti: così si presenta il quartiere di Capitol Hill a Seattle – sei isolati nel centro cittadino – liberato ieri dalle forze di polizia dopo tre settimane di occupazione da parte dei manifestanti antirazzisti (Black Lives Matter, Antifa e altre organizzazioni della sinistra radicale americane). Su ordine della sindaca dem Jenny Durkan, infatti, nei giorni scorsi la polizia ha ripreso il controllo di Capitol Hill e della zona occupata (Chop): circa una dozzina di manifestanti sono stati arrestati dopo diversi avvertimenti delle forze dell’ordine di liberare area.

Tra sabato 20 giugno e domenica 21 giugno tre persone erano state ferite a seguito di una sparatoria e un diciannovenne è stato ucciso. Nel weekend successivo, un ragazzo di 16 anni ha perso la vita poco dopo essere stato trasferito in ospedale; l’altro, di 14 anni, è finito in terapia intensiva. Come ricostruito da Termometro Politico, già dal 12 giugno i residenti e commercianti della zona si sono trovati i negozi devastati e non potevano raggiungerli né lavorare, mentre i residenti non riuscivano a tornare a casa. Quando i commercianti hanno provato a parlare con i manifestanti, hanno poi scoperto che esistevano più fazioni e ognuna sosteneva di essere quella che comanda. Arriviamo al 14 giugno, quando due tossicodipendenti hanno distrutto l’orto dedicato agli afroamericani nell’indifferenza generale. Da lì la situazione è degenerata ulteriormente, con la morte del ragazzo di 19 anni di cui abbiamo già trattato. Segnalazioni di sparatorie, furti e stupri erano all’ordine del giorno.

Minneapolis e la zona occupata dagli “homeless”

Nei giorni scorsi a Minneapolis, città teatro dell’omicidio di George Floyd, a Powderhorn Park, è spuntato dal nulla un accampamento di oltre 300 homeless. Come riporta il New York Post, i residenti del quartiere hanno deciso in un primo momento di non chiamare la polizia e lasciare i senza tetto nelle loro tende improvvisate. Tuttavia, l’area è diventata il ritrovo ideale di spacciatori e criminali in genere e due persone sono finite all’ospedale a seguito di un’overdose. Carrie Nightshade è una mamma e faceva parte, spiega il New York Post, di un gruppo di “donne bianche” che avevano concordato di ignorare qualsiasi danno alla proprietà, inclusi quelli alla propria abitazione. Ma ora si sente a disagio nel lasciare che i suoi due figli, di 9 e 12 anni, giochino da soli nel parco. Un altro residente, Mitchell Erickson, ha chiamato la polizia quando è stato minacciato da due giovani fuori da casa sua, uno dei quali gli ha puntato una pistola al petto mentre gli intimava di consegnarli di le chiavi della sua auto. È la dimostrazione chiara e lampante che le forze dell’ordine sono necessarie per garantire la sicurezza dei cittadini. L’alternativa è l’anarchia, il caos. E la morte.

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