L’isola di Little Saint James, un paradiso tropicale a sud-est di St. Thomas, è stata per anni il rifugio di Jeffrey Epstein, il finanziere accusato di crimini sessuali morto in carcere per un apparente suicidio presso il Metropolitan Correctional Center di New York il 10 agosto 2019. Un’inchiesta condotta dal giornalista investigativo Lee Fang, pubblicata su Substack e RealClearInvestigations, getta luce su un intricato sistema di favori, corruzione e insabbiamenti che ha permesso a Epstein di operare indisturbato nelle Isole Vergini Americane (Usvi).
L’acquisto dell’isola
Epstein acquistò Little Saint James alla fine degli anni ’90, presentandosi come un eccentrico gestore di fortune miliardarie in cerca di privacy. Tuttavia, come rivela Fang, “sembra aver acquistato anche l’impunità”. Sull’isola, accessibile solo via elicottero o traghetto, Epstein è accusato di aver commesso crimini orribili, tra cui stupri e abusi su ragazze di età compresa tra gli 11 e i 17 anni. Una quindicenne, secondo le indagini, tentò di fuggire a nuoto dall’isola dopo essere stata costretta a subire atti sessuali, ma fu catturata e privata del passaporto. Nonostante i resoconti di agenti doganali che videro Epstein scendere dal suo aereo con minori, non risulta che siano stati effettuati controlli sulla loro sicurezza.
Dopo la morte di Epstein nel 2019, il governatore delle Isole Vergini, Albert Bryan Jr., è emerso come una figura centrale in questa vicenda. Secondo Fang, Bryan “aveva precedentemente supervisionato l’agenzia che concesse quasi 300 milioni di dollari in crediti fiscali illeciti alla compagnia di Epstein”, registrata fraudolentemente come fornitrice di servizi di “informatica biomedica e finanziaria”. Una volta eletto governatore nel 2018, con il sostegno di Epstein e dei suoi collaboratori, Bryan avrebbe spinto per esentare il finanziere dalle leggi locali sui reati sessuali.
Mancanza di trasparenza
I patteggiamenti legati al caso Epstein, inclusi quelli con J.P. Morgan Chase e il miliardario Leon Black, hanno portato nelle casse delle Isole Vergini circa 250 milioni di dollari, presentati come un passo verso la giustizia per le vittime di abusi sessuali e traffico di esseri umani. Tuttavia, l’uso di questi fondi solleva non pochi dubbi. Fang riporta che Bryan ha destinato parte di questi soldi a iniziative politiche interne, come “22 milioni di dollari in salari retroattivi per i dipendenti pubblici”, annunciati come un modo per “rafforzare la fiducia pubblica”.
“Questo è denaro reale – denaro in banca”, ha dichiarato Bryan, omettendo però di menzionare che la fonte erano i fondi Epstein. Altri utilizzi includono pagamenti a fornitori e un progetto da 25 milioni di dollari per rinnovare il Justice Building a St. Croix. La senatrice Alma Francis Heyliger si è occupata del caso, affermando: “Abbiamo una situazione in cui parte del denaro potrebbe essere stato speso, anche se era stato stanziato per scopi specifici. Il legislatore non ha dato l’approvazione per questo”. Anche David Silverman, un residente di St. John, ha denunciato in una lettera online che “questi fondi dovevano essere usati per proteggere giovani donne vulnerabili, ma per motivi inspiegabili, il denaro sembra sparito”.
Un sistema di favori e influenze
L’inchiesta di Fang evidenzia come Epstein abbia costruito una rete di influenza attraverso donazioni e favori. Documenti giudiziari rivelano che l’ex first lady delle Isole Vergini, Cecile de Jongh, suggerì a Epstein di fare donazioni mirate a politici, università e gruppi civici per ottenere vantaggi, come visti per portare ragazze sull’isola e esenzioni fiscali illecite. De Jongh, pagata da Epstein, consigliò anche contributi alla campagna di Stacey Plaskett, rappresentante delle Usvi al Congresso, che nel 2014 vinse un’elezione cruciale grazie al supporto finanziario di Epstein e dei suoi collaboratori.
Plaskett, che lavorava per uno studio legale legato a Epstein, è attualmente l’unica imputata in una causa intentata da vittime del finanziere, che accusano funzionari delle Isole Vergini di aver cospirato per mantenere attivo il suo schema di traffico sessuale. Nel frattempo, Bryan ha licenziato nel 2022 l’ex procuratore generale Denise George, che si era opposta alle richieste di esenzione di Epstein dalle leggi sui reati sessuali e aveva guidato la causa contro J.P. Morgan. La successiva chiusura anticipata del caso contro la banca, per 75 milioni di dollari rispetto ai 190 milioni inizialmente richiesti, ha bloccato ulteriori rivelazioni sulla rete di Epstein.
Segreti ancora sepolti
Nonostante le promesse dell’amministrazione Trump e del procuratore generale Pam Bondi di pubblicare nuovi documenti sul caso Epstein, i fascicoli resi pubblici a febbraio 2025 non hanno aggiunto nulla di significativo. Come sottolinea Fang, “l’attenzione si concentra ancora su un magazzino di 256.000 piedi quadrati a Winchester, in Virginia, dove sono conservati dischi, hard drive e registrazioni delle case di Epstein”. Nel frattempo, le Isole Vergini americane rimangono un epicentro di misteri irrisolti, con molti che chiedono maggiore trasparenza.
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