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Roberto Vannacci alla fine si è scusato con Paola Egonu. La campionessa di pallavolo aveva denunciato il generale dell’Esercito Italiano candidato alle Europee nella lista della Lega per le frasi scritte ne Il mondo al contrario, il libro dell’anno scorso in cui Vannacci ha presentato la sua confusionaria e divisiva agenda “politicamente scorretta”. Vannacci nel libro pubblicato nel 2023 faceva presente che i “tratti somatici” di Egonu, veneta nata a Cittadella (Padova) da genitori di nazionalità nigeriana, “non rappresentano l’italianità”. Nella lettera di scuse dopo la querela Vannacci appare conciliante e scrive della Egonu: “Non ho mai avuto dubbi sulla sua cittadinanza italiana e sono personalmente e convintamente fiero che lei rappresenti il nostro tricolore con la sua eccellenza sportiva ma questo non può celare visivamente la sua origine di cui, sono convinto, lei stessa vada fiera”. Un apprezzabile dietrofront da parte di un soldato fattosi scrittore prima e politico poi. E una conferma di un dato di fatto incontrovertibile: non è alcun dato di fatto “etnico” a definire l’italianità.

L’Italia è, da millenni, porto di mare e luogo di confronto. “L’Italia è forse il paese più variegato d’Europa, ed è proprio la sua diversità architettonica, naturalistica, culturale e linguistica che la rende così speciale”, scriveva Limes nel 2009. Il popolo italiano è figlio di una lunga e complessa corsa alla sovrapposizione e al confronto, tramite una dialettica di incontro e scontro di popoli. Ripercorriamola partendo dalla storia e arrivando al mito.

La narrazione dello Stato post-unitario e fascista, ad esempio, aveva alimentato il nazionalismo italiano in nome dell’eredità diretta tra l’Italia e la Res Publica di Roma. La quale a sua volta fondava la sua legittimazione storica sull’eredità diretta da Enea, fuggito da Troia. Dunque sulla contaminazione. Romano dall’Editto di Caracalla del 212 d.C. fu chiunque, da uomo libero, vivesse nel territorio dell’Impero. E già allora in Italia si era accomunata una lunga e complessa teoria di popoli. Per Roma l’origine troiana è a cavallo tra storia e mito; il primo, grande rivale nella Penisola dell’Urbe, gli Etruschi, sono stati a lungo al centro di una diatriba su possibili origini extra-italiane; tra Sicilia e Sardegna si insediarono, nei secoli precedenti il decollo di Roma, i fenici provenienti dall’attuale Libano prima e i cartaginesi stanziati nell’odierna Tunisia poi. Il Sud Italia fu, al contempo, la Magna Grecia mentre nell’attuale Nord Italia prosperavano popolazioni celtiche sovrapposte a popolazione pre-indoeuropee come i Camuni che furono assimilate dai Romani solo poco prima della nascita di Cristo.



E che dire dei Sardi, popolo da molti associato agli “Shardana”, uno dei popoli del mare che spadroneggiavano nel Mediterraneo prima del 1000 a.C. e che anche Sergio Atzeni nella sua Odissea del popolo sardo, Passavamo sulla terra leggeri, indica come di origine pelagica? Cosa dire dell’ampia serie di popoli che dopo la caduta di Roma si stanziò in Italia? Gli Ostrogoti prima e i Longobardi poi riuscirono, calando dalle terre euroasiatiche, a conquistare un apprezzabile dominio territoriale. Nel Medioevo fu poi la volta dell’arrivo degli Arabi in Sicilai, a cui succedettero i Normanni provenienti dalle lande della Scandinavia. E via discorrendo con spagnoli, francesi, austriaci dominatori di porzioni della Penisola. Per arrivare in epoca contemporanea al ben più pacifico afflusso di immigrati da Paesi come Albania, Romania, Marocco, India. L’italianità è figlia del confronto, dell’incontro-scontro, della dialettica tra popoli e tradizioni. Questo ha dato origine a una cultura aperta a contaminazioni in ogni ambito, dalla letteratura alla cucina, dalla musica allo stesso idioma, plurale nella sua complessità. I tratti etnici della Egonu, dice Vannacci, “non rappresentano l’italianità” anche se non soprattutto perché l’italianità non è rappresentabile con tratti somatici. Semmai, piuttosto, da una comunanza di altro tipo. Innanzitutto – fattore spesso dimenticato – geopolitica: l’Italia nasce come entità unica sotto l’egida romana ai tempi di Ottaviano Augusto. Che, come ricorda una mappa pregevole di Limes qui riportata, creò le basi per la coerenza geopolitica e strategica dello spazio compreso tra l’arco alpino e il Mediterraneo.

Italia erede di Roma, dunque, non come unica portatrice di cultura e valori della storia romana, ma come entità plasmatasi ai tempi di Roma con una coerenza interna. Per poi diventare il ponte tra Europa e Mediterraneo che ha esaltato la multipolarità interna al Paese. Italia, poi, col tempo unita da un altro fattore amalgamante: la Chiesa cattolica che plasma la cultura del Paese ed è più antica istituzione esistente nella Penisola. Italia ecumenica, Italia cosmopolita, Italia porto di mare. Italia con al centro Roma che ebbe in tempi non sospetti sovrani nativi dell’Africa, come Settimio Severo, e Papi provenienti dal medesimo territorio o dalla Siria.

Nei secoli questa complessità, questa apertura alla contaminazione e questa flessibilità hanno fatto dell’Italia un perno per sdoganare un’enorme eterogeneità culturale. Che assieme all’innato frazionismo politico, croce della natura aperta e strategica del territorio nazionale, ha sdoganato l’esplosione di creatività artistica e intellettuale che fa delle nostre città capolavori apprezzati su scala internazionale. Ultimo fattore amalgamante, nei secoli, la lingua:fu a partire dal Medioevo che l’autopercezione dell’Italia, divisa politicamente dalla calata longobarda nel VI secolo fino al 1861, iniziò a definirsi. E lo fece anche grazie al contributo di Dante, Petrarca, Boccaccio e gli altri giganti della cultura dell’epoca.

Dunque, la forza dell’Italia è sempre stata quella di essere un’idea, di vincolarsi a un legame morale più che etnico nel definire i concetti del suo popolo. Siamo partiti dall’antichità e arrivati al caso Vannacci-Egonu. Per dettare un trend costante nella nostra storia, quella di una grande apertura. Anche la più assimilazionista delle culture che ha dominato l’Italia, quella romana, assorbiva: nell’Urbe si adoravano dei egizi, si viveva con vestigia greche a livello di alta classe sociale e si consumavano cibi provenienti dall’intero bacino del Mediterraneo. Oggi l’Italia sta reggendo, con risultati positivi, la sfida dell’integrazione non assimilazionista né sradicata di centinaia di migliaia, se non milioni di immigrati in forma virtuosa. Non ponendo loro paletti strutturali per il diventare italiani se non l’adesione all’idem sentire di una società che muta nel tempo. E rifiutando certamente qualsiasi esclusione legata alle arcaiche categorie di sangue e suolo.

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