Per la terza volta dallo scoppio della pandemia di Covid-19 la Spagna ha superato la soglia dei 300 casi per 100mila abitanti, anche se i dati più recenti parlano addirittura di un indice su 14 giorni di 441 infezioni. Gli ultimi bollettini certificano la crescita progressiva dei contagi: oltre 27.000 con 77 morti, record dal 28 luglio scorso. I tassi di occupazione di posti letto negli ospedali sono del 5,2% nei reparti ordinari e del 13,4% nelle terapie intensive. Allargando la visuale in un arco di due settimane, sono oltre 209.000 i casi di Covid diagnosticati nel Paese, dove la curva epidemiologica ha ripreso a marciare con insistenza.
La Spagna è effettivamente tornata a un livello “ad alto rischio” in termini di trasmissione del coronavirus, dopo tre mesi in cui l’incidenza virale si trovava a un livello basso o medio. Eppure, almeno fino a questo momento, non si vedono all’orizzonte né narrazioni mediatiche apocalittiche né mosse avventate da parte del governo. Le autorità, forti dell’ottima copertura vaccinale raggiunta dal Paese, ad oggi non hanno alcuna intenzione di introdurre nuove restrizioni.
Sotto controllo
In alcune regioni le autorità hanno riabilitato l’obbligatorietà di presentare il Green pass per prender parte a varie attività sociali che vanno dall’ingresso nei ristoranti, agli alberghi fino alla movida nei locali notturni. L’utilizzo del certificato verde non è però stringente come in Italia, e le regole cambiano su base locale. Il governatore della Galizia, Ximo Puig, potrebbe valutare il ricorso al Green pass ma solo dove è ragionevole, evitando restrizioni inutili. La regione di Madrid non richiede passaporti Covid per l’accesso a qualsiasi tipo di locale; il premier regionale Isabel Díaz Ayuso ha dichiarato che è in corso un dibattito sulla sua applicazione. Al contrario, in Catalogna tutti i maggiori di 13 anni dovranno esibire il pass per entrare in bar, ristoranti, case di cura e palestre. Interessante, inoltre, notare la copertura mediatica offerta al Covid.
Siti e giornali offrono una copertura dell’emergenza sanitaria, ma senza cannibalizzare l’intero dibattito pubblico. È anche per questo che l’immagine della Spagna è riuscita a mantenere una discreta brillantezza, anche e soprattutto dal punto di vista turistico. Parlare continuamente del virus in maniera apocalittica, oltre a essere inutile, danneggia pure l’economia di un Paese. Nuove restrizioni per contrastare il ritorno di fiamma del Covid? Madrid non ha perso la calma e sbandiera, con orgoglio, un dato chiave: il 65% delle persone over 60 immunizzate ha già ricevuto una dose aggiuntiva di vaccino anti-Covid. Da questo punto di vista, la Spagna ha molto da insegnare.
Le mosse della Spagna
Qualche giorno fa, la portavoce dell’esecutivo, Isabel Rodriguez, nel corso di una conferenza stampa al termine del Consiglio dei ministri, ha sottolineato come la situazione di quest’anno sia “molto diversa” da quella dell’anno precedente. A questo proposito, Rodriguez ha ricordato che l’incidenza accumulata della Spagna è più bassa rispetto a quella di altri Paesi grazie all’elevato livello di vaccinazioni e alla “prudenza” dimostrata dai cittadini. Ricordiamo che oltre l’80% degli spagnoli ha ricevuto un ciclo vaccinale completo (doppia dose), mentre l’1,74% è in attesa di completarlo con il richiamo. In Italia i due valori si attestano rispettivamente intorno al 74% e 5,5%.
La stessa Rodriguez si è detta “convinta” che dopo l’esperienza dei tempi più duri con le restrizioni dovute alla pandemia, i cittadini si godranno queste vacanze in “sicurezza” avendo interiorizzato l’uso delle mascherine anche all’aperto in alcune situazioni sensibili, come quando non vi è un’adeguata distanza di sicurezza interpersonale. “Questo è uno scenario molto diverso da quelli che abbiamo vissuto fino ad ora”, ha spiegato al quotidiano El Paìs Antoni Trilla, professore di sanità pubblica all’Università di Barcellona.
L’assunto base è chiaro: è importante considerare il numero di casi, ma dovremmo essere più preoccupati per la tensione sugli ospedali. “Se la trasmissione continua ad aumentare molto di più, finiremo tutti con più stress, ma il sistema è a un livello in termini di ricoveri e unità di terapia intensiva che per ora è gestibile, molto più che durante altre ondate”, ha aggiunto Trilla. Nelle prossime settimane i casi dovrebbero continuare ad aumentare, e probabilmente Madrid sarà la prossima grande città spagnola a finire nell’occhio del ciclone. In Spagna, infatti, ogni ondata ha seguito lo stesso percorso. È iniziata nel nord-est, con un’elevata trasmissione in Catalogna, Paesi Baschi, Navarra e Aragona, per poi diffondersi a Madrid, in Andalusia e Galizia. Allarme rosso? Neanche per idea.
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