Recentemente abbiamo analizzato il naufragio (annunciato) della zona occupata dai manifestanti a Seattle. Nelle scorse settimane, infatti, a seguito delle manifestazioni di Black Lives Matter nella città sullo stretto di Puget, alcuni attivisti (Antifa, Blm e altre organizzazioni della sinistra radicale Usa) hanno trasformato il quartiere di Capitol Hill in una “zona autonoma” senza polizia, completamente autogestita dai residenti, denominata “Capitol Hill Organized Protest”, o “Chop”. Ma l’utopia di una zona autogestita e libera dalle forze dell’ordine si è presto trasformata in in vero incubo. Lunedì 23 giugno, infatti, il sindaco dem di Seattle si è rivolto ai manifestanti sottolineando che “è ora che la gente torni a casa” e lasci il quartiere di Capitol Hill. Ma l’errore è stato fatto a monte, consentendo ai manifestanti di occupare l’area e mettere così in grave pericolo la sicurezza dei cittadini.

Il tragico fallimento della zona occupata

Tra sabato 20 giugno e domenica 21 giugno tre persone sono state ferite a seguito di una sparatoria e un diciannovenne è stato ucciso. “Gli agenti hanno tentato di localizzare la vittima ma sono stati accolti da una folla violenta che gli ha impedito l’accesso alle vittime”, sottolinea la dichiarazione ufficiale. Come riporta La Repubblica, la polizia ha riferito di essere stata successivamente informata che i medici della zona occupata avevano portato due persone al Harborview Medical Center. Qui, per le ferite riportate, è morto il ragazzo di 19 anni. Secondo quanto riportato dalla Cnn, alla polizia sono arrivate anche segnalazioni di stupro, incendi dolosi e danni a proprietà private.

E arriviamo infine alla cronaca di questi giorni. Nel fine settimana, riporta l’agenzia Nova, un ragazzo di 16 anni ha perso la vita poco dopo essere stato trasferito in ospedale; l’altro, di 14 anni, si troverebbe in terapia intensiva. In un comunicato, il Centro medico Harborview di Seattle ha fatto sapere che una delle due vittime è stata portata in ospedale da un veicolo privato alle 3.15 di stamane, mentre la seconda è arrivata 15 minuti più tardi con un team medico del dipartimento dei Vigili del fuoco. Si tratta della quarta sparatoria avvenuta negli ultimi dieci giorni all’interno della cosiddetta Zona autonoma del Campidoglio (Chop), la cui apertura è stata duramente criticata dal presidente Donald Trump. In un’intervista rilasciata a Fox news, il capo del sindacato di polizia di Seattle Michael Solan ha affermato che il crimine violento nella “Capitol Hill Organized Protest”  rappresenta “un esempio di ciò che accade quando la leadership eletta consenta l’esistenza di una zona libera dalla polizia”.

La situazione a Seattle è precipitata già a metà giugno

Come ricostruisce in maniera piuttosto accurata e puntuale Termometro Politico, già dal 12 giugno i residenti e commercianti della zona si trovano i negozi devastati e non possono raggiungerli né lavorare, mentre i residenti non possono tornare a casa, vengono molestati e servizi di nettezza urbana, polizia, ambulanza e vigili del fuoco non sono garantiti. Quando i commercianti provano a parlare con i manifestanti, scoprono che esistono più fazioni e ognuna dice di essere quella che comanda. Arriviamo al 14 giugno, quando due tossicodipendenti distruggono l’orto dedicato agli afroamericani nell’indifferenza generale.

Da lì la situazione degenera ulteriormente, con la morte del ragazzo di 19 anni di cui abbiamo già trattato. Segnalazioni di sparatorie, furti e stupri sono all’ordine del giorno. Questa è la “zona occupata”: libera dalle forze dell’ordine ma non dalla criminalità e dalla violenza.

La polizia sgombera la zona occupata

Dopo tre settimane di occupazione, su ordine della sindaca dem Jenny Durkan, la polizia ha ripreso il controllo di Capitol Hill e della zona occupa (Chop). Circa una dozzina di manifestanti sono stati arrestati dopo diversi avvertimenti delle forze dell’ordine di liberare area. Nell’operazione sono stati coinvolti almeno un centinaio di agenti, equipaggiati con giubbotti antiproiettile, manganelli ed elmetti. “Chiunque rimanga nell’area o ritorni nell’area è soggetto ad arresto”, aveva twittato il dipartimento di polizia.

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