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In principio, solo la Germania destava sospetti. Tutti i riflettori erano puntati sui presunti accordi bilaterali stretti tra Berlino e le singole case farmaceutiche. Accordi ipotetici, in un primo momento soltanto denunciati dai media, che avrebbero consentito al governo tedesco di ottenere dosi di vaccino anti Covid extra in barba alle quote eque stabilite dall’Unione europea. In seguito, è stato lo stesso ministro tedesco della Salute, Jens Spahn, a confermare l’indiscrezione. La Germania, per paura di non riuscire ad avere dosi necessarie con cui coprire l’intera popolazione, ha contattato direttamente Pfizer e BioNTech per stringere un accordo bilaterale.

E così, alle prime 55.8 milioni di unità previste dalla suddivisione europea, Berlino si sarebbe messa in tasca un buon numero di fiale in più rispetto a quante ne avrebbe dovute intascare. Ricordiamo, infatti, che in vista del 27 dicembre – il famigerato V-day, primo giorno di vaccinazione collettiva all’interno dell’Unione europea – ciascuno Stato Ue avrebbe dovuto ricevere uno stock simbolico di dosi Pfizer per avviare le inoculazioni. Fin da subito, emersero stranezze difficilmente ignorabili. Perché l‘Italia aveva ricevuto soltanto 9.750 dosi, ossia il valore simbolico spettante, mentre alla Germania ne erano andate 150 mila e alla Francia quasi 20 mila? Spiegazione ufficiale: ogni Paese ha prima ricevuto gli stessi quantitativi, prettamente simbolici, e poi quantitativi in proporzione alle rispettive popolazioni. Se ci sono cifre discordanti, è solo perché qualcuno ha ricevuto degli “anticipi”.

Una distribuzione “falsata”

La spiegazione non è apparsa convincente, e presto sono emerse importanti novità. Anche se, sulla carta e in linea teorica, il compito di accordarsi con le Big Pharma spetterebbe soltanto all’Unione europea, in realtà molti governi hanno agito di proprio pugno bypassando Bruxelles. C’è chi ha fatto come la Germania che, anche in virtù di un peso politico ed economico rilevante, si è permessa di dialogare con Pfizer e BioNTech (quest’ultima, tra l’altro, è un’azienda tedesca), e chi ha beneficiato di non meglio specificate dosi aggiuntive.

L’accusa è arrivata direttamente da Sebastian Kurz. Il cancelliere austriaco è fresco di un viaggio in Israele assieme alla premier danese, Mette Frederiksen, durante il quale ha sondato il terreno per una nuova alleanza sui vaccini, con Tel Aviv a fungere da perno al posto dell’Ue. Kurz ha sparato a zero sull’Ue, ribadendo il fatto che “qualche Stato fa accordi segreti e riceve più dosi del normale”. “I capi di Stato e di governo dell’Ue hanno concordato un’equa distribuzione del vaccino nell’estate del 2020”, ha affermato il cancelliere austriaco, secondo cui “tuttavia, le ultime settimane hanno dimostrato che le consegne attualmente non vengono effettuate in base ai parametri di popolazione e che questo è destinato a intensificarsi nei prossimi mesi”.

Questo approccio, a detta di Kurz, “contraddice chiaramente l’obiettivo politico dell’Unione europea: la distribuzione equa delle dosi di vaccino a tutti gli Stati membri”. “Se la distribuzione continuasse in questo modo, risulterebbe in una significativa disparità di trattamento, che dobbiamo prevenire. Tutti i 450 milioni di europei devono avere la possibilità di tornare alla normalità entro l’estate”, ha concluso quindi il leader da Vienna.

Paesi di Serie A e Paesi di Serie B

Il problema sollevato da Kurz è più serio del previsto. Resta da capire se le accuse mosse dal cancelliere austriache saranno confermate con prove concrete. Tuttavia, gli indizi per farsi una prima impressione non mancano. Altro che Paesi più bravi a orchestrare le campagne vaccinali, e altro che suddivisione dei vaccini in base alla popolazione. La sensazione è che molti dei governi più avanti con le vaccinazioni possano vantarsi di ricoprire una posizione del genere grazie ad accordi segreti stretti con le Big Parhma per le famigerate dosi extra. A quel punto, varrebbe la relazione più vaccini, più vaccinati.

Kurz ha fatto esempi concreti: di questo passo, Malta riceverebbe entro la fine di maggio il triplo delle dosi della Bulgaria, mentre i Paesi Bassi più della Germania e il doppio della Croazia. E le Big Pharma che cosa fanno? Essendo aziende voltate al profitto, e non enti di beneficenza, legittimamente, dal loro punto di vista, aspettano le occasioni migliori. Come ha sottolineato l’Huffpost, ad esempio, sembrerebbe che AstraZeneca conservi nei propri magazzini un po’ di dosi in attesa che il blocco dell’Ue sull’export di vaccini venga ritirato. In quel caso, la società anglo-svedese sarebbe pronta a vendere gli stock in Paesi extra Ue, e magari pure a prezzi maggiorati grazie a offerte più alte.

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