Le città del Belgio, da Bruxelles a Ghent, stanno venendo attraversate da marce di protesta e dimostrazioni dalla seconda metà di ottobre. I protagonisti della mobilitazione stanno protestando contro un’emergenza di tipo epidemico, sì, ma che non ha a che fare con il Covid. Perché l’emergenza contro la quale stanno manifestando, occupando strade e boicottando attività commerciali, ha a che fare con la criminalità, più precisamente con le violenze sessuali.

Novembre di proteste

È da inizio novembre che gli abitanti di Bruxelles, capitale del Belgio e cuore pulsante dell’Unione Europea, stanno assistendo a marce di protesta, boicottaggi e scioperi a cadenza settimanale. Iniziative concepite nel mondo dell’attivismo femminista e che, nonostante l’apparenza, sono tutt’altro che politicamente motivate: hanno carattere sociale, o meglio di denuncia sociale.

Il movimento di protesta, sin dagli esordi, è stato capitanato dall’Unione Femminista Inclusiva Autogestita (UFIA, Union Féministe Inclusive Autogérée), che in queste settimane ha distribuito volantini, tappezzato le mura cittadine di manifesti e riempito di post Facebook e Instagram allo scopo di svegliare i bruxellesi su quanto sta avendo luogo nella loro città. Perché le attiviste dell’Ufia, che a loro volta sono la voce delle donne belghe, stanno portando avanti una battaglia contro l’aumento drammatico dei reati a sfondo sessuale nella capitale.

Tutto ha avuto inizio a ottobre, quando il dipendente di un locale localizzato a Ixelles è stato accusato di molestie da parte di una cliente. Quella denuncia, in brevissimo tempo, ha dato vita ad una valanga: dozzine di donne hanno cominciato a parlare, denunciando di aver sperimentato aggressioni nello stesso locale. Da Ixelles, poi, il malcontento si è allargato all’intera città, le cui donne hanno voluto rompere il velo di omertà su ciò che accade in una moltitudine di quartieri, specialmente la sera e nei fine settimana.

Il dito puntato contro i politici

Ufia, dopo aver organizzato le marce di protesta di fine ottobre e inizio novembre, il 12 – un venerdì – ha infine elevato la battaglia proclamando un boicottaggio della vita notturna. Donne e omosessuali, ma anche persone di ogni categoria, età e nazionalità, sono state invitate a partecipare all’iniziativa.

L’attacco alle tasche dei re della movida, evidentemente, ha colto nel segno. Perché vari gestori di pub, bar, club e discoteche, all’indomani di quello “sciopero dalla vita notturna”, hanno preannunciato maggiori investimenti nella sicurezza dei locali, sorvegliando tanto i dipendenti quanto i clienti. All’Ufia, però, quella promessa non è bastata e ha pertanto comunicato che nuove gesta dimostrative avranno luogo fino a che sul caso violenze sessuali non interverrà colui che è ritenuto il vero colpevole: il governo.

Perché è l’inazione della politica davanti al dilagare del crimine che, secondo la dirigenza dell’Ufia, avrebbe trasformato “il problema della violenza sessuale in un fenomeno sistemico” e messo la “maggioranza della popolazione” a rischio, esponendola ad una quotidianità di violenza di cui i governanti sembrano non avere consapevolezza. Coerentemente con questa visione dei fatti, l’Ufia ha chiesto formalmente ai sindaci dell’area bruxellese di intervenire a mezzo di efficaci politiche di contrasto e punizione.

I numeri dell’emergenza

I numeri danno ragione all’Ufia: a Bruxelles è in corso un’epidemia di reati a sfondo sessuale. A confermarlo è stata un’inchiesta del quotidiano L’Echo, pubblicata questo novembre, che ha fatto luce sull’entità del fenomeno, scoprendo che:

  • 1.977 sono le denunce concernenti reati a sfondo sessuale che la polizia bruxellese ha ricevuto nel corso del 2020, cioè una media di 9 al giorno.
  • Nel 2019 erano state 1.652.
  • Nel 2018 ne erano pervenute 1.639.
  • Nel 2017, invece, la polizia della capitale aveva trattato “soltanto” 924 casi di presunti crimini di tipo sessuale.
  • Fra il 2017 e il 2020, in sintesi, i reati a sfondo sessuale sono raddoppiati. E alla base del fenomeno, perlomeno per quanto riguarda l’epidemia criminosa dell’anno scorso, v’è un incremento significativo dei reati pedopornografici.

La dimensione dell’emergenza violenze sessuali, ad ogni modo, potrebbe essere di gran lunga maggiore. Secondo il Brussels Times, invero, “nove donne su dieci, residenti in molte delle più grandi città del Belgio, hanno sperimentato molestie sessuali negli spazi pubblici, ma soltanto il 6% dei casi viene riportato con quella ragione”.

È soltanto avendo cognizione di queste cifre, che sono indicative della gravità e della vastità dell’epidemia di violenze sessuali, che si può capire come e perché una molestia avvenuta ad Ixelles abbia potuto dare vita ad un movimento di protesta su scala nazionale. Perché quella molestia è stata la classica goccia che ha fatto traboccare il vaso. Un vaso di Pandora.

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