Dovessimo limitarci a leggere soltanto il numero dei nuovi casi di Covid-19 contenuti nei bollettini diffusi dalle autorità sanitarie del Regno Unito, arriveremo presto a una conclusione tanto logica quanto infondata: tutta l’Europa potrebbe presto essere inghiottita dall’ennesima ondata di Sars-CoV-2. Del resto, oltre la Manica, nelle ultime 24 ore si sono registrati 24.248 contagi; un trend stabile, fanno notare gli esperti, ma che evidenzia un netto incremento dei malati rispetto a una settimana fa, quando i casi erano invece fermi a 14.876.

C’è chi ha parlato del ritorno di fiamma del coronavirus, potenziato nella sua variante Delta, più contagiosa della versione tradizionale del virus. E c’è chi ne ha subito approfittato per puntare il dito su Londra e ammonire gli incauti cittadini europei, già pericolosamente pronti a programmare le loro vacanze estive e un graduale ritorno alla normalità in vista della stagione autunnale. Ebbene: un allarmismo del genere non ha alcuna ragion d’essere.

Intanto perché nel Regno Unito, a fronte di una sostanziale impennata di casi, non è seguita un altrettanto vorticosa crescita dei decessi, fermi, nell’ultimo conteggio, ad appena 15 unità. Un’inezia in confronto ai quasi mille morti quotidiani toccati lo scorso inverno. È proprio in questo frangente che bisogna inserire la variabile vaccini anti Covid, una variabile che ha mostrato la sua enorme efficacia. Numeri alla mano, in Uk oltre 45,2 milioni di persone hanno ricevuto almeno una dose di vaccino, mentre 33,6 milioni di abitanti hanno completato l’immunizzazione.

Il ritorno alla normalità

Quanto sta accadendo nel Regno Unito è evidente. Grazie alla vaccinazione di massa portata avanti a un ritmo quasi record, sempre meno persone subiscono gli effetti nefasti del Sars-CoV-2. A causa delle ultime varianti, c’è stato un balzo in avanti dei contagi, ma i malati, grazie all’effetto dei vaccini, hanno dovuto fare i conti con forme blande del virus. Risultato: aumento dei contagi, pochissime vittime e lenta crescita delle ospedalizzazioni. Insomma, a Londra e dintorni sono pronti a mettersi alle spalle l’emergenza Covid.

Tant’è vero che in giornata è previsto l’annuncio di Boris Johnson, che porrà ufficialmente fine a tutte le restrizioni poste in essere nel tentativo di limitare la diffusione del Covid. Cresce, dunque, l’attesa in vista del cosiddetto Freedom Day, previsto per il prossimo 19 luglio. Da quel momento in poi la vita tornerà a scorrere in piena normalità. Niente più obbligo di mascherina nei negozi e sui mezzi pubblici; fine del distanziamento sociale; ritorno alla piena capienza di cinema, pub e ristoranti; riapertura delle discoteche; stop alla raccomandazione di lavorare da casa.

Certo, Johnson sottolineerà che la pandemia non è ancora finita, e che dunque il Paese potrebbe tornare a fare i conti con un sostanziale aumento dei casi, e via dicendo. Ma il premier britannico avvertirà anche che è arrivato il momento di imparare a convivere con il virus.

La nuova fase del Regno Unito

Partiamo da un presupposto fondamentale: il Regno Unito ha deciso di far cessare praticamente ogni limitazione per via dell’efficacia dei vaccini. In altre parole, non sembra più esserci alcun legame tra l’aumento dei contagi e i decessi. Qualora la situazione dovesse mantenersi stabile anche nei prossimi mesi, si avvererebbe quanto ipotizzato da alcuni esperti, secondo cui il Covid potrebbe presto essere trattato alla stregua di una normale influenza.

In ogni caso, le protezioni personali resteranno in auge negli ospedali e nei presidi sanitari. Si parla di un loro incoraggiamento sulla metropolitana, ma tutto dovrebbe essere collegato alla volontarietà dei singoli cittadini. La sensazione è che per qualche mese entrerà in vigore una sorta di modello ibrido, dove non ci saranno più obblighi, ma dove prevarrà la discrezione dei singoli. Con due terzi della popolazione adulta vaccinata, e con l’86% forte di almeno una dose, la Gran Bretagna è quindi pronta ad essere il primo Paese al mondo a tornare alla normalità.

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