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Altro giro, altra corsa. Per proseguire con successo la battaglia contro il Sars-CoV-2, l’Unione europea è pronta ad assicurare ai Paesi membri una nuova tranche di vaccini. A differenza di quanto avvenuto tra la fine del 2020 e l’inizio del 2021, quando la pandemia mordeva e l’Agenzia europea per i medicinali (Ema) stava via via concedendo l’autorizzazione d’emergenza ai prodotti realizzati dalle varie case farmaceutiche, oggi non c’è nessuna corsa contro il tempo né alcuna carenza di fiale.

Sono queste, di fatto, le uniche differenze sostanziali rispetto a un anno fa. Già, perché i tanto criticati accordi stipulati tra la Commissione europea e le Big Pharma continuano ad essere ambigui e poco trasparenti. Sono pochissime le persone che conoscono i dettagli delle intese. Basti pensare che appena il 3% degli europarlamentari può usufruire della possibilità di controllare tali accordi. Attenzione però, perché la consultazione dei documenti – che può avvenire solo in una apposita “stanza oscura” – non può superare il limite massimo consentito di 30 minuti.

A quanto pare Bruxelles avrebbe deciso di mantenere questo approccio, sia per quanto riguarda gli accordi sui vaccini di ultima generazione che per altri farmaci, tra cui le pillole anti Covid. Al di là della mancata trasparenza, caposaldo fondamentale di ogni democrazia, preoccupa il contenuto degli stessi accordi. Benissimo stipulare intese sui vaccini, ma perché tenere all’oscuro i cittadini di aspetti importanti, come il prezzo pagato dall’Ue per ciascuna dose e la presenza di eventuali clausole?

Brancolare nel buio

Come ha sottolineato il quotidiano Domani, nonostante le proteste di alcuni eurodeputati, la dark room per controllare gli accordi europei sui vaccini è ancora più oscura del passato. Detto altrimenti, il numero delle persone che ha accesso a questa stanza si è ridotto vistosamente, così come si è ridotto il tempo disponibile per leggere le righe delle intese tra Ue e Big Pharma. In un contesto del genere, è impossibile quantificare il prezzo pagato dalle istituzioni europee per ogni dose. Impossibile pure fare un confronto con i precedenti prezzi, e quindi sottolineare possibili incrementi, ed è impossibile pure ricercare la presenza di ipotetiche clausole, tanto sull’accesso globale alle dosi che su altre tematiche scottanti.

Ma chi è che può entrare nella dark room di Bruxelles? E quali segreti si nascondono nella stanza oscura? Innanzitutto, per entrare nella dark room bisogna prima firmare un accordo di riservatezza. Nessuno può inoltre divulgare le informazioni con le quali entra in contatto una volta entrato nella stanza. In ogni caso, la soluzione della dark room è già stata utilizzata dall’Ue. Un esempio? Nel 2014 durante le trattative con gli Stati Uniti sul Ttip. Il modello è stato riproposto con i vaccini anti Covid.

Lo scorso gennaio questa stanza era situata in rue Belliard, presso la direzione generale della Sanità. In quelle settimane tutti gli eurodeputati potevano visionare il contratto siglato con Curevac per non più di 50 minuti. Va da sé che parti rilevanti del documento erano oscurate. La nuova dark room sui vaccini è stata inaugurata nell’edificio dell’Europarlamento con regole rigidissime. Possono accedervi, per non più di mezz’ora e per consultare una decina di contratti per i vaccini, soltanto 24 eurodeputati, cioè i coordinatori e i presidenti delle commissioni. Stiamo parlando di quei pochi fortunati incaricati di tenere al corrente la Commissione sul tema vaccini.

Tra vecchi e nuovi accordi

Detto dei vecchi accordi (ne abbiamo parlato qui e qui), sono emerse indiscrezioni relative alle nuove intese. La Commissione ha firmato il terzo contratto con Pfizer-BioNTech, relativo alla consegna da parte delle aziende di 1,8 miliardi di dosi da qui al 2023. È interessante notare la tempistica della fumata bianca, avvenuta prima che i media e gli scienziati iniziassero a parlare della necessità di effettuare la terza dose e prima che l’Organizzazione Mondiale della Sanità (Oms) si esprimesse a riguardo.

Non conosciamo il prezzo – anzi, il nuovo prezzo – di una singola dose del vaccino Pfizer-BioNTech. Possiamo però ipotizzare un aumento del suo costo rispetto al passato, visto che la strategia delle due aziende consiste nell’incrementare gradualmente il prezzo del vaccino. Tutti da scoprire, inoltre, altri due temi di fuoco: la responsabilità sui vaccini e il loro accesso globale. Per quanto riguarda il primo punto, in passato, a fronte di difetti nascosti, il rischio finanziario e gli indennizzi alle aziende ricadevano entrambi sugli Stati membri dell’Ue; sul secondo punto, il trasferimento di dosi acquistate a ong, Oms o Paesi extra Ue doveva prima ricevere il via libera dall’azienda. Impossibile, adesso, sapere che cosa c’è nei nuovi contratti.