Alla vigilia dei mondiali di calcio di Sudafrica 2010, il presidente della Fifa di allora, Sepp Blatter, era stato categorico: “Siamo in Africa solo per il principio di rotazione del torneo tra i continenti, altrimenti nessun Paese africano avrebbe avuto possibilità”. Anni dopo, nel 2025, alla vigilia dei mondiali di ciclismo di Kigali in molti si sono mobilitati per il boicottaggio e per sottolineare come l’assegnazione della kermesse ciclistica al Ruanda fosse avvenuta solo per valutazioni economiche e nulla più. Ora che l’Africa è stata raggiunta da una terza grande competizione che potrà ospitare al proprio interno, la situazione è radicalmente diversa: il 15 settembre scorso la federazione internazionale dell’Atletica ha infatti assegnato il mondiale di atletica del 2029 a Nairobi. E qui, ci sono pochi dubbi: si va in casa di una potenza della disciplina, visto che il Kenya è secondo assoluto nel medagliere di tutti i tempi dei mondiali di atletica. Per l’Africa sarà una nuova grande e importante vetrina, ma con una differenza marcata rispetto agli eventi precedenti: il merito sportivo non è in discussione e per la prima volta dei campioni africani potranno sperare di essere applauditi da un pubblico africano. Il quale, a sua volta, potrà finalmente vedere gareggiare in casa i propri beniamini.
Gli occhi rivolti verso Kasarani
Da quando è stato assegnato il mondiale al Kenya, gli occhi dei media locali sono tutti puntati verso una zona precisa della capitale: quella di Kasarani, periferia nord orientale della metropoli africana oramai prossima ai 5 milioni di abitanti. È qui che il Kenya ospiterà atleti e delegazioni da tutto il mondo. Quando nel 1987 la capitale keniana ha ospitato i giochi panafricani, l’area di Kasarani è stata scelta per costruire il Moi National Stadium. Negli anni, la struttura è diventata il vero riferimento sportivo di Nairobi, assieme al “vecchio” ma ancora oggi efficiente Nyayo Stadium. Nel 2029, sarà il palcoscenico principale delle gare di atletica e sulle tribune si assieperanno tifosi e giornalisti che verranno da tutti e cinque i continenti. I lavori al Moi sono partiti da tempo e vengono seguiti passo dopo passo dai media locali. Ma questo perché la struttura di Kasarani è stata selezionata anche per l’altro importante appuntamento atteso in Kenya, ossia la Coppa d’Africa del 2027 che il Paese ospiterà assieme a Tanzania e Uganda. Nairobi fornirà tre stadi: il Moi appunto, ma anche il Nyayo e il nuovissimo Talanta Stadium, il più grande e anche l’unico adibito unicamente al calcio.
Sul fronte delle strutture sportive, complici anche gli investimenti per il principale torneo calcistico continentale, Nairobi sembra pronta. E lo è anche sul fronte delle strutture ricettive: così come sottolineato in un documentario della Bbc, la città negli anni si è ritagliata il ruolo di uno dei principali centri finanziari e politici dell’Africa e ospita ogni anno meeting, riunioni e congressi internazionali. I posti letto, in poche parole, ci sono. Diversa è la situazione a livello logistico. Nairobi non ha ancora una metropolitana e il traffico è spesso congestionato. Un limite importante, da molti visto come simbolo delle contraddizioni che caratterizzano la capitale keniana. Si potrebbe fare fronte al problema, visto che il tempo stringe, con l’istituzione di corsie preferenziali e navette tra gli alberghi, gli stadi di allenamento e lo stadio di Kasarani. Una sfida, quella logistica, che ad oggi forse appare quella più difficile per Nairobi in vista della kermesse iridata.
Un mondiale in casa per applaudire i propri idoli
Se le sfide organizzative avranno la massima priorità agli occhi del governo del presidente William Ruto, il quale potrebbe sfruttare l’assegnazione dei mondiali del 2029 come carta da giocare per la sua rielezione, le sfide sportive a Kasarani potrebbero accendere i sogni di migliaia di sportivi africani. Con i suoi 72 ori conquistati dal 1987 a oggi, il Kenya è la seconda nazione più vincente nei mondiali di atletica. Subito dietro di lei vi è la Russia, davanti invece sono posizionati unicamente gli Stati Uniti. L’atletica è un motivo di vanto per i keniani, i trionfi soprattutto dei maratoneti e dei mezzofondisti ha dato modo ai cittadini del Paese africano di ascoltare il proprio inno in giro per il mondo tra Olimpiadi e rassegne iridate. Adesso, al contrario, sarà il mondo a venire a Nairobi e la bandiera keniana potrebbe sventolare più volte sopra il podio che verrà allestito all’interno del Moi Stadium.
Tra chi sarà in lizza per vincere tra gli applausi del pubblico di casa, senza dubbio occorre annoverare Beatrice Chebet, colei cioè che agli ultimi mondiali e a Parigi 2024 ha reso una formalità le gare dei 5.000 e 10.000 metri. Faith Kipyegon, altro idolo di casa, nel 2025 a Tokyo ha trionfato sui 1.500 metri e nel 2029 avrà sì 35 anni ma al tempo stesso anche molta voglia di stupire ancora. Avrà dieci in meno e dunque molte più possibilità di essere della partita il classe 2004 Emmanuel Wanyonyi, campione del mondo in carica sugli 800 metri. L’elenco potrebbe essere ancora più lungo anche perché a Pechino prima, per i mondiali del 2027, e alle Olimpiadi di Los Angeles 2028 poi potrebbero emergere altri nomi.
In Kenya infatti si sta sviluppando un’altra generazione d’oro. Per molti osservatori, il Paese africano sta alle grandi distanze in atletica al pari di come la Giamaica sta alle distanze brevi. C’entra senza dubbio la geografia, con i grandi altipiani della Rift Valley capaci di essere perfetti naturali campi di allenamento. Ma c’entra anche una tradizione sportiva locale oramai ben consolidata, soprattutto tra le comunità dei Kalenjiin, gruppi etnici da cui provengono buona parte dei medagliati keniani. Storie e situazioni che il mondo, nell’estate del 2029, avrà modo di conoscere meglio.
Fonti:
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