Si narra che a Versailles, simbolo sempiterno della grandeur francese, l’olezzo umano avesse del nauseabondo. Ma poiché l’evoluzione ancora non aveva partorito un upgrade nell’igiene, gli effluvi personali erano “tamponati” con essenze, talchi, unguenti e stratagemmi vari, che non eliminavano il problema, bensì lo aggravavano.
Si perdoni il parallelo fetido, ma calzante, tra quelle abitudini e l’operazione di pulizia sociale che la Francia ha commesso in nome delle sante Olimpiadi di Parigi 24. In altre parole, l’idea disumana di sgomberare strade e quartieri, liberandoli dalla mefitica presenza di poveri, senza tetto e immigrati.
Parigi non poteva di certo presentarsi stracciona all’appuntamento dei Giochi Olimpici: ogni tenda da campeggio approntata sotto un ponte, ogni sacco a pelo srotolato su una panchina, ogni scatolone adibito ad alcova avrebbe inquinato l’immagine regale che Parigi e la sua nazione avrebbero fornito di sé. Nessuno spazio, dunque, per les misérables.

A lanciare l’allarme su quanto accaduto nell’ultimo anno è stato il collettivo Le revers de la médaille che ha messo insieme associazioni e organizzazioni presentando un report dal titolo “One 1 year of social cleansing before the 2024 Olympic Games”. L’inchiesta ha messo in luce i dati raccolti nella regione dell’Île-de-France per il periodo da aprile 2023 a maggio 2024, in cui sarebbe stata messa in atto una vera e propria “pulizia sociale” a danno delle fasce più svantaggiate (persone che vivono per strada, in alloggi precari o che dipendono dallo spazio pubblico per vivere e lavorare), per via dell’organizzazione dei Giochi Olimpici e Paralimpici.

Espulsioni dall’area in questione, vessazioni oltre a ciò che il report definisce “invisibilizzazione” di popolazioni classificate dalle autorità pubbliche come indesiderabili dai luoghi in cui si stanno svolgendo i Giochi, senza offrire loro un rifugio alternativo e permanente. Si tratta di linee di azione pubblica in atto da diversi anni, ma che l’Olimpiade a caricato a pallettoni.
A far emergere questa evidenza, la 7a Notte della Solidarietà, evento realizzato tra il 25 e il 26 gennaio 2024, in cui sono state contate 3.462 persone senza alloggio a Parigi: un aumento del 16% rispetto all’evento precedente, sebbene il dato sia fortemente sottostimato. La distribuzione geografica dei senzatetto incontrati quella sera era concentrata nella zona centrale di Parigi e nel 12° arrondisement (compreso il Bois de Vincennes), le location centrali per i Giochi Olimpici del 2024, così come nel 19° arrondissement: queste aree, insieme, rappresentavano più della metà dei senzatetto.

Durante il periodo 2023-2024, l’Osservatorio sui luoghi di vita informali ha registrato 138 sgomberi nell’Île-de-France, di cui 64 legati a baraccopoli, 34 sgomberi di insediamenti di tende (esclusivamente a Parigi e Aubervilliers), 33 sgomberi di case abusive e 7 sgomberi legati a nomadi. Persone coinvolte: 12.545, di cui 3.434 minori. Tra i provvedimenti più infami, il decreto prefettizio pubblicato il 9 ottobre 2023, che vieta la distribuzione di cibo nell’area tra il 10° e il 20° arrondissement. L’ordinanza è stata immediatamente sospesa a seguito di un appello lanciato da un gruppo di associazioni, rappresentando una grave minaccia per l’accesso al cibo durante i Giochi Olimpici.
Parigi, ovviamente, non è un caso isolato. I movimenti di popolazione precedenti i Giochi Olimpici vengono monitorati sin da Seul 1988. Tutte le Olimpiadi degli ultimi 40 anni fanno registrare due fenomeni concomitanti: il primo, e probabilmente il più noto, è il massiccio spostamento di residenti e di senzatetto nel periodo precedente l’evento. Pechino 2008 è stato un triste primato: si stima che 1,25 milioni di persone risultarono come sfollate in seguito all’organizzazione dei Giochi del 2008. Idem per Rio 2016: quasi 80mila sfollati per la realizzazione delle infrastrutture olimpiche. Il secondo corollario dei Giochi Olimpici si riferisce, invece, a processi indiretti di sfollamento dei residenti, a causa di aumenti vertiginosi degli affitti, accoppiati spesso a sfratti violenti.
L’ironia del destino ha voluto che questa Parigi ripulita, tirata a lucido gettando la polvere sotto ai divani, si sia inceppata proprio per via del grande fiume dei Parigini, il gioiello che Emmanuel Macron voleva consegnare al mondo intero come un moderno Re Sole. E invece, come in una strana legge del contrappasso, proprio la Senna ha fatto saltare il sistema con le sue acque coleriche e colleriche.
Un esercito di lazzaroni, accucciati in altri fogli di giornale, attende la fine dei lustrini. Quando Parigi tornerà ad essere anche la loro.

