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Camminando per le strade del Cairo è impossibile non notare la presenza di un ordine costituito, quello militare, che regola le norme della società egiziana. L’esercito ha governato il paese ininterrottamente dalla seconda guerra mondiale a oggi, escluso il breve governo dei Fratelli Musulmani, che espresse la presidenza di Mohammad Morsi. Il primo presidente militare fu Muhammad Nagib, che fece insieme al colonnello Gamal Abd al Nasser, un colpo di stato contro re Faruq nel 1953. Il suo governo promosse ampie riforme agrarie e il piano per la costruzione della diga di Assuan che poi però verrà attuato dopo. Il nuovo governo ebbe però durata breve. Il presidente fu infatti costretto a lasciare il potere al nuovo uomo forte del paese, il generale Nasser. Il nuovo presidente fece un accordo con gli inglesi che prevedeva lo sgombero entro venti mesi del canale di Suez, pur mantenendo la presenza di alcuni tecnici inglesi. Il piano fu criticato dai Fratelli Musulmani che furono anche accusati di aver ordito un attentato contro Nasser. A seguito di questi fatti la Fratellanza Islamica venne messa al bando. Nasser creò un sistema a partito unico e in politica estera intraprese una politica di forte amicizia con gli altri stati arabi e aderì allo schieramento delle nazioni non allineate.

Nel 1956, a seguito del rifiuto della Banca Mondiale di finanziare la costruzione della diga di Assuan, decise di nazionalizzare la società che gestiva il canale di Suez, creando una crisi con gli inglesi e i francesi. Israele approfittando della situazione invase l’Egitto arrivando fino al canale. La crisi fu risolta con l’intervento dell’Onu. Nel 1967 Nasser ottenne però il ritiro delle forze dell’Onu e chiuse lo stretto di Tiran, bloccando qualsiasi accesso a Israele sul Mar Rosso. Tel Aviv reagì con la guerra dei sei giorni con cui occupò il Sinai e la striscia di Gaza.
Nasser ne uscì fortemente ridimensionato e morì nel 1970.

Alla sua morte arrivò al potere un nuovo militare, Anwar al Sadat, che riformò l’economia socialista del paese, dando all’Egitto un impronta liberale. Nel 1973 Sadat, insieme ai siriani, attaccò Israele, la guerra divenne nota come la guerra del Kippur o del Ramadan, a seconda dei fronti. Israele, pur colto di sorpresa, fermò l’offensiva, ma l’Egitto recuperò gran parte del Sinai, il che diede un certo credito a Sadat. Il presidente intraprese una decisa svolta nella politica egiziana, quando decise di firmare con Israele gli accordi di pace di Camp David nel 1978. Sadat viene ricordato per una dura repressione di ogni forma di dissidenza interna, non solamente quella dei Fratelli Musulmani, ma anche quella dei movimenti studenteschi copti. Le politiche liberiste portate avanti dal presidente aumentarono di molto le differenze tra ricchi e poveri nel paese. Il 6 ottobre 1980 Sadat venne assassinato da un terrorista del gruppo Al Jihad.

Al suo posto venne eletto un altro militare, il vicepresidente Hosni Mubarak, che continuò le politiche del suo predecessore. Mubarak fu rieletto quattro volte in elezioni in cui non c’era nessun altro candidato. La situazione precipitò con la Primavera Araba nel 2011, quando immense manifestazioni di piazza fecero dimettere Mubarak.

Il consiglio militare permise finalmente delle elezioni libere, in cui però i movimenti di piazza Tahrir non riuscirono ad esprimere nessun candidato solido, così al ballottaggio si dovette scegliere tra Ahmad Shafiq, ex primo ministro di Mubarak e Mohammad Morsi dei Fratelli Musulmani. Molti pur di non votare il candidato vicino ai militari, scelsero Morsi, che vinse per poco, con il 51 %dei voti. Il resto è storia recente, Morsi invece di comprendere che era stato votato da molti laici, pur di non votare i militari, ha finito per islamizzare in modo strisciante la società. Queste politiche, insieme alla pessima gestione economica, portò a manifestazioni di massa, riempiendo nuovamente piazza Tahrir. I militari ne approfittarono e fecero un sanguinoso colpo di stato che portò nuovamente uno di loro al potere, il generale Fattah al Sisi. Il nuovo presidente dopo pochi mesi ha finito per intraprendere politiche più repressive di quelle dei suoi predecessori.

La storia dell’Egitto sembra ripetersi e non manca chi tira fuori l’eterno cliché sul fatto che il paese è sempre stato governato da faraoni e così sempre sarà.

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