I giovani e la casa, dagli Usa all’Europa l’ennesimo sogno infranto della Generazione Z

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Negli ultimi anni si è sempre più sentito parlare di disagio giovanile, ovvero di una totale mancanza di fiducia dei millennial (nati tra il 1980 e il 1994) e della generazione Z (nati tra il 1995 e il 2012) nei confronti del futuro. Tra le cause più note si annovera, in primis, un mercato del lavoro precario con contratti a termine e paghe molto basse. Più di recente, tra i mali che attanagliano i ragazzi di oggi, si è fatta largo l’emergenza abitativa, per via della scarsità di alloggi e dei prezzi esorbitanti che rendono il mercato immobiliare difficilmente accessibile a chi si deve trasferire per esigenze di studio o ha intrapreso da poco una carriera professionale. Così, per tanti giovani è diventato impossibile volare via dal nido familiare prima dei trent’anni, con conseguenze che spesso si traducono in instabilità nella sfera economica e dei legami affettivi. 

Nel nostro Paese, il problema del rincaro degli affitti e del valore degli immobili ha catturato l’attenzione dell’opinione pubblica nella primavera 2023, quando Ilaria Lamera – studentessa di 24 anni – aveva piantato la sua canadese in piazza Leonardo Da Vinci, davanti al Politecnico di Milano dove la ragazza frequentava le lezioni di Ingegneria ambientale. Ilaria è originaria della provincia di Bergamo e quotidianamente faceva la pendolare per raggiungere Milano, finché non ha cominciato a cercare un alloggio, facendo molta fatica a trovare una stanza che venisse a costare meno di 600 euro al mese.

Dal suo gesto dimostrativo è nata le protesta delle tende che si è estesa a macchia d’olio a tutta Italia con studenti che si sono organizzati per chiedere una politica di calmieramento degli affitti, tanto da sollecitare il nostro governo a promettere, all’epoca, lo stanziamento di 660 milioni per riqualificare gli alloggi universitari e costruirne di nuovi.

La questione non è limitata al solo Bel Paese, ma riguarda tutto l’Occidente. Da New York a Praga, da San Francisco a Lisbona, schiere di ragazzi chiedono a gran voce l’attuazione di politiche volte a garantire il diritto all’abitare. Al di là dell’Atlantico, i prezzi delle case sono aumentati del 54% diventando insostenibili per molti americani, tant’è che a Sacramento e a Philadelphia i cittadini, per lo più under 30, sono scesi in massa per perorare la causa; proprio nella città della Pennsylvania, le autorità municipali nel luglio 2023 hanno sospeso il piano degli sfratti dopo che, durante tre di questi, si sono verificate delle sparatorie.

Non molta diversa è la situazione in Canada, dove i giovani si dicono sofferenti per il numero di studenti internazionali (cresciuto del 46% dal 2022 al 2023) che sarebbe troppo elevato rispetto alla disponibilità di alloggi abitativi, specie se poi si aggiunge anche l’immigrazione legata a motivi di lavoro. Non è un caso se tra gli elettori compresi tra 18 e i 29 anni, il gradimento del premier Justin Trudeau è solo al 20%.

E nel Vecchio Continente, invece? Nell’ultimo decennio il valore degli immobili è salito del 46% e il valore degli affitti del 21% e spesso non c’è stato un adeguamento dei salari per rendere le spese sostenibili, soprattutto per chi ha meno di 30 anni. Sorcha Edwards – la segretaria generale della Federazione europea dell’edilizia pubblica, cooperativa e sociale, meglio nota come Housing Europe – ha riferito, intervistata da Politico, che negli anni del secondo dopoguerra i governi europei hanno molto investito nelle politiche per la casa e fino agli anni Ottanta si è lavorato per garantire prezzi equi per i cittadini. Successivamente, con l’avvento del neoliberismo in economia, la spesa pubblica per gli alloggi è diminuita notevolmente fino a giungere alla situazione di oggi in cui gli europei sono costretti a spendere circa il 20% del loro reddito familiare per poter arrivare alla fine del mese con l’affitto e con le rate del mutuo da pagare. Edwards ha dichiarato: “Per molto tempo, i politici sono stati felici di ignorare la questione perché colpiva i gruppi a basso reddito che votano meno, ma ora sta colpendo le persone che che contano (per loro, ndr): i figli della classe media e persino la classe media stessa”.

In Olanda, il tema del diritto alla casa è stato centrale nelle elezioni politiche del 2023 e ha contribuito all’exploit della formazione conservatrice e sovranista, Partito per le Libertà di Geert Wilders, che ne ha fatto una bandiera per attirare il voto dei più giovani – il 31% dei votanti tra i 18 e i 24 anni – in un Paese dove si osserva una carenza di più di 300 mila alloggi e la mancanza di terreni edificabili  per nuove abitazioni.

 

Geert Wilders

Ursula von der Leyen, nel suo discorso tenuto per la riconferma, ha fatto riferimento a un piano europeo per l’emergenza abitativa al fine di garantire prezzi accessibili e investimenti nell’edilizia. Vedremo cosa succederà, ma la fotografia che emerge è quella di una generazione cresciuta con la consapevolezza di essere più povera dei loro genitori, defraudata dello spirito propositivo verso il futuro che dovrebbe esseri tipico della giovane età e che oggi deve anche combattere per un tetto sulla testa, che l’architetto Frederick Kiesler ha definito “l’epidermide del corpo umano”.