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La parola d’ordine è prudenza. Stati Uniti, Gran Bretagna e Israele sono tra i Paesi dove le campagne di vaccinazioni stanno procedendo in maniera più spedita che da altre parti. E non è un caso che i dati principali sull’andamento dell’epidemia hanno, da qualche settimana a questa parte, tutti segno meno. Calano i contagi, calano i ricoverati, calano i decessi. Il vaccino quindi sta sortendo i suoi effetti. Ma non tutti sono d’accordo nell’attribuire alla somministrazione delle dosi il rallentamento dell’infezione. È troppo presto, hanno fatto sapere diversi studiosi, per verificare l’effettiva efficacia del vaccino.

I dati di Usa, Gran Bretagna e Israele

La Gran Bretagna un anno fa, quando erano comparsi i primi casi di coronavirus e dall’Italia arrivavano i primi allarmi, aveva scelto la strategia dell’immunità di gregge. Una decisione che ha scatenato polemiche all’interno dello stesso Paese d’oltremanica. Ma subito dopo Londra è riuscita a riprendere in mano la situazione. Come nella stragrande maggioranza degli Stati che hanno dovuto fare i conti con l’infezione, sono state prese misure drastiche di contenimento del Covid ma, al tempo stesso, laboratori ed enti sanitari hanno iniziato a lavorare su altri fronti. Il Regno Unito è stato il primo Paese a creare un laboratorio per il sequenziamento, circostanza che ha favorito uno studio approfondito del morbo che da 12 mesi tiene sotto scacco buona parte del pianeta. Londra inoltre ha subito messo in campo molte risorse per l’acquisto dei vaccini, tanto è vero che il “V-day“, il giorno della somministrazione della prima dose, è arrivato l’8 dicembre. Dunque tre settimane prima dell’Unione europea. Oggi i dati sembrano incoraggianti: il ministero della Salute ha fatto sapere che 17 milioni di persone si sono vaccinate, anche se solo poche migliaia hanno ricevuto la seconda dose.

Di questo passo, l’immunità di gregge è sempre più vicina. I contagi dall’inizio del 2021 sono in forte discesa, nell’ultima settimana i casi medi giornalieri hanno superato di poco le diecimila unità, a fronte delle sessantamila di gennaio. I decessi delle persone appartenenti alla fascia di età più vulnerabile, ossia gli over 80, sono diminuiti rispetto al marzo del 2020 del 65%. Qualcosa quindi sta realmente cambiando. Un discorso molto simile può essere fatto per Israele. Qui la somministrazione delle dosi è iniziata il 20 dicembre, ad oggi quasi il 50% della popolazione è stata vaccinata con almeno una dose. L’immunità di gregge è quasi realtà e la si potrebbe raggiungere già a marzo. I contagi sono diminuiti del 41% rispetto alla fine del 2020, le ospedalizzazioni del 31%. Smriti Mallapaty su Nature ha riportato diversi studi che dimostrano come Israele sia il primo Paese in cui è possibile certificare il funzionamento dei vaccini su larga scala. Negli Stati Uniti infine, la scommessa è quella di raggiungere l’immunità di gregge già ad aprile. Ad oggi, come certificato dai dati diffusi dalle autorità federali, sono state più di 60 milioni le persone vaccinate. I contagi, rispetto al mese scorso, sono diminuiti del 77%.

La prudenza degli studiosi

Non è però detta l’ultima parola: il fatto che tutti i principali indicatori dell’epidemia nei Paesi dove i piani vaccinali hanno già raggiunto importanti cifre viaggino al ribasso, potrebbe non rappresentare il primo passo verso la vittoria contro il virus. Molti studiosi si sono detti ottimisti in meriti i dati ricevuti da Gran Bretagna, Israele e Stati Uniti, ma non hanno ancora sciolo definitivamente la riserva sul successo del vaccino. Da Londra ad esempio, c’è chi ha messo in evidenza il calo dei contagi con un lockdown che riguarda buona parte del Regno Unito e che soltanto nei prossimi giorni potrebbe essere allentato: “La campagna vaccinale sta andando bene – ha dichiarato in una nota alla stampa inglese il consigliere medico del premier Boris Johnson, Chris Whitty – ma se le prime indicazioni sono positive è ancora presto per determinarne gli effetti in modo scientifico”.

In Italia l’immunità di gregge è molto lontana

La scienza ha bisogno di tempo per studiare meglio numeri e cifre. Al fianco di questa circostanza però, è emersa un’importante certezza: la campagna di vaccinazione deve proseguire. E lì dove ancora non è decollata del tutto, quanto prima deve arrivare a raggiungere livelli ragguardevoli. In Italia non tutto sta filando per il verso giusto. Nel nostro Paese il V-day ha coinciso con quello del resto d’Europa, ossia il 27 dicembre. Da allora però la macchina organizzativa ha mostrato alcuni tentennamenti, soprattutto per la riduzione delle dosi da parte di alcune aziende. Un problema comune a molti Paesi europei e rintracciabile nelle falle delle politiche della commissione Ue in sede di stipulazione dei contratti con le società fornitrici delle dosi. In generale però, nel nostro territorio così come nel resto del Vecchio Continente, tutto sta procedendo a rilento.

In Italia al 20 febbraio i vaccini somministrati sono stati 2.112.371, pari al 3.51% della popolazione. Di questi, 1.327.332 hanno ricevuto la seconda dose. Si è ben lontani dall’immunità di gregge e senza un cambio di passo potrebbero volerci mesi per raggiungere l’obiettivo di vaccinare almeno la metà degli italiani. Una circostanza grave per la salute ma anche per l’economia: analizzando i dati dei Paesi dove la campagna vaccinale ha già preso una piega positiva, il rischio è che da noi la normalità potrà riprendere molto tempo dopo rispetto ad altri Stati. In poche parole, l’Italia dovrà continuare a stare ferma mentre da altre parti si penserà già a ripartire.

Conti alla mano, l’immunità di gregge nel nostro Paese è ancora ben lontana. Con il ritmo attuale, il rischio concreto è di arrivare a giugno con soltanto poco meno del 15% di italiani vaccinati. Il problema, guardando le statistiche fornite dal ministero della Salute, è la mancanza di un numero adeguato di dosi. Complessivamente infatti, al 21 febbraio sono state somministrate il 73% delle dosi a disposizione. Mancano forniture necessarie per dare una decisa accelerazione alla campagna. Diversamente, la soglia minima di vaccinati utile a mettere in sicurezza l’Italia si potrebbe raggiungere soltanto dopo l’estate o in pieno autunno.