Tutto tace dal fronte nordcoreano. Negli ultimi giorni, Pyongyang ha diffuso numerose notizie riguardanti la visita del ministro russo, Serghei Shoigu, del suo incontro con Kim Jong Un e della parata militare organizzata nelle strade della capitale. Neanche un cenno, invece, su Travis King.
Del soldato statunitense che lo scorso 18 luglio ha superato il confine tra le due Coree, durante un tour nei prezzi della zona demilitarizzata, si sono completamente perse le tracce. Chi ha partecipato all’escursione assieme al ragazzo, lo ha visto per l’ultima volta correre al di là della linea di demarcazione intercoreana.
Da quanto fin qui emerso, il 23enne, che il giorno precedente la sua defezione al Nord sarebbe dovuto montare su un aereo diretto verso il Texas (qui abbiamo raccontato la sua storia), avrebbe attraversato il confine di sua spontanea volontà. I misteri di questa vicenda sono moltissimi, così come le zone d’ombra. Ma altrettanto misteriosa è la fine che ha fatto il giovane. È stato arrestato dalle autorità nordcoreane? Si trova in prigione? Verrà utilizzato come pedina di scambio in vista di eventuali negoziati con gli Stati Uniti?
Colloqui segreti
La Corea del Nord è, di per sé, un Paese dai confini sigillati. Pochi sono i canali diplomatici disponibili per parlare con Pyongyang, tanto più se a bussare la porta sono gli acerrimi rivali statunitensi. Gli Stati Uniti, infatti, non hanno mai avuto relazioni ufficiali con la nazione governata da Kim Jong Un. In casi eccezionali, come quando si è trattato di avviare negoziazioni relative al rilascio di cittadini detenuti al Nord, gli Usa sono sempre stati costretti ad affidarsi a canali secondari.
Nei giorni scorsi, avrebbero preso il via non meglio specificate discussioni tra l’Organizzazione delle Nazioni Unite e la controparte nordcoreana. Il silenzio dell’Onu e dei nordcoreani lascia tuttavia presupporre che i colloqui relativi al rilascio di Travis King possano essere lunghi e ostici. Gli ostacoli, al netto della rivalità che separa Usa e Nord Corea, sono del resto molteplici. Banalmente, senza un’ambasciata a Pyongyang, le opportunità per Washington di trattare con il governo di Kim sono ridotte.
Potrebbe esserci la pista che porta all’ambasciata della Svezia in Corea del Nord, che in passato ha ricoperto il ruolo di intermediaria trasmettendo le comunicazioni ai funzionari nordcoreani, ma non è chiaro se la struttura sia tornata ad operare a pieno regime in seguito alla pandemia di Covid-19. Emergono così altre due opzioni: una coincide con la missione della Corea del Nord presso le Nazioni Unite di New York, che potrebbe offrire alle due parti un valido contatto; l’altra con l’affidamento della pratica negoziale ad una delle organizzazioni non governative o agenzie umanitarie che in passato, e per decenni, hanno fornito aiuti al Paese asiatico. Quando i canali ufficiali si bloccano, questi canali secondari possono rivelarsi utili.
La posta in palio
“Tutte le parti stanno cercando di capire cosa è successo e cosa fare”, ha dichiarato alla Bbc Mickey Bergman, direttore esecutivo del Richardson Center for Global Diplomacy. Bergman, che ha trascorso quasi 20 anni a negoziare per il ritorno dei cittadini statunitensi da nazioni ostili, ha affermato che la migliore possibilità di liberare un prigioniero è subito dopo la sua detenzione. Questo è il momento in cui probabilmente i prigionieri vengono interrogati dai funzionari del Paese. Ma è anche il momento che precede un’eventuale accusa a loro carico (come quella di spionaggio) che potrebbe costare svariati anni di reclusione.
Certo è che a complicare il quadro troviamo il divieto imposto dall’amministrazione Trump per ogni tipo di viaggio verso la Corea del Nord, rendendo non validi passaporti e visti statunitensi. Il divieto è rimasto in vigore anche sotto l’amministrazione Biden.
Vale inoltre chiedersi che cosa potrebbe volere Kim in cambio del rilascio di Travis King. In passato, Pyongyang ha utilizzato i prigionieri per fini propagandistici. In effetti, il racconto di soldato americano che “intenzionalmente” ha disertato verso la Corea del Nord per sfuggire alla punizione di Washington e dei suoi “burattini” sudcoreani, potrebbe rivelarsi una narrazione perfetta per i media nordcoreano, ha sottolineato il sito NK News.
Kim potrebbe anche scegliere di sfruttare il ragazzo statunitense come possibile merce di scambio, magari chiedendo agli Usa di ridurre le proprie attività militari con la Corea del Sud o il peso delle sanzioni economiche. Resta infine da capire se King voglia davvero tornare a casa, visto che il ragazzo avrebbe varcato il confine proprio per evitare di rientrare negli Stati Uniti. In ogni caso, è lecito supporre che la Corea del Nord farà di tutto per massimizzare i vantaggi di questa vicenda.
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