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Quando le autorità non riescono ad affrontare una minaccia, molto spesso è la popolazione a dover affrontare le minacce nella più totale autonomia, con la necessità di prendere decisioni anche molto dure nella speranza di risolvere i problemi. Ed è in questo contesto che un villaggio abitato da nativi del Messico, gli indiani nahuas, anche i bambini sono stati chiamati all’addestramento, muniti di fucili da caccia e armi bianche sovente rudimentali, per contrastare i continui attacchi dei cartelli della droga che da anni destabilizzano lo Stato.

Tutti ragazzi tra i 9 ed i 18 anni sono stati chiamati a prepararsi per contrastare le incursioni dei narcos, che negli ultimi anni hanno provocato diverse vittime tra la popolazione dei Nahu. Un periodo complesso senza che il governo centrale del Messico si sia adeguatamente mobilitato per contrastare il fenomeno. Le foto e le riprese dei bambini che, rispondendo al proprio generale, fissano con lo sguardo vuoto l’orizzonte hanno sconvolto l’opinione pubblica delle Americhe, che hanno criticato l’utilizzo dei bambini nella difesa dei villaggi da parte dei capi. Senza criticare però abbastanza coloro che hanno lasciato degenerare la situazione obbligando i nahuas a prendere la decisione di armare le proprie leve più giovani.

Il mercato della droga del Messico

Anche a causa della sua posizione geografica che lo rende il punto di transito naturale per i commerci del Continente americano, il Messico è diventato il canale principale di smistamento della droga, principalmente diretta verso il ricco mercato americano; in un mercato dal valore di oltre 150 miliardi di dollari per la sola cocaina. Le grandi possibilità di guadagno illecite che provengono dal trasporto degli stupefacenti hanno reso particolarmente violente le bande di narcos che operano nel Paese ed in particolare negli Stati vicini alla frontiera americana.

Oltre alle operazioni legate al commercio della droga, i gruppi criminali si sono contraddistinti anche per tutte le attività illecite accessorie – furti, omicidi, sequestri e rapine – che hanno letteralmente destabilizzato il Messico, con l’ultimo arresto economico che non ha fatto altro che accrescere il fenomeno a causa della povertà diffusa.

Le dure condizioni delle province

A patirne – come spesso accade – non sono state le grandi città che sono troppo pericolose per i commerci illeciti, bensì i territori di provincia nei quali la presenza delle forze dell’ordine è molto più scarso. E nel panorama messicano, tali zone sono abitate anche da indigeni che – come nel caso dei nahuas – si sono visti obbligati ad organizzare delle proprie difese paramilitari per far fronte alla crisi che sta vivendo il Paese; sotto le critiche internazionali ma sono il silenzio operativo di Città del Messico.

Nonostante dal suo insediamento il presidente del Messico Andres Manuel Lopez Obrador abbia costantemente promesso di contrastare la piaga del Paese, il più delle risposte si sono limitate a delle semplici esternazioni e a delle dure condanne orali. Nel pratico, gli ultimi anni hanno segnato una sostanziale continuità col passato, con le province lasciate nel loro abbandono più totale.

Il Messico non è in grado di far fronte al fenomeno

Le critiche rivolte principalmente ad Amlo si riferiscono al dispiegamento troppo scarso di forze armate per contrastare i cartelli della droga, che in molti territori si sostituiscono di fatto all’ordine costituito. Tuttavia, tale mancanza è attribuibile soprattutto alle poche risorse economiche del Paese, che non riesce a combattere adeguatamente il fenomeno, nonostante le richieste che provengono persino da Washington.

Le promesse – anche se non per esclusiva colpa di Amlo – sono rimaste tali, senza fornire soluzioni che fossero in grado di mettere la popolazione di non prendere contromisure in autonomia; portando la frontiera delle bande armate di bambini a pochi passi dagli Stati Uniti, nello sconcerto dell’opinione pubblica.

La speranza, a questo punto, potrebbe però proprio provenire dalle critiche, che potranno muovere le massimi istituzioni internazionali a collaborare con Città del Messico per fornire una dose di aiuti necessaria a combattere con maggior efficacia le bande dei narcos. Anche perché, in assenza di ciò, il contrasto al fenomeno rischia di essere l’ennesima battaglia persa in partenza dalla politica messicana e non la prima in ordine temporale dell’attuale presidente Amlo.