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Società

Hulk Hogan ci ha lasciati, ma l’Hulkamania vivrà per sempre

Ci sono quelle scene che rimangono impresse anche se non sono epocali, quei fotogrammi nella memoria che più facilmente si sedimentano quando siamo bambini. Uno di quei momenti, personalmente, è legato a Terrence Gene Bollea, che tutti conosciamo come Hulk...

Ci sono quelle scene che rimangono impresse anche se non sono epocali, quei fotogrammi nella memoria che più facilmente si sedimentano quando siamo bambini. Uno di quei momenti, personalmente, è legato a Terrence Gene Bollea, che tutti conosciamo come Hulk Hogan, che ci ha lasciato oggi dopo un periodo di malattia. Era il 2002, gli inizi del decennio d’oro della WWE in Italia. Era il Judgment Day, uno di quei Pay-per-view che da ragazzi, quando ancora l’innocenza ci faceva credere che fosse tutto vero, si guardava stando svegli la notte. Chi scrive ricorda nitidamente di un 49enne Hogan, capello e baffo biondo, barbetta nera, claudicante perché reduce da diverse operazioni alle ginocchia, somministrare un mirabolante superplex ad un’altra leggenda del wrestling, The Undertaker che poi vinse il match.

Di momenti iconici se ne ricordano tanti lungo una carriera di 40 anni, celebrata dalla WWE nel 2024 per festeggiare le 4 decadi dell’Hulkmania: la doppietta della Royal Rumble (1991 e 1992) e lo schianto di André the Giant in Wrestlemania 3 del 1987 (per dirne due).

Un personaggio, Hogan, che ha attraversato praticamente la storia del Wrestling statunitense costellato di federazioni: dalla WWF, alla AWA, passando da WCW e TNA e approdando infine nella WWE di Vince McMahon (che già conosceva dai tempi della prima WWF). La fama di Hulk Hollywood Hogan (Hollywood lo aggiunse quando da face, “buono” per il pubblico, divenne heel, “cattivo”, in WCW, fondando il New World Order) nel mondo era tale che sostanzialmente faceva merchandise da solo: tutti conoscevano la piazzetta, il baffo e il capello biondo platino, i pantaloni gialli e rossi e quel gesto, di lacerarsi la canottiera, per esibire i suoi muscoli, che abbiamo visto una ultima volta nella Convention Nazionale Repubblicana a sostengo di Donald Trump.

La carriera di Bollea, che ha incarnato l’archetipo dell’eroe americano muscoloso e invincibile, il cui nonno era di Cigliano, in provincia di Vercelli, non è stata solo Leg Drop (la sua mossa finale che avviene colpendo l’avversario, già al tappeto, con le proprie gambe all’altezza del petto, del collo o della testa) e “whatcha gonna do, brother, when the Hulkamania runs wild on you”, ma è stata anche la vita di un uomo che ha attraversato la depressione per la morte del padre Pietro; le venti e più operazioni a gambe, schiena e collo (l’ultima delle quali ha dato origine a complicazioni che lo hanno portato alla morte); lo scandalo steroidi insieme a McMahon; qualche accusa di razzismo nel 2015 e le profonde amicizie come quelle nate con “The Nature Boy” Ric Flair, The Big Show (da lui scoperto), il già menzionato André the Giant e Kamala, che lo difese da quelle accuse (per citarne alcuni).

Oltre al ring, Hogan è ricordato per aver recitato, nelle vesti di Thunderlips, in Rocky III e in altre pellicole quali Mr. Nanny e Suburban Commando.

Un atleta e un personaggio di spettacolo a tutto tondo. E questa sua capacità recitativa ha permesso la trasformazione del wrestling professionistico in uno sport di intrattenimento per famiglie, allargando un pubblico prima piuttosto ristretto. La sua teatralità, con le sue mosse e le sue gimmik, le identità dei combattenti sul ring, ha cambiato per sempre anche la figura del lottatore dando il via alla fantasia creativa che presentava il wrestler come connotato da particolari caratteristiche che lo rendevano immediatamente identificabile.

Se il wrestling è uscito dai confini statunitensi lo si deve a questo nipote delle risaie, spentosi nella sua casa in Florida per arresto cardiaco, dopo che pareva potesse rimettersi, seppur lentamente. 

Più che le parole di Trump, riportiamo quelle del Nature Boy : “Sono assolutamente scioccato nel sentire della scomparsa del mio caro amico Hulk Hogan! Hulk è stato al mio fianco da quando abbiamo iniziato nel business del wrestling. Un incredibile atleta, talento, amico e padre! La nostra Amicizia ha significato tutto per me. Lui c’è sempre stato per me anche quando non gli ho chiesto di esserci. È stato uno dei primi a venirmi a trovare quando ero in ospedale con un 2% di possibilità di vivere, e ha pregato accanto al mio letto. Hulk mi ha anche prestato dei soldi quando Reid era malato. Hulkster, nessuno potrà mai paragonarsi a te!”. Flair ha pienamente ragione. “Riposa in pace amico mio!”, ha concluso l’ex campione. Hulk Hogan non c’è più. Hulkamania durerà a lungo.

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