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I primi dieci posti della classifica sulle città più monitorate al mondo sono occupati da centri urbani cinesi. Questo dato è emblematico di quanto la Cina abbia investito nelle più moderne tecnologie per incrementare a dismisura la sorveglianza all’interno del paese con occhi elettronici sempre più invasivi. Secondo l’ultimo rapporto di Comparitech, un sito che fornisce informazioni per la ricerca e il confronto di servizi tecnologici, Chongqing è al primo posto di questa speciale graduatoria, seguita da Shenzen, la sede di Huawei, e Shanghai. Il piano di Pechino è piazzare una telecamera per ogni due persone entro il 2020, e visti i risultati fin qui ottenuti con l’installazione a tariffe pianificate è lecito aspettarsi che il Dragone possa tagliare un simile e ambizioso traguardo.

La Cina al primo posto

La top 10 basata sul numero di telecamere a circuito chiuso ogni 1000 persone ospita solo due città non cinesi: Londra e Atlanta. Le altre sono tutte megalopoli cinesi. Vediamole nel dettaglio. Chongqing, come detto, è al primo posto con quasi 2,6 milioni di telecamere (168,03 per 1000 persone); a completare il podio troviamo Shenzen, provincia meridionale del Guandong, con 1,9 milioni di occhi elettronici (159,09 per 1000 persone), e Shanghai con 2,9 milioni (113,46 per 1000 abitanti). I primi dieci posti proseguono con Tianjin (92,87 telecamere per 1000 persone), Ji’nan (73 mila), Londra (68 mila), Wuhan (60 mila), Guangzhou (52 mila), Pechino (39 mila) e Atlanta (15 mila). Il dato, come detto, è riferito al numero di occhi elettronici messo in relazione ogni 1000 abitanti.

Londra e Atlanta uniche città occidentali in top 10

Londra conta un totale di 627 mila telecamere che devono monitorare oltre 9 milioni di abitanti, mentre Atlanta 7800 ma per poco più di 500 mila cittadini. Allargando lo sguardo alle prime cinquanta posizioni, Berlino è la seconda città europea e si piazza al 19° posto con quasi 40 mila telecamere per 3,5 milioni di persone (11 ogni 1000 cittadini). Roma è l’unico centro italiano e si trova in fondo alla classifica, con appena 8300 telecamere, cioè 1.96 ogni 1000 abitanti. A sorpresa Urumqi, capitale della regione autonoma a minoranza musulmana dello Xinjiang, si è piazzata al 14° posto, con 12,4 telecamere per 1000 persone nonostante molte inchieste abbiano fatto emergere l’ossessivo controllo delle autorità locali sugli uiguri.

L’Asia fa la voce grossa

In generale, si nota come siano le città asiatiche a dominare la classifica. La Cina è la più all’avanguardia, con 200 milioni di telecamere attualmente in uso; questo valore dovrebbe aumentare del 213% da qui al prossimo anno e toccare quota 626 milioni. Prendiamo Shenzen, moderno hub tecnologico a pochi passi da Hong Kong. La città prevede di piazzare nei prossimi anni quasi 17 milioni di occhi elettronici, con l’incredibile aumento del 1145% rispetto alla cifra odierna di 1,9 milioni di telecamere. “Se la Cina aumentasse il numero di telecamere a circuito chiuso della stessa cifra – sostiene il rapporto Comparitech – significherebbe 2,29 miliardi di telecamere, cioè circa 2 a persona”.

Controllo della società

Ma perché un paese sente il bisogno di riempire le strade e le città di un numero così elevato di telecamere? Principalmente per restringere la libertà di movimento delle persone e quindi controllarne gli spostamenti; ma anche per recuperare big data preziosi su certi comportamenti mostrati dai singoli cittadini. Più il tempo passa e più il costo per installare questo tipo di telecamere si abbassa; l’avvento di reti Internet sempre più funzionali facilitano inoltre l’integrazione dei sistemi di sorveglianza. La Cina è stata più volte accusata di ledere la privacy delle persone utilizzando un sistema di sorveglianza di massa unito alla tecnologia del riconoscimento facciale: un mix che cancella ogni barriera tra Stato e cittadini. Ma nonostante le critiche, l’esperimento sociale cinese continua.

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