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Secondo il Centro per il Controllo e la Prevenzione delle Malattie americano, sono più di mille i casi dell’epidemia polmonare legati all’utilizzo di sigarette elettroniche e allo “svapare” che sta colpendo gli Stati Uniti.

È l’ente governativo che si occupa della salute pubblica a diffondere i dati, compresi quelli delle morti accertate, salite a 33 negli ultimi mesi. Non note al momento le esposizioni chimiche specifiche che causano lesioni polmonari associate all’uso di sigarette elettroniche e allo svapo, così come un prodotto o sostanza particolari.

La moda delle sigarette elettroniche, nate come alternativa al tabacco, è però diventata difficile da gestire e controllare, sia per via del messaggio salutare che inizialmente ha veicolato, che per gli innumerevoli brand entrati sul mercato. Se nel 2011 fumare sigarette elettroniche era un’abitudine di pochi, negli ultimi anni i consumatori sono sempre più aumentati, passando da sette milioni a 41 milioni nel 2018. Tra i Paesi dove il business delle e-cigarette è più proficuo, Stati Uniti, Regno Unito e Francia.

Ed è proprio l’America a prendere precauzioni cercando di fare chiarezza tra conclusioni affrettate e falsi allarmismi: se la condanna dell’Organizzazione americana polmonare non considera vie alternative, secondo alcuni medici svapare è sì meno nocivo del fumo “tradizionale”. “Non c’è quasi dubbio che le sigarette elettroniche espongono ad una quantità minore di sostanze tossiche rispetto alle tradizionali sigarette”, si legge sul sito della John Hopkins Medicine, una delle più prestigiose Università di medicina del paese.

A spaventare, però, è l’età dei consumatori delle sigarette elettroniche, i più sotto i 35 anni ed un 16% addirittura sotto i 18. Eppure, nonostante non sia ancora chiaro cosa possa scatenare l’epidemia, quello che è certo è che la maggior parte dei pazienti ospedalizzati, abbia utilizzato liquidi non controllati contenenti il delta-9-tetraidrocannabinolo, meglio conosciuto come Thc, uno dei maggiori principi attivi della cannabis.

Tra i sintomi probabilmente provocati dai liquidi aggiunti nelle sigarette elettroniche, problemi respiratori, da tosse, dolori al petto fino alla difficoltà nel respirare

Ed è ancora il Centro per il Controllo e la Prevenzione delle Malattie Americano a rivelare che ogni giorno più di 5,700 giovani iniziano a svapare, un po’ per moda, un po’ per disinformazione ma anche per un marketing creato ad hoc.

“La nostra mission è migliorare la vita di un miliardo di fumatori adulti del mondo”, recita l’attrattivo messaggio di Juul, la sigaretta elettronica che ha rivoluzionato il mercato americano, a tal punto da entrare a far parte del vocabolario di ogni svapatore.

Piccole dimensioni, ricaricabile tramite usb e poco fumo, sono queste le caratteristiche principale dell’ “iPhone dei vaporizzatori”, la sigaretta quasi invisibile e portabile dappertutto nata dall’idea di due ex fumatori della California. La popolarità tra i teenager dell’azienda di San Francisco, ha portato Juul ha chiudere i profili social già da un anno, accusata dalla Fda , l’Amministrazione americana competente per prodotti alimentari e droghe, di influenzare negativamente all’acquisto soprattutto i minorenni.

Le pubblicità de “l’alternativa per i fumatori adulti”, come si legge sui pacchetti delle ricariche, richiamano infatti quelle delle sigarette Marlboro, sia per i colori che per il contenuto, attirando un target sempre più giovane.

Ad oggi, ancora non è chiaro come si prospetti il futuro delle sigarette elettroniche negli Stati Uniti: se anche per la Silicon Valley delle sigarette rivoluzionarie sarà difficile continuare ad attrarre sempre più clienti, la Casa Bianca si prepara a fare guerra agli svapatori, in particolar modo agli innumerevoli aromi di tabacco disponibili.

Già all’inizio di agosto, l’amministrazione americana competente per prodotti alimentari e droghe, aveva ritirato dal mercato 44 liquidi di 4 aziende per non aver rispettato gli standard di autorizzazione richiesti. Ed ora, nel Michigan e nelle città di San Francisco, California, e Boulder, Colorado, non sarà più possibile acquistare le sigarette elettroniche aromatizzate.
Più radicale la scelta della multinazionale statunitense Walmart Stores Inc, la più grande catena di distribuzione organizzata in America con oltre diecimila negozi, dove non si potranno più trovare le e-cigarette.

Temere che il mercato delle sigarette si riprenda la fetta persa in questi anni è lecito, come anche la scoperta dei danni provocati dai piccoli dispositivi elettronici, impossibili da prevedere prima del loro utilizzo quotidiano.

A correre ai ripari anche diverse organizzazioni non profit contro il fumo, come “Truth Initiative”, promotrice del primo programma di aiuto per mettere fine alla dipendenza dalle sigarette elettroniche. Oltre ad una linea telefonica attiva, l’innovativo progetto ha incluso all’inizio di quest’anno un servizio di messaggistica gratuita in grado di convincere gli interessati a smettere di fumare, ma anche a supportare ed informare genitori e parenti, completamente ignari di una moda diventata ormai mortale.

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