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Sono scene di guerra civile quelle che provengono dal capoluogo della provincia francese della Borgogna, Digione, e che stanno ormai andando avanti dalla sera dello scorso venerdì a seguito di un attacco subito da un cittadino di origini cecene nel quartiere popolare di Gresilles. Gli scontri, che hanno coinvolto oltre 100 individui ceceni provenienti – secondo l’agenzia di stampa Reuters – da tutta la Francia e la popolazione di origine nordafricana locale hanno provocato gravi danni alla città di Digione. Stando infatti a quanto riportato dalla testata francese Le Monde, nel corso degli ultimi quattro giorni sarebbero stati incendiati numerosi veicoli e cassonetti della spazzatura, al punto di generare uno scenario di guerriglia urbana che la Francia non affrontava da anni. E nonostante i tentativi del governo francese di minimizzare l’accaduto, la sensazione è quella che – insieme alle altre manifestazioni che sta affrontando in questi giorni Parigi – l’ordine pubblico della Francia stia in questi giorni sfuggendo di mano.

La Francia invierà un contingente aggiuntivo di polizia

Francois Rebsamen, sindaco di Digione, aveva denunciato nelle scorse ore la mancanza di adeguate forze di polizia nel dipartimento che hanno contribuito al veloce peggioramento della situazione. A seguito di ciò, il ministro degli interni francese ha promesso un’invio di un contingente aggiuntivo a difesa del quartiere, sostenendo come la risposta ritardata fosse “obbligata” a causa del rischio di scontri armati con le bande armate attive durante la notte. Tuttavia, nonostante la presa di posizione netta promessa dal governo di Parigi, la sensazione è che anche questa volta le tempistiche non siano state completamente azzeccate, mettendo in pericolo la stessa popolazione di Gresilles.

Una delle possibilità è quella che intende la scelta delle forze dell’ordine all’interno di un quadro più ampio e delineato anche dalle contestuali proteste del Black Lives Matter e che hanno frenato un intervento vigoroso sin dalle prime ore. Con le crescenti pulsioni tra manifestanti e polizia, una dispersione violente – e magari ripresa – delle bande attive a Digione sarebbe potuta divenire inoltre fraintesa molto velocemente, alimentando gli squilibri all’interno del Paese; e soprattutto, mettendo in difficoltà ancora maggiori lo stesso esecutivo parigino.

Covid, Bande e BLM: Macron è sotto assedio

È dallo scoppio delle proteste dei trasporti dello scorso inverno che il presidente della Francia Emmanuel Macron si trova di fronte ad uno scenario che sino allo scorso anno non si sarebbe nemmeno potuto immaginare. Negli ultimi sei mesi, infatti, sono accaduti più imprevisti alla Francia ed al suo governo rispetto a quanto affrontati sino a quel momento dal suo insediamento. Dopo le contestazioni per la riforma delle pensioni, sono infatti comparse sullo scenario della Francia la pandemia di coronavirus, la recessione economica, le proteste del movimento Blm e, adesso, anche il pericolo derivante dalle guerriglie urbane portate avanti dalle bande armate. Uno scenario da incubo che si è paventato, date le tempistiche, quasi dal giorno alla notte.

Tutto questo mentre per l’ennesima volta l’esecutivo della Francia e il suo presidente sono di nuovo al centro delle proteste della popolazione, situazione che ha obbligato infatti lo stesso Macron a presentarsi in diretta televisiva di fronte al popolo lo scorso 14 giugno. E con le difficoltà contingenti con le quali si è trovato a fare i conti anche a livello internazionale (dalla crisi dei commerci alle debolezze evidenziate dall’alleato Khalifa Haftar in Libia) e nazionali (con gli exit poll delle comunali) il leader di En Marche! si è ritrovato ancora una volta con le spalle al muro. Questa volta, però, la sensazione è che uscirne indenne sarà complicato quanto mai prima.

 

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