Euro 2024, il pallone rotola lento in questa Germania meno ricca e più incerta

SOGNI DI FARE IL FOTOREPORTER? FALLO CON NOI

È una Germania diversa quella che sta attendendo la fine del conto alla rovescia per Euro 2024. Diversa, in primis, da quella del 2006. Ossia da quella che ha ospitato l’altro grande appuntamento calcistico: quei mondiali la cui rievocazione porta alla mente degli italiani i dolci ricordi del rigore finale di Fabio Grosso e della coppa alzata da Fabio Cannavaro.

A quell’evento la Germania si era presentata con forti aspettative e non soltanto a livello sportivo. Il Paese lavorò per anni, con forte entusiasmo, nella costruzione dei nuovi stadi, nell’ammodernamento di quelli più vecchi e nella messa in opera di infrastrutture capaci di dare un tocco di freschezza al già eccellente sistema autostradale e ferroviario nazionale. Un entusiasmo motivato innanzitutto dal significato assunto dai mondiali del 2006: considerando infatti che i precedenti grandi eventi sportivi ospitati dal Paese risalivano alle Olimpiadi di Monaco del 1972 e ai mondiali di calcio del 1974, la rassegna iridata di oramai 18 anni fa altro non era che la prima vera occasione di mostrare il volto di una Germania unita.

Una nazione, la Germania, tornata a essere tale e lontana dagli spettri nefasti della seconda guerra mondiale e dalla divisione tra Est e Ovest della guerra fredda. Inoltre, la kermesse del 2006 fu anche l’occasione per esibire ancora una volta il titolo di “locomotiva d’Europa”, capace di trainare l’economia del Vecchio Continente e di quell’Eurozona in vita all’epoca da appena quattro anni.

Certo, anche all’epoca non mancavano problemi e discrepanze. L’era di Angela Merkel era iniziata da nemmeno un anno ed era partita all’insegna dell’instabilità politica. L’allora leader della Cdu aveva vinto le elezioni anticipate del 2005, chiamate dal predecessore Gerhard Schroder per via di alcuni scricchiolii avvertiti in alcuni settori dell’economia e che hanno consegnato un quadro parlamentare molto frammentato. Tanto da costringere Cdu e socialisti a una prima “grosse koalition” per permettere la formazione dell’esecutivo targato Merkel.

Ma oggi i problemi appaiono ancora più amplificati. Si diceva, per l’appunto, che la Germania di adesso è profondamente diversa. Lo è a livello economico: Berlino ha rallentato e rischia di trasformarsi da grande locomotiva a grande malato d’Europa. Lo è a livello sociale: la Germania presenta una più marcata diseguaglianza rispetto al passato. Lo è a livello politico: nel 2006 è stata necessaria una grande coalizione, attualmente invece il Paese appare governato da una piccola coalizione, uscita sonoramente sconfitta e martoriata dalle recente elezioni europee.

Gli europei della divisione

Inoltre, la Germania è senza dubbio molto più disillusa rispetto a prima. Il grande sogno della definitiva riunificazione tra Est e Ovest ad oggi appare come sospeso e cristallizzato. È ancora una volta la recente tornata elettorale a darne dimostrazione: tutti i laender che compongono la parte orientale del Paese, hanno votato a favore dell’Afd, il partito dell’estrema desta tedesca. A Ovest, al contrario, la maggior parte dei voti sono andati alla Cdu.

È nellEest che ha avuto l’epicentro la protesta dei trattori, con tanto di adunate e marce in grado di paralizzare il Paese, dirette sia verso Berlino che verso Bruxelles. Un’insofferenza profonda, legata alla paura di rimanere indietro e alla consapevolezza che i mali che si credeva cdi aver curato, in realtà sono ancora ben presenti e anzi stanno puntellando il malessere dell’est tedesco.

Gli europei, in tal senso, non sono sfuggiti alle critiche e alle insofferenze arrivate dai laender orientali. Basta fare un giro sui social tedeschi per comprendere come, piuttosto che unire come accaduto nei mondiali del 2006, questi europei rischino di dividere. Sono in molti infatti a far notare la presenza, nelle mappe della kermesse calcistica, di appena due città dell’Est. Una delle due peraltro è Berlino, la capitale, che politicamente e amministrativamente vive di luce propria e costituisce una vera e propria isola.

L’altra è Lipsia, scelta probabilmente per il peso assunto a livello sportivo dalla locale squadra di calcio di cui è proprietaria una nota multinazionale produttrice di bevande. Poi, come sottolineato da molti cittadini tedeschi, questi saranno soprattutto gli europei dell’ex Germania ovest. Si giocherà a Monaco di Baviera, a Stoccarda, ad Amburgo, a Francoforte e poi in ben quattro stadi di altrettante città del Nordreno-Vestfalia, il cuore industriale del Paese. Per molti, basta questo per certificare non solo la mancata unità del Paese, ma anche una sempre più profonda divisione tra Est ed Ovest, tra poveri e ricchi, tra economie che provano a uscire dalla crisi e altre che hanno perso del tutto ogni smalto.

La spinta per ripartire?

In un simile contesto, Euro 2024 potrebbe rappresentare la scossa che servirebbe alla Germania per ripartire. Difficile, tuttavia, avere la certezza assoluta di un ritorno economico assicurato. Norbert Kunz, direttore dell’Associazione tedesca del turismo, ha spiegato a Reuters di aspettarsi un anno record grazie ai tifosi che accorreranno nel Paese a seguire le partite dal vivo.

Berlino avrebbe davvero bisogno di una spinta, visto che per il 2024 è stata ipotizzata una crescita dell’economia di appena lo 0,3%. Il mondiale del 2006 può essere un precedente confortante confortante. Durante l’intera kermesse, per esempio, le birrerie tedesche videro crescere le loro vendite di un ottimo 5%. Aspettarsi qualcosa di simile nelle prossime settimane sarebbe una manna dal cielo. Il motivo è semplice: il 2023 è stato un anno difficile per l’industria della birra, con le vendite nel Paese in calo del 4,5% a 8,4 miliardi di litri

Olaf Scholz spera nel miracolo. Anche se, probabilmente, è più facile che la Germania, intesa come squadra, vinca gli europei che non la Germania, inteso come Paese, possa tornare ad essere la vecchia locomotiva del continente nel breve periodo. In ogni caso, saranno 2,7 milioni i biglietti disponibili per l’evento di quattro settimane, dal 14 giugno, oggi, al 14 luglio. Le sedi ospitanti saranno: Berlino, Monaco di Baviera, Colonia, Dortmund, Duesseldorf, Francoforte, Gelsenkirchen, Amburgo, Lipsia e Stoccarda. Città, queste, che possono aspettarsi un’ondata di turisti tedeschie stranieri .

Chi farà l’affare

Gli economisti della Commerzbank affermano che l’economia della Germania potrebbe ristagnare nel secondo trimestre – che comprende la prima metà del torneo – dopo essere cresciuta dello 0,2% da gennaio a marzo. La Deutsche Bank ha invece sottolineato come nove impianti su dieci usati per Euro 2024 sono reduci dai mondiali del 2006. Detto altrimenti, la spesa di Berlino per le infrastrutture questa volta è stata contenuta (appena 250 milioni di euro).

Il turismo potrebbe però far aumentare il Pil trimestrale dello 0,1%. Molto dipenderà – sembra un paradosso ma è così – da come si comporterà la nazionale tedesca. “Solo se la Germania supererà alla prima fase del torneo anche la fiducia dei consumatori potrà trarne vantaggio”, ha spiegato la German Retail Federation. I negozi di alimentari tendono infatti a riscuotere un enorme successo durante i grandi eventi sportivi, e questo perché i tifosi sono soliti fare scorta di bevande e cibo per guardare insieme le partite. Più una squadra va avanti in un torneo e più i suoi tifosi la seguono con passione.

Ad aver già ipotecato un successo miliardario è la Uefa, la società che gestisce il calcio a livello europeo, punta a chiudere in attivo Euro 2024. L’obiettivo coincide con il superare i 2,4 miliardi di ricavi commerciali. Per la cronaca, sono stati arruolati 13 sponsor globali, compresi Adidas, due filiali della cinese Alibaba e Visit Qatar. I costi per il torneo? Circa 1,2 miliardi. Se tutto dovesse tornare, la Uefa potrà ritrovarsi tra le mani un margine operativo di 1,2 miliardi. Da investire, va da sé, nello sviluppo del calcio continentale. E le squadre? I premi complessivi ammontano a 331 milioni di euro. Il vincitore ne porterà a casa poco meno di 30.