Obiettivo: tornare alla normalità, superando una volta per tutte la pandemia di Sars-CoV-2. A detta degli esperti, il vaccino anti Covid-19 è l’arma che, prima o poi, bloccherà finalmente la diffusione dei contagi. Quando arriverà questo momento? Difficile dirlo con esattezza. Possiamo tuttavia farci un’idea approssimativa dando un’occhiata al ritmo delle campagne di vaccinazione svolte dai vari Paesi del mondo. Per gli scienziati, tutto o quasi tornerà come prima non appena l’immunizzazione coprirà il 70-85% della popolazione globale. Alcune nazioni hanno imboccato la giusta strada, altre stanno andando un po’ a rilento.

Ma in generale, ha scritto Bloomberg, il pianeta dovrà aspettare circa sette anni per “tornare alla normalità”. Questo calcolo, ovviamente, è stato fatto in proiezione futura considerando gli attuali tassi di vaccinazione. Israele si trova al top della classifica delle vaccinazioni e, continuando così, arriverà a coprire il 75% dei suoi cittadini in appena due mesi. Gli Stati Uniti, invece, potrebbero “salvarsi” in tempo per festeggiare il capodanno del 2022. Insomma, è tutta una questione di ritmo.

Come se non bastasse, è fondamentale dare uno sguardo anche alla situazione relativa alla produzione dei vaccini. È infatti probabile che il ritmo di vaccinazione possa accelerare con la disponibilità di più dosi; alcuni centri mondiali di produzione, ad esempio in India e in Messico, sono soltanto all’inizio. Inoltre, dulcis in fundo, solo un terzo degli Stati si sono concentrati sulle rispettive campagne di vaccinazione.

Gli effetti del vaccino

Abbiamo parlato di Israele. I dati di questo Paese offrono una chiara indicazione: il vaccino sta rallentando la pandemia, e il suo effetto è ben visibile nei valori rappresentanti in un paio di grafici messi in evidenza dal Financial Times. I nuovi contagi e i ricoveri ospedalieri stanno diminuendo vertiginosamente tra i gruppi di età già immunizzati.

Secondo quanto riferisce un’analisi del Weizmann Institute of Science, i tassi di casi giornalieri tra le persone di età pari o superiore a 60 anni sono diminuiti del 46% rispetto al picco più alto registrato a metà gennaio. Tra gli under 60, invece, c’è stato un calo del 18%. La sorprendente divergenza tra i più anziani, che hanno ricevuto il vaccino, e i più giovani, è quindi una prima conferma dell’effetto derivante dalla vaccinazione. Al momento, Israele ha somministrato più di 57 dosi ogni 100 abitanti.

Numeri che fanno ben sperare

Proseguiamo con l’analisi dei dati. L’80% degli israeliani di età pari o superiore ai 60 anni ha ricevuto la prima dose del siero Pfizer-BioNTech nel periodo compreso tra il 18 dicembre e il 15 gennaio. Il via con le iniezioni della seconda dose è avvenuto più o meno nello stesso periodo. Fatto sta che, al 4 febbraio, il 78% di questo gruppo di età aveva ricevuto due dosi.

Capitolo ricoveri. Le ospedalizzazioni delle persone di età pari o superiore ai 60 anni sono scese del 34%, al di sotto dei livelli di metà gennaio. I ricoveri tra i giovani adulti, invece, erano rimasti invariati. Anzi. Attualmente sono leggermente superiori rispetto a tre settimane fa. Ricordiamo che Israele ha imposto un blocco lo scorso 8 gennaio. In un primo momento non era chiaro se la diminuzione dei contagi e dei ricoveri fosse da imputare alla misura restrittiva o alla campagna di vaccinazione. Dopo una dettagliata analisi, le prove hanno indicato nelle vaccinazioni la causa decisiva degli incoraggianti risultati ottenuti da Tel Aviv.