Gioca la Nazionale, pizza e birra per tutti. Ma non per Spalletti e C.

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La storia di Starita inizia nel 1901 nel quartiere Materdei di Napoli: allora era una cantina, trasformata poi in un locale di degustazione di vino e cibi tradizionali. Negli anni è diventata una pizzeria, anche da asporto, sempre più gettonata, e oggi qui fanno la coda da tutto il mondo per accaparrarsi una delle pizze più gustose e veraci della città partenopea. Ma anche per assaggiare arancini, frittatine di pasta e fiori fritti e le famose “corna di Maradona” (impasto della pizza a forma di corna ripieno di ricotta, pepe e “ciccioli”). A portare avanti l’attività di famiglia è adesso la quarta generazione, che ha diffuso il nome di famiglia e le rinomate pizze anche a Milano, Torino, Firenze e persino a Bangkok. Il Gruppo Starita è tra le 100 eccellenze di Forbes Italia.

Giuseppe Starita, imprenditore e pizzaiolo, ovviamente non è d’accordo con la recente decisione dello staff della Nazionale di vietare il “terzo tempo”, insomma il momento di relax dopo partita dei giocatori, alle pizze fragranti. Secondo il medico della Nazionale Pincella è venuto il tempo di preferire la pinsa romana, ritenuta più digeribile. Forse è vero, ma uno dei marchi che la producono, la Di Marco SpA, è anche sponsor di Casa Azzurri…

“Rappresento con la mia famiglia la pizza napoletana dai primissimi del Novecento”, ci dice Starita. “Un alimento del popolo e per il popolo. Nella tradizione napoletana la pizza a portafoglio è stata una fonte di nutrimento per tutto il dopoguerra. E l’Italia è conosciuta nel mondo anche per essere la patria della pizza: sono dispiaciuto per la decisione dello staff della Nazionale. La classica Margherita con la mozzarella e il basilico, bianca rossa e verde, è un po’ la nostra bandiera. Noi di Starita ci aggiungiamo datterini freschi e una spolverata di pecorino, per rendere ancora più speciale la pizza “regina”. Ma soprattutto la pizza è un’ottima fonte di carboidrati e fornisce tante energie per sostenere gli sforzi fisici. Deve ritornare a buon diritto a far parte nella dieta dei nostri campioni”.

“Invitate da noi Spalletti a mangiare la vera pizza napoletana”, aggiunge Antonio Pace, presidente dell’Associazione Verace Pizza Napoletana, già proprietario con la famiglia di uno dei più storici e celebrati ristoranti della città, “Ciro a Santa Brigida”, chiuso purtroppo nel 2019 e dove in passato hanno cenato tra gli altri ben cinque presidenti della Repubblica. “L’associazione si occupa oltre che della promozione culturale anche della tutela e del Disciplinare della pizza autentica della tradizione. La Pinsa romana, come tanti altri prodotti, è una derivazione della pizza di Napoli, dove avevamo già i forni nel 1750. Alcuni sostengono che una specie di pizza si ritrovi anche in alcuni dipinti a Pompei… Diciamo la verità: in 40 anni di storia dell’Associazione (ci sarà una festa per l’anniversario da sabato 29 giugno al 3 luglio 2024 al Museo Nazionale Ferroviario di Pietrarsa, luogo straordinario che vale la pena di visitare n.d.r.) abbiamo tenuto convegni con scienziati e nutrizionisti eminenti, che hanno dimostrato le ottime proprietà della vera pizza napoletana, uno dei piatti simbolo della dieta mediterranea. Vorrei citare in particolare lo studio del professor Carlo Mangoni, fisiologo della Nutrizione che ha fatto un lungo studio presso la Facoltà di Medicina e chirurgia II Università di Napoli sulle qualità della corretta lievitazione, sui tipi di impasto e soprattutto sulla cottura a forno veloce della pizza di tradizione, che non va a modificare e danneggiare in nessun modo le proprietà degli ingredienti. Sulla digeribilità della pizza napoletana sono stati spesi fior di studi ed è ampiamente dimostrata”.

Si infervora un po’, con il suo fresco accento napoletano, anche questo “verace”. Antonio Pace continua: “L’arte tradizionale del pizzaiuolo napoletano ha il riconoscimento come Patrimonio Immateriale dell’UNESCO. Ci dispiace che a promuovere una semplice focaccia – molti dei derivati della pizza alla fin fine non sono altro che focacce – sia proprio Spalletti, l’allenatore che per un anno intero è stato qui tra noi a Napoli e ci ha fatto vincere con un magico scudetto. Non dubito che anche lui abbia gustato qui più volte la migliore pizza”.

Noi aggiungiamo che proprio nel 2023, anno dello scudetto vinto dal Napoli, a Spalletti è stata persino dedicata una pizza: la “Don Luciano da Certaldo”, che mixava il gusto campano con i profumi della Toscana, patria del mister. “Noi con umiltà facciamo da secoli la pizza, ma ne abbiamo anche studiato le proprietà nutrizionali che abbiamo fatto conoscere nel mondo: tant’è ce ne faremo una ragione e perdoneremo Spalletti, che qui a Napoli è un mito”.

Così anche noi come tanti passaremo i dopo partita di questi Europei 2024 tra una pizza alla napoletana e una birra. Anzi, conoscete il perché dell’abbinamento così gettonato “pizza e birra”. Ce lo spiega ancora Antonio Pace. “Il vino si sposa benissimo con la pizza, sia chiaro. L’abbinamento “pizza e birra” risale agli anni Novanta, quando le pizzerie non avevano le licenze per servire bevande oltre gli 8 gradi. Era una questione di legge, non di gusto”. E che sia pizza e birra, accoppiata ideale, o che sia pizza e vino, come ci insegnano oggi i migliori maestri pizzaioli, è tempo di belle compagnie davanti alla tv e di allegri brindisi estivi. E che vinca la squadra migliore. La nostra, ovviamente!

Giusi Galimberti